Leggerò Leggero

Appunti di Cooperazione Internazionale

Hai il diritto di rimanere innocente

A cura di Davide Garlini

Dall’Antica Grecia di Socrate alla Norimberga dei gerarchi nazisti, dalla Gerusalemme di Gesù alla Palermo del maxiprocesso. E poi Luigi XVI, Martin Lutero, Nelson Maldela, Giovanna d’Arco ecc. La lista è potenzialmente infinita o quasi. Esistono infatti determinati processi (temine, in questo caso, utilizzato per indicare “il potere di giurisdizione in nome della legge”) che hanno un pre e un post, un prima e un dopo. Si tratta di casi giudiziari che vanno al di là del proprio contesto storico, geografico e sociale, portando con sé un cambiamento potenzialmente epocale.


Il nome dell’imputato di questo particolare processo non rimarrà certo nella storia quanto gli esempi di poche righe fa, ma l’ex agente del Minneapolis Police Department (MPD) Derek Michael Chauvin, nonché il verdetto emesso nei suoi confronti in data 21 aprile 2021, a modo loro un po’ di storia l’hanno scritta.
Andiamo per ordine: il caso non ha certo bisogno di particolari introduzioni, vista la portata mediatica e le conseguenze sociopolitiche che ha comportato, quindi saremo brevi: il 25 maggio 2020, nella città di Minneapolis (Stato del Minnesota), il signor George Perry Floyd viene arrestato da quattro agenti dell’MPD dopo aver acquistato un pacchetto di sigarette con una banconota contraffatta (tutt’ora non esistono prove a sostegno del fatto che Floyd ne fosse o meno consapevole). Il procedimento si rivela, diciamo così, più complicato del previsto e Floyd si ritrova ammanettato, in posizione prona con tre dei quattro agenti sopra il suo corpo. Quella posizione – non casuale ma insegnata a tutti i membri delle forze dell’ordine in fase di addestramento – sarà mantenuta per i successivi 9 minuti e 29 secondi, durante i quali Floyd perderà gradualmente conoscenza facendo però in tempo a gridare, per un totale di 27 volte, una frase destinata a fare storia:”I can’t breathe”. Come tutti sappiamo, da quella posizione Floyd non si rialzerà più, non vivo per lo meno. I soccorsi nel frattempo sopraggiunti lo trasporteranno al non lontano Hennepin County Medical Center, dove il quarantottenne viene dichiarato morto senza aver mai ripreso conoscenza.

Fonte: ilGiornale.it

Dei quattro agenti coinvolti, sarà Derek Chauvin a passare agli oneri e onori della cronaca e sarà sempre Chauvin a rispondere per primo di quanto accaduto di fronte a un tribunale competente. Ed ecco il processo che, a mio modo di vedere, potrebbe almeno potenzialmente avere un pre e un post, un prima e un dopo.
Sarebbe impossibile ripercorrere dettagliatamente i punti di un processo durato diverse settimane e durante il quale un totale di 45 testimonianze (tra testimoni oculari ed esperti di varia natura) sono state registrate. Chi ne fosse interessato può trovare online tutto il materiale necessario. Leggerò Leggero però esiste per semplificare e, a mio modesto parare, questo è un processo che entro certi limiti può essere semplificato o per lo meno riassunto.
Partiamo dalle “charges”, ovvero dalle accuse mosse nei confronti di Derek Chauvin. L’imputato – licenziato il giorno dopo l’episodio – era chiamato a rispondere di 3 capi d’imputazione in base all’ordinamento dello Stato del Minnesota:

  1. 2nd degree murder while committing a felony: omicidio di secondo grado od omicidio involontario, aggravato da quell’ultima fondamentale parolina, “felony”, ovvero un reato grave nell’ambito del quale l’omicidio viene compiuto. Ciò significa che quei maledetti 9 minuti e 29 secondi su cui l’accusa concentrerà la quasi totalità del proprio lavoro sono considerati un grave crimine indipendentemente dalla mortale conseguenza che hanno avuto. Sono un reato a sé stante;
  2. 3rd degree murder perpetrating an eminently dangerous act: omicidio di terzo grado, non intenzionale causato da un comportamento irresponsabile, mostrando “una mente corrotta, senza riguardo per la vita umana”;
  3. Manslaughter, culpable negligence creating an unreasonable risk: per farla breve, ciò che nell’ordinamento italiano corrisponderebbe all’omicidio colposo, con l’aggravante della negligenza e del rischio irragionevole.

Non essendo questo un romanzo, l’obiettivo non è certamente quello di creare suspance. Tutti sappiamo (e se non lo sapete ve lo dico ora) che la giuria – composta da sette donne e cinque uomini, sei bianchi, quattro neri e due di comunità miste – ha stabilito che i pubblici ministeri hanno provato le accuse “oltre ogni ragionevole dubbio” e ha ritenuto l’imputato colpevole di tutti i capi d’imputazione. Ci permettiamo di sottolineare e ripetere l’espressione “oltre ogni ragionevole dubbio” dato che su questo punto si è invece basato quasi tutto il lavoro – giuridicamente davvero interessante, va detto – della difesa, la quale ha comprensibilmente cercato di “distrarre” i giurati da quei 9 minuti e 29 secondi su cui invece si è focalizzata l’accusa. L’avvocato Eric Nelson, difensore di Chauvin, le ha infatti provate tutte per trovarne almeno uno di ragionevole dubbio, dalla banconota contraffatta alla resistenza all’arresto, dal quartiere malfamato alla folla inferocita, dall’utilizzo di stupefacenti da parte di Floyd al cuore già precedentemente danneggiato. Troppe però le prove, troppi i video a disposizione della giuria e, forse, troppa anche la pressione mediatica e sociale che ha preceduto, accompagnato e seguito questo processo. “The jury finds the defendant guilty on all charges”, la giuria trova l’imputato colpevole di tutti i capi d’accusa.

Fonte: nextQuotidiano

Ma perché questo processo può potenzialmente fare storia? Per diversi aspetti, piccoli e grandi. Uno “piccolo” può essere che, rispetto ad altri processi contro agenti di polizia, quello di Chauvin si è distinto per il fatto che molti colleghi o ex colleghi dell’imputato hanno testimoniato contro di lui. Più in grande, la condanna di Chauvin rappresenta una novità per questo genere di casi in quanto, in passato, i processi simili che si sono conclusi con una condanna sono stati pochissimi. Spesso non si arrivava neppure a processo dato che i procuratori, semplicemente, si rifiutavano (e si rifiutano) di incriminare. La sentenza Chauvin è dunque un enorme spartiacque in questo senso. Inoltre, soprattutto in un paese il cui sistema legale è fortemente basato sui precedenti giuridici, è doveroso chiedersi se questa sentenza di colpevolezza possa favorire una riforma della condotta della polizia. Alcuni credono di sì, perché una pena severa contro Chauvin farebbe capire agli agenti di tutto il paese che le condotte estremamente aggressive nei confronti dei sospettati non sono più tollerabili. Inoltre, la condanna potrebbe spingere i procuratori di altre città a incriminare più celermente i poliziotti protagonisti di abusi. Per farla breve, questo processo potrebbe generare poliziotti dal grilletto meno facile e dal ginocchio meno pesante.

Dal mio umile punto di vista di spettatore curioso e amante degli Stati Uniti, quanto appena descritto sarebbe un enorme passo avanti sociale per un paese nel quale la popolazione carceraria è la più numerosa al mondo. Per intenderci, gli USA hanno meno del 5% della popolazione mondiale ma circa il 25% della popolazione carceraria. Rimane però la quasi certezza che il confine tra l’aula di tribunale di una città quasi al confine canadese e le strade di Memphis, Los Angeles, Detroit, St. Louis e molte altre sia piuttosto ampio e la strada da percorrere molto lunga. I buoni segnali vanno però compresi e apprezzati e la prima condanna di una qualche rilevanza a un poliziotto americano per un così evidente (oltre che letale) abuso di potere è, senz’altro, un buon segnale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 22 Maggio 2021 da in Movimenti sociali, Relazione Stato-Individuo, Sicurezza con tag , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: