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Appunti di Cooperazione Internazionale

Finalmente l’Italia avrà una legge per la prevenzione della radicalizzazione.

A cura di Roberto Memme.

Tempo di lettura: 8 min.

  • 13 novembre 2015.

Gli Eagles of Death Metal, celebre band stoner rock americana, suonano a Parigi quando alcuni terroristi armati fino ai denti fanno irruzione nel Bataclan.

L’epilogo purtroppo lo conosciamo.

Quanti miei coetanei persero brutalmente la vita durante quel concerto?

Sarebbe stato possibile intervenire prima che Ismael Omar Mostefai, Samy Amimour e Foued Mohamed-Aggad aprissero il fuoco in quella sala dell’XI arrondissement della capitale francese?

E se sì, come? Quanto prima avrebbero potuto, Parigi e i suoi cittadini, intercettare l’odio e il risentimento dei tre attentatori che si sono riversati con tutta la loro violenza sui fans degli Eagles of Death Metal?

Eagles of Death Metal – Don’t Speak (I came to make a BANG!)

Ad oggi, a distanza di sei lunghi anni da quel giorno e a differenza della maggior parte dei più grandi paesi europei, l’Italia non ha ancora una strategia nazionale in tema di prevenzione della radicalizzazione violenta.

La Francia sì, anche se già nel 2017 una Commissione Parlamentare francese etichettò la maggior parte delle proprie strategie di P/CVE (cioè Prevent/Counter Violent Extremism) come un fallimento. Se si pensa ad alcuni “esperimenti”, tecnicamente forse più legati al complesso tema della c.d. de-radicalizzazione che della prevenzione in senso stretto, come l’investimento nel ‘Centro per la Prevenzione, l’Integrazione e la Cittadinanza’ di Pountourny, si possono definire senza dubbio fallimentari. Una cosa come 2.5 milioni di euro per 25 posti, di cui solo 9 sono stati effettivamente riempiti, per una struttura in cui, tra le varie attività, tutte le mattine dei potenziali terroristi dovevano cantare riuniti La Marsigliese e indossare un’uniforme: scarsi risultati.

In Inghilterra un episodio in particolare è stato emblematico, secondo alcuni, per valutare l’efficacia della strategia sistemica, ossia il caso del recidivo Usman Khan: terrorista inserito nel sistema di recupero che, dopo aver scontato la pena ed aver beneficiato di ben due programmi di de-radicalizzazione, accoltellò 5 persone sul London Bridge il 30 novembre del 2019.

Al di là dell’efficacia degli strumenti rivolti al dis-ingaggio dei terroristi dalla violenza, attraverso i quali in sostanza si cerca di far percorrere a ritroso il viatico della radicalizzazione fino a far desistere la persona dall’utilizzo della violenza (ossia, appunto, la de-radicalizzazione), l’approccio di fondo considerava il fenomeno della radicalizzazione come ad una questione esclusivamente “islamica”.

RAN riunisce esperti e practitioners da tutta Europa – RAN Logo

Eppure, prima che l’ISIS nascesse nel Medio Oriente, in Europa e nel mondo ci si dimenticava che la RAN (Radicalisation Awareness Network) della Commissione Europea prendeva vita nel 2011 a seguito degli eventi di Utoya ad opera di Breivik e che l’attentato più grave nella storia degli U.S.A. prima dell’11 settembre fu messo in atto ad Oklahoma City dall’americanissimo Timothy McVeigh (veterano della Prima Guerra del Golfo, molto vicino ad organizzazioni eversive di estrema destra). E ancora, si dimenticava che un singolo individuo come Theodore Kaczynski (un lone-wolf, come lo chiameremmo oggi e che ben gli si addice), che non ci azzeccava nulla né con al-Qaeda, né con il suprematismo bianco, tenne sotto scacco gli Stati Uniti d’America spedendo semplicemente dei pacchi – generando tra l’altro seguaci in tutto il mondo. Unabomber: ricordate?

Certo, dopo gli eventi di Oklahoma City e di Utoya non ci sono stati proclami di “Guerra al Terrore”, né invasioni di Stati ad opera di altri. Solo con l’avanzamento delle azioni di al-Qaeda e di Daesh (ISIS) in territorio europeo, tra cui proprio gli eventi del Bataclan che la band Eagles of Death Metal e i suoi fan ricorderanno per sempre, abbiamo messo in pratica tentativi, esperimenti e strategie per provare ad intercettare sul nascere questi fenomeni.

Dopo Christchurch (Nuova Zelanda), Charlottesville (U.S.A.) e Halle (Germania) forse ci siamo ricordati che l’emulazione e la pianificazione di “certi gesti”, ispirati tanto dalla strage norvegese di Utoya quanto dalla violenza italiana di Luca Traini, non sono affatto una prerogativa della matrice jihadista.

  • La legge poteva rivelarsi monca o addirittura controproducente.

Fino a poco tempo fa, in Italia si proponeva di istituire le “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento di matrice jihadista”. Il grande dubbio attorno a questa legge risulta evidente nella sua enunciazione: perché limitarla alla sola matrice jihadista?

L’efficacia dell’intera strategia nazionale poteva rivelarsi non solo “monca”, ma addirittura controproducente: il timore che potesse alimentare alcuni processi di polarizzazione alla base dei contemporanei fenomeni di radicalizzazione anziché ridimensionarli era forte.

Perché? Innanzitutto perché concentrandosi esclusivamente sulla sola matrice jihadista, a detta di Luca Guglielminetti (Ambasciatore per l’Italia del RAN), vi sarebbe stato “l’altissimo rischio di esacerbare i sentimenti delle comunità musulmane”.

Inoltre, un po’ com’è avvenuto per l’approccio adottato da tante delle strategie dei paesi dell’Europa Occidentale degli ultimi dieci anni, tra cui quelle francese ed inglese, per lungo tempo reticenti ad occuparsi di tutte le altre matrici, il rischio sarebbe stato quello di cadere nel c.d. Islamism bias.

Una recente manifestazione anti-immigrazione e anti-Islam in Europa – Copyright @ Euro Med Human Rights Monitor

Cosa significa? In sintesi, il pregiudizio nei confronti dell’Islamismo e dell’Islam. Tutti parlano sempre e solo del pericolo derivante dall’estremismo violento in termini di “terrorismo islamico” o di “estremismo islamista”, tanto che ormai la parola terrorismo viene di fatto quasi esclusivamente associata al terrorismo jihadista. In questo modo, si presta il fianco agli altri movimenti anti-democratici – molto spesso afferenti all’area della Destra radicale – che hanno potuto soffiare molto facilmente sul vento dell’Islamofobia e del populismo anti-rifugiati, ottenendo consensi molto elevati non solo in Europa Occidentale. Più i paesi europei adottavano strategie concentrate preminentemente sul tema della sicurezza innescato dalla crescita dello Stato Islamico, più le formazioni populiste della Destra radicale prendevano seggi.

Il fatto di non trattare tutti gli “altri estremismi”, per anni, avrebbe determinato in modo molto poco implicito che la matrice jihadista fosse l’unica istituzionalmente stigmatizzata dall’ordinamento democratico. Mentre “il fenomeno della radicalizzazione violenta è sempre ed assolutamente reciproco e si alimenta in tutte le direzioni dalla contrapposizione tra gli opposti estremismi. E questa cosa gli Anni di Piombo ce la ricordano molto bene.

Reciprocal radicalization – Copyright @ Javier Zarracina/Vox
  • I punti di forza della proposta.

Sebbene dopo l’11 settembre siamo stati a tratti affetti da una “paranoia jihadista” probabilmente complice della citata inefficacia delle strategie di prevenzione, fortunatamente l’esito della discussione parlamentare sembra portare ad una legge che permette di impostare una strategia nazionale veramente trasversale in grado di affrontare il fenomeno a più livelli, sia dal punto di vista territoriale (aspetto fondamentale), sia dal punto di vista delle matrici.

Tornando all’Italia, la proposta, che ora si chiama “Misure per la prevenzione dei fenomeni eversivi di radicalizzazione violenta, inclusi i fenomeni di radicalizzazione e di diffusione dell’estremismo violento di matrice jihadista, sta giungendo alle ultime fasi in queste settimane ed è molto più concreta che mai.

Nata da un’iniziativa che stenta ad approdare ad una fase finale dal 2016, anno in cui arrivò in Parlamento presentata dall’ex-magistrato On. Stefano Dambruoso e dall’On. Andrea Manciulli, si arenò per il “cambio della guardia” a Palazzo Chigi del 2018 ed ora porta la firma dell’On. Fiano come primo firmatario.

Eagles of Death Metal – Chase the Devil

Per concludere, secondo me la proposta è ottima nei suoi contenuti soprattutto perché:

  • fornirà una prima definizione istituzionale di cosa si intende per processo di radicalizzazione violenta, cosa molto utile a dirimere la confusione su questo termine comunemente associato alla sola matrice jihadista;
  • istituirà il Centro nazionale sulla Radicalizzazione (CRAD) che, nella sua veste multidisciplinare e di concerto con i rappresentanti di numerosi ministeri ed enti specializzati provenienti anche della società civile, dovrà definire il Piano Strategico Nazionale;
  • connetterà il Centro con i territori attraverso dei coordinamenti regionali, quando l’aspetto della governance locale della prevenzione secondo gli esperti è fondamentale perché ogni radicalizzazione nasce e si sviluppa a partire dal livello locale;
  • istituirà un Comitato parlamentare ad hoc che dovrà monitorare il rispetto di diritti e libertà costituzionalmente garantiti;
  • promuoverà, attraverso il CRAD e le sue diramazioni, il dialogo interreligioso e interculturale, la condivisione dei princìpi di laicità dello Stato e di libertà religiosa e di tutti gli altri princìpi fondamentali della Costituzione, nonché il contrasto di ogni forma di discriminazione;
  • potenzierà la formazione, gli interventi nelle scuole e la progettazione di figure professionali specializzate, tutti aspetti fondamentali per aumentare concretamente la consapevolezza nella popolazione.

In questo momento, gli osservatori e gli analisti del fenomeno riscontrano un impatto consistente della pandemia sulle dinamiche della radicalizzazione violenta, sia sull’evoluzione delle traiettorie delle minacce già note, sia sulla nascita di nuove matrici e nuove teorie estremistiche.

Giusto pochi giorni fa, è giunta la prima condanna in Italia che certifica come atto di terrorismo antiscientista (o NoVax, che dir si voglia) quelle bombe incendiarie che lo scorso 3 aprile 2021 danneggiarono l’hub vaccinale di Via Morelli a Brescia – la mia città. Nella stessa provincia riscontriamo oggi gruppi sempre più numerosi di persone che si autoproclamano “guerrieri NoGreenPass” capitanati da soggetti fieri di portare le effige delle SS nel proprio studio, intenzionati ad occupare la sede del governo cittadino di Palazzo della Loggia, con un afflato ed uno stile che ricorda molto l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2020.

Non ci rimane quindi che attendere la definitiva entrata in vigore della legge, sperando nel frattempo di poter tornare a goderci i nostri beneamati concerti in santa pace!

Il celebre identikit di Theodore Kaczynski basato su un avvistamento di Unabomber (1987)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 gennaio 2022 da in Politica italiana, Senza categoria, terrorismo con tag , , , .
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