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Appunti di Cooperazione Internazionale

La (dis)informazione ai tempi della crisi Ucraina

A cura di Daniel Cabrini

Premessa

I cittadini ucraini sono da sempre minacciati dalla Russia, assetata di espansionismo fin dai tempi degli Zar prima, di Stalin poi e infine dalla nuova Federazione Russa di Putin.

L’uscita dall’URSS e l’agognata indipendenza guadagnata sono state per gli ucraini una conquista che va difesa costi quel che costi, in particolar modo in seguito alla rivoluzione arancione del 2004 e alla guerra di Crimea del 2014.

Lo spettro dell’espansionismo non si è comunque affievolito dopo questi accadimenti.

Infatti, tra l’ottobre 2021 e febbraio 2022, Mosca ha dato inizio ad una mobilitazione militare su larga scala, spostando fino a 30mila soldati, due battaglioni di sistemi missilistici terra-aria e numerosi caccia per le manovre militari congiunte con la Bielorussia, impiegando mezzi e risorse anche in Transnistria, Crimea e nel Mar Nero.

Secondo la propaganda russa di inizio 2022 la manovra doveva essere una semplice “esercitazione” denominata Union Resolve 2022, negando qualsiasi piano per invadere l’Ucraina (ps. evacuando lo staff non essenziale dall’ambasciata russa a Kiev).

Con un atto unilaterale, il 21 febbraio del 2022, il presidente Putin ha riconosciuto le repubbliche popolari del Donbass e il 24 febbraio ha dato ordine di invadere un paese sovrano con una “operazione militare speciale”, l’Ucraina per l’appunto.

La propaganda in Italia

Come anticipato, la propaganda russa che ha tentato di camuffare l’invasione è un’arma militare a tutti gli effetti.

I russi sono da sempre estremamente abili in questo campo, a partire dai tempi degli zar, passando per l’Holdomor, sino ad arrivare al supporto ai partiti nazionalisti antioccidentali ed anti europei per minare la solidità europea, incrementare la frammentazione sociale e minare la legittimità delle autorità europee attraverso operazioni di finanziamento occulto diretti ad ottenere ingerenze durante i processi elettorali. nazionali. (Si vedano ad esempio le elezioni del 2018 con la famosa macchina della disinformazione chiamata “Bestia” di Salvini o gli accordi tra il partito Russia Unita di Putin e la Lega).

E l’Italia, nella disinformazione russa, ci affoga.

L’articolo di oggi si vuole brevemente soffermare sulla permeabilità della propaganda russa che varca i confini e che viene fatta digerire ai cittadini italiani, con grande accondiscendenza dei media italiani, molti dei quali sono più interessati a fare like e titoloni che ad analizzare le informazioni e a riportare la verità dei fatti.

Si parte dal presupposto che il dibattito non viene fatto con giornalisti russi, degni diessere chiamati con questo nome, che sono nella quasi totalità uccisi, messi in prigione o costretti alla fuga. Vengono invitati a partecipare alle trasmissioni TV personaggi poco trasparenti, con la possibilità di parlare senza un confronto, un contraddittorio o senza analizzare la veridicità delle informazioni. Si dà libero spazio ai propagandisti filorussi che sono in guerra contro la verità. Vero è che succede anche in altri stati ma queste voci sono relegate a pochi estremisti.

Da noi invece viene invitato a Rete 4 il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, lasciato poi libero di parlare e di utilizzare liberamente tutto il manuale della propaganda di Mosca. Lavrov è il ministro di un paese imbavagliato dove la parola “guerra” o “invasione”, quando vengono utilizzate, sono punite con l’arresto o dove i liberi giornalisti finiscono in carcere o peggio ancora spariscono. Noi gli abbiamo concesso di parlare liberamente come non si dovrebbe fare con un agente di propaganda antidemocratico.

Il dibattito pubblico italiano è sprofondato miseramente e questa guerra ha solo evidenziato il grado di decadimento dell’informazione e di buona parte del giornalismo italiano.

È una cosa diffusa e non relegata al misero giornalismo della destra nazionalista. Come afferma Raula Jebreal in un’intervista al Foglio “è triste vedere opinionisti progressisti che cadono in quella trappola, accecati dalle posizioni contro l’America, che va criticata e condannata quando commette errori e crimini, ma non sempre e a prescindere”.

Il giornalismo vero, quello dove si raccontava quello che accadeva, ora invece è ricolmo di revisionismo storico e di manipolazione, dove si mettono sullo stesso piano realtà e propaganda o dove si tenta ciecamente di combattere una visione del mondo, in questo caso quella americana, sapendo di fare manforte alla propaganda russa.

Viene prodotto “contenuto” utilizzando format che costano poco e massimizzano l’audience tramite polemiche, liti, indignazioni, invitando due esponenti con opinioni opposte, in questo caso specifico vittima e carnefice, col fine di produrre uno scontro, senza mai pensare alla verità ma solo all’audience e, ahinoi, a qualcuno frutta denaro.

Si passa dall’analisi dei fatti al pluralismo delle opinioni, dove ognuno ha la possibilità di raccontare la propria versione. In questo caso di una guerra assurda. Si raccontano due versioni della stessa storia, come sul massacro di centinaia di civili, donne, bambini di Bucha o sulle bombe sugli ospedali.

Un’operazione pericolosissima per la democrazia e la libertà di stampa, affermerei.

Dal punto di vista dei social si fa riferimento spesso agli account fasulli utilizzati per gonfiare like e commenti e far sì che l’algoritmo dei social metta in mostra questi post. Un dato chiaro che conferma questa tendenza sono i 38 mila account creati su Twitter il giorno dell’invasione dell’Ucraina. Il triplo rispetto al giorno precedente. Capita inoltre che i nuovi account non supportino solo i profili istituzionali, limitati spesso dai fornitori dei servizi, ma soprattutto account secondari che fomentano ondate di commenti e reazioni a favore dell’invasore o mettendo in dubbio la veridicità delle informazioni della vittima.

Alcune Hit della propaganda.

Per andare più a fondo delle notizie, affrontiamo alcune Hit della propaganda.

La guerra per procura.

Diversi nostrani filo russi o anti occidentali hanno assimilato l’interpretazione russa dell’invasione secondo la quale la guerra in Ucraina sarebbe una guerra per procura decisa a tavolino dagli Stati Uniti per egoistici interessi nazionali, in contrapposizione agli interessi europei e italiani. La guerra per salvare l’Ucraina dall’invasore sarebbe ora una guerra contro la Russia.

Chi sostiene questa tesi è convinto che a Putin debba essere concesso qualcosa di grosso per convincerlo a sedersi al tavolo dei negoziati di pace e scongiurare una potenziale guerra nucleare, a scapito degli ucraini e del loro paese. Quali concessioni accontenterebbero Putin non è dato sapersi, probabilmente tutto il paese, le sue risorse, la gestione politica e la sottomissione del popolo ucraino.

Credo personalmente che sia difficile convincere gli ucraini a concederglielo. Sono riusciti a sbalordire il mondo intero, compresi gli USA, con la loro determinazione a rimanere un paese autonomo e a continuare il conflitto per migliorare la propria posizione negoziale.

Rula Jebreal, analista di politica internazionale, afferma in un’intervista che Biden era pronto a far scappare Zelensky, l’America pensava che l’Ucraina sarebbe caduta subito. È stata la resistenza eroica degli ucraini che ha obbligato il mondo a svegliarsi. Biden è intervenuto dopo, questa è la verità. Chi racconta il contrario, motivato da cinismo e antiamericanismo o dall’opposizione al governo Draghi, non si rende conto che le sue parole vengono interpretate come la giustificazione di un dittatore sanguinario”.

La cruda realtà irrita non poco i sostenitori della pace ad ogni costo e dei sostenitori della “guerra per procura” che invece che prendersela con lo stupratore se la prendono con la vittima, ossia l’Ucraina e i suoi cittadini, insieme ai protettori Europa, Nato e Usa.

Carlo Jean, generale ed esperto di geopolitica, durante un’intervista sostiene scherzosamente che “probabilmente i sostenitori della guerra per procura e della pace a ogni costo hanno letto troppo a fondo Clausewitz”, che affermava che “a iniziare ogni guerra è proprio l’aggredito. Il conquistatore è sempre pacifico. L’ideale per lui è avanzare fra gli applausi e lanci di fiori. Invece il difensore, invece di applaudirlo, gli spara contro. Quindi la colpa della guerra e delle sue inevitabili brutture è sua”.

Continua Jean affermando che “mentre è comprensibile come la guerra per procura degli Usa e della Nato, per interposta Ucraina, sia un “cavallo di battaglia” della propaganda della Russia – alla cui opinione pubblica è sempre più difficile spiegare come la “gloriosa armata” sia stata bloccata da una masnada di ucraini, nazisti e gay, mi riesce difficile capire le critiche appena velate rivolte all’Ucraina e la resistenza a darle aiuti per difendersi, mentre prima vi era stata una mobilitazione di solidarietà”.

L’invasione iniziata dalla Russia l’unica cosa che “procura” sono morti, danni e distruzione.

Immagine tratta da corrieredellumbria.corr.it

La minaccia della Nato.

Una delle tesi più in voga tra i nostrani filorussi o antioccidentali è che sia la Nato a volere la guerra con la Russia, così come la tesi della guerra per procura americana. Secondo l’analista Rula Jebreal “questa è una mistificazione. Paesi socialdemocratici e storicamente neutrali come la Svezia e la Finlandia stanno decidendo ora di entrare nella Nato, una svolta epocale. Sono diventati improvvisamente guerrafondai o lo fanno perché è Putin che minaccia la pace e la democrazia?”.

È notizia recente dell’approvazione da parte del presidente e del primo ministro della neutrale Finlandia di richiedere l’adesione alla Nato, mentre la Svezia ha messo a disposizione della Nato uno degli eserciti più avanzati al mondo, con il primato mondiale nelle tecnologie ‘stealth’ sottomarine oltre alle eccellenze nel campo dei droni e dei sistemi radar.

Ieri la premier Finlandese, Sanna Marin, ha affermato che “non avremmo preso questa decisione se non avessimo pensato che avrebbe rafforzato la nostra sicurezza nazionale: pensiamo che sia la giusta decisione. La minaccia nucleare è una cosa molto seria e non può essere isolata in una specifica regione se parliamo di armi nucleari”. Ha continuato affermando che la decisione di entrare nella Nato “influenzerà tutta la regione baltica e rafforzerà le capacità di tutti i paesi di difendersi”.

Se persino degli stati neutrali hanno deciso di proteggersi, allora forse chi minaccia la pace non risiede in casa nostra.

La liberazione dal nazismo ucraino.

Sempre in un’intervista di Rula Jebreal, analista di politica internazionale, reduce da una relazione alla Commissione diritti umani del Parlamento europeo, viene affermato che “la narrazione (della liberazione da qualcuno di malvagio NDR) è sempre la stessa, i dittatori sauditi e degli emirati arabi dicevano di combattere i jihadisti, usavano la paura dell’occidente del terrorismo per intervenire contro la democratizzazione. Assad diceva di liberare la Siria dagli islamisti mentre bombardava gli attivisti pro democrazia, e lo stesso diceva Putin quando ha raso al suolo la Cecenia e poi la Siria.Ora sta facendo la stessa cosa in Ucraina: dice di fare la guerra ai nazisti e uccide i civili, anche attraverso le milizie cecene, siriane e il gruppo Wagner. Gli islamisti e i nazisti li sta usando lui. L’estrema destra in Europa l’ha finanziata lui”.

Come riportato in alcuni articoli italiani (qui e qui )e internazionali (qui e qui), i legami tra Putin e l’estrema destra europea, violenta e xenofoba, non sono stati nemmeno troppo nascosti.

La minaccia nucleare.

L’entourage del presidente Putin ha minacciato di dispiegare missili nucleari al confine con la Finlandia se questa e la Svezia avessero deciso di aderire alla Nato.

Ma i missili nucleari ci sono già, proprio nel cuore del Baltico, a pochi km dalla Lituania, a Kaliningrad. E di questa notizia si ha contezza da molti anni, come riportato anche nell’intervista al presidente lituano.

L’altro lato della questione è che l’utilizzo dell’atomica causerebbe un danno a tutto il mondo, Russia compresa. E di questa evenienza non ne sono sicuramente felici i neutrali cinesi.

I missili ipersonici.

Queste potenti armi inarrestabili avrebbero dovuto risolvere il conflitto, a favore della Russia, in breve tempo. I nostri media avevano paventato un rischio per tutta l’Europa vista la possibilità di essere armati con diversi ordigni, tra cui quelli nucleari.

La realtà è che ne sono stati lanciati un’esiguità data la carenza di materiali tecnologici per la loro creazione e riserve molto limitate, oltre che ad un costo elevato che, grazie alle sanzioni, non è più sostenibile.

Le sanzioni.

I nostri media hanno più volte riportato che le sanzioni avrebbero fatto più male a noi che a loro.

Sicuramente non siamo indenni da un boomerang economico ma osservando l’andamento dell’indice FTSE MIB (borsa italiana) si nota che la differenza tra la chiusura delle contrattazioni al 24 febbraio e quella all’11 maggio è di -4,64% (€ 24.879 e € 23.724). Un’inezia rispetto al disastro economico russo.

Le dichiarazioni ufficiali della governatrice della banca centrale russa, Elvira Nabiullina, riportano un’enorme preoccupazione in merito alle difficoltà che sorgeranno nei prossimi trimestri, affermando che “il periodo in cui l’economia (Russa ndr) possa vivere sulle scorte è limitato.

Inoltre, afferma che i produttori russi sono costretti a trovare nuovi partner (soprattutto tecnologici) o dovranno tornare alla produzione di beni tecnologicamente più arretrati.

Ed è proprio uno degli obiettivi principali delle sanzioni: far regredire la Russia tecnologicamente in modo da sabotare la produzione di materiale militare competitivo.

L’iperinflazione.

L’ex presidente russo Medvedev ha minacciato che, in caso di default russo, l’occidente sprofonderebbe in un’iperinflazione. E i nostri media hanno spaventato chi non è pratico di economia.

L’iperinflazione è ritenuta un’inflazione particolarmente elevata. Secondo i principi contabili internazionali (IAS 29) si parla di iperinflazione quando uno Stato tende a fissare i prezzi in valuta estera e quando il livello dei prezzi è raddoppiato nell’arco di un triennio. Secondo la consuetudine in ambito finanziario si intende iperinflazione quando il tasso di crescita dei prezzi è superiore al 50% annuo.

Principale causa dell’iperinflazione è un aumento persistente della quantità di moneta, eccessivo rispetto alla crescita del PIL, come analizzato dall’economista Milton Friedman. La BCE dovrebbe stampare moneta a ritmi incessanti, di ben oltre il 50% ogni anno. L’immissione di tale massa monetaria dovrebbe poi essere inserita nel sistema e ciò non dovrebbe accadere.

Se la Russia fallisse, quindi, non accadrebbe nulla di grave all’occidente, come successe con la crisi finanziaria russa del 1998.

Il gas russo.

I nostri media, da febbraio ad oggi, hanno sempre riportato la notizia delle gravi conseguenze che l’Italia (e l’Europa) avrebbe se smettesse di comprare il gas russo.

Ma potrebbe accadere?

Sicuramente l’Italia arrancherebbe poiché mancherebbe una quota del gas importato ma cosa accadrebbe al paese produttore che non riuscirebbe più a vendere una delle principali fonti di sostentamento del paese? Si annullerebbe in poco tempo.

La propaganda di Putin della vendita del gas a Cina e altri paesi asiatici, pari pari riportata dai nostri media, nasconde il fatto che la vendita di gas non è come quella di altri beni. Il gas per essere venduto ha bisogno di infrastrutture enormi e costosissime. E quelle non esistono ancora per far si che il gas diretto in Europa venga trasferito in Asia, né tramite terra con le pipeline, né tramite rigassificatori nei paesi di destinazione.

Vista la crisi in Russia probabilmente i capitali arriveranno dai paesi destinatari che avranno sconti sui prezzi del gas una volta terminate le infrastrutture. I soldi arriveranno dopo la consegna del gas tra diversi anni e in misura ridotta.

Attenzione alla vera libertà (che non è dare parola a chiunque)

Come riportato in premessa, la guerra di Putin in Europa non è fatta solo di carri armati e bombe.

Il Cremlino ha attivato un’operazione molto complessa e subdola, attaccando soprattutto l’Italia. Tv e social ne sono ricolmi e che stia accadendo qualcosa di grave non lo confermano solo gli allarmi lanciati negli ultimi mesi da analisti politici, dal premier Draghi o dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) che sospetta un’ingerenza diretta nei talk show nostrani, ma è soprattutto l’Unione Europea.

La lista è lunga a partire proprio dall’intervista del ministro degli Esteri russo a Rete 4, al caso di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, poi Aleksandr Dugin, filosofo di estrema destra considerato uno degli ideologi della Russia di Putin a Diritto e rovescio e poi Fuori dal coro su Rete 4, a Nadana Fridrikhson, giornalista della tv russa Zvedza, controllata dal ministero della Difesa di Mosca a Cartabianca su Rai3 e a Otto e mezzo su La7.

Il Copasir teme infatti che diversi opinionisti italiani siano finanziati dal Cremlino. Inaccettabile per una democrazia. Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica vorrebbe bloccare la propaganda russa sulla guerra nei media e social italiani, pur tutelando il contraddittorio e la libertà di informazione.

La Commissione Europea, invece, tramite il portavoce Johannes Bahrke, avverte che “la clausola di non-elusione delle sanzioni contro la disinformazione di regime si applica anche ai giornalisti” e che “le emittenti in Italia e negli altri Stati membri non devono permettere l’incitamento alla violenza, l’odio e la propaganda russa nei loro programmi, come previsto dalla direttiva UE”.

Ciò non è censura delle opinioni, piuttosto contestualizzazione delle stesse e limitazione della disinformazione veicolata dal regime di Mosca.

Come reagiremmo se in seguito ad un attentato dell’Isis si presentassero a Rete 4 un superstite e un terrorista e dopo aver ascoltato la versione del superstite si lasciasse spazio al miliziano facendo raccontare la sua versione in contraddittorio a quella del primo? E cosa penseremmo se si invitasse solamente il terrorista a raccontare la storia?

Ci sembrerebbe assurdo ma sembra stia diventando la normalità nel panorama mediatico italiano l’idea di dover sempre ascoltare tutte le opinionie che tutte abbiano lo stesso peso e lo stesso valore.

Immagine tratta da articolo21.org

Concludendo.

La guerra in Ucraina (e non operazione militare speciale) non procede secondo i piani di Putin.

Chi ha qualche conoscenza di geopolitica vede chiaramente il disastro dell’operazione russa. La strategia portata avanti da Putin e dai suoi fedelissimi per l’”invasione lampo” dell’Ucraina è risultata completamente sbagliata.

Sono però morti giovani di entrambi gli schieramenti, sono state distrutte migliaia di famiglie e migliaia di abitazioni, è stata generata un’ondata di rifugiati enormemente più grande di quella delle crisi in Medio Oriente e in nord Africa, sono stati persi oltre 4,8 milioni di posti di lavoro in Ucraina, per non parlare del disastro economico in Russia. La lista potrebbe continuare.

Pare che solamente alcune frange in Italia, le più antioccidentali ed antieuropee, siano esse di destra o di sinistra, si raccontino ancora la storiella della Federazione Russa come superpotenza e del suo presidente Putin come grande stratega e politico.

I media italiani non provano imbarazzo né vergogna nel gestire la situazione come descritto ed è molto difficile immaginare che si vada verso un cambio di rotta una volta finita questa situazione. Al più si cambieràconduttore, produttore, verrà fatta qualche scusa pubblica e tutto continuerà così. Tutto cambia perché nulla cambi, all’italiana.

Il panorama mediatico italiano sembra stia spianando la strada a qualche antidemocratico nostrano, sulla scia dell’alleato Putin. Siamo crollati infatti dal 41° al 58° posto nel World Press Freedom Index  stilato da Reporter Senza Frontiere.

C’è da sperare negli invitati, come nel caso del giornalista ucraino Vladislav Maistrouk, il giornalista di un paese invaso, che ha deciso di non partecipare ad una discussione con una giornalista della propaganda russa o come i rifiuti di alcuni ricercatori ed esperti di politica internazionale che si sono sottratti a questa tragicomica messinscena.

C’è da sperare nella popolazione, che da pigra e facilmente attirata da qualche nuovo litigio su qualche canale spazzatura, inizi a prendere coscienza del fondo che stiamo toccando e decida di munirsi di curiosità e forza di volontà per cercare di ricevere informazioni da chi veramente le sa produrre.

C’è da sperare che, pur nella mollezza di buona parte della nostra classe politica, non venga mai permesso ad un Putin nostrano di andare fino in fondo con i proclami.

Insomma, c’è da sperare.

Grazie a Chiara Visini per la revisione.

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