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Appunti di Cooperazione Internazionale

CONDANNATO PER ECONOMIA CIRCOLARE

A cura di Matteo Marsala

Oggi sarò breve, ho solo una riflessione da portare, spero che sia capace di provocare e accendere un nuovo punto di vista.

Un passo avanti e due indietro. La teoria corre la pratica rimane ancorata ad una visione settoriale e particolare.
Leader politici e religiosi ci parlano di transizione ecologica e economia circolare, queste parole e questi concetti cominciano a penetrare nel tessuto sociale diventando endemici. Quando si parla di bene comune, ormai, si passa anche da questi concetti.
Dimensioni che ci chiamano ad adottare uno sguardo d’insieme, poliedrico, che tenga conto il più possibile della complessità delle realtà; ma che ci chiedono anche di agire con coraggio per smuovere quelle idee che rimangono ancorate ad una visione particolare e settoriale; dure a cambiare, più legate al sistema che alla qualità della vita, più alla legge che alla giustizia.

I due passi indietro la nostra società li ha fatti quando il tribunale di Locri ha condannato a 13 anni Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace.

Condannato per economia circolare!

Condannato per aver costruito un sistema capace di rendere risorse quelle che per tutti gli altri erano scarti umani, condannato perché dove c’era abbandono ha portato cura, ha dato nuova vita ad attività commerciali, edifici e soprattutto a persone.

Condannato perché, per poter fare quello che umanamente ogni istituzione é chiamata a fare, ovvero preservare la vita, ha dovuto forzare qualche cinico procedimento di un sistema che non guarda ai passeggeri della macchina ma solo all’armonia del motore, un armonia meccanica, priva di respiro.

Invece di riconoscere che Mimmo Lucano già anni fa metteva in pratica quello che noi ci stiamo dicendo solo ora (facile pensare che “non creare scarti” si riferisca solo alle cose, in primis non dobbiamo mai più far esistere scarti umani!)abbiamo deciso (la condanna é in nome della Repubblica, quindi a nome di tutti noi) di ribadire un sistema, universalmente criticato, piuttosto che ascoltare una nuova via.
Ma da dove pensiamo che verranno le “nuove risposte” alla vecchie domande che in molti chiedono? Verranno necessariamente da uomini e donne che opteranno per la discontinuità, per l’andare oltre… Non possiamo permetterci di chiedere risposte nuove continuando a scandire quelle vecchie.

Ormai tutto il nostro quotidiano ci chiama alla flessibilità, eppure il sistema continua ad essere inflessibile.

Se vogliamo il cambiamento dobbiamo essere capaci di coglierlo, altrimenti staremo soltanto perorando uno stillicidio di tecnocrazia.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 ottobre 2021 da in Senza categoria.
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