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Appunti di Cooperazione Internazionale

Il Web 5.0 è dietro l’angolo?

A cura di Omero Nessi

Giovedì 8 marzo ha avuto luogo l’audizione in parlamento del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale.

Vittorio Colao ha presentato la propria proposta riguardante le priorità ritenute necessarie per raggiungere gli obiettivi di digitalizzazione del Paese Italia.

Il Ministro accenna a un investimento di circa 40 miliardi di euro, provenienti dalla cosiddetta Next Generetion EU; implementati da ulteriori cifre per attività, strettamente connesse, anche se svolte in altri ambiti.

La Commissione Europea si è pronunciata, la settimana scorsa, nel cosiddetto Digital Compass ponendo come ambizioso obiettivo la completa digitalizzazione entro il 2030

Sulla scorta di questa vision il ministro si impegna ad attuare, come dice lui stesso, “un approccio” che prevede sei punti cardine:

  • Sviluppo della banda ultra-larga;
  • La digitalizzazione della PA;
  • L’interoperabilità dei dati e la digitalizzazione delle applicazioni per i cittadini;
  • La cybersecurity;
  • La cittadinanza digitale;
  • Coordinamento con le Pubbliche Amministrazioni.

Nella vision esposta dal Ministro si pone estrema enfasi negli aspetti indubbiamente positivi di una digitalizzazione dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadini; appare un po’ meno incisivo su argomenti quali oblio, sicurezza, e privacy.

Decennio digitale europeo: obiettivi digitali per il 2030 | Commissione  europea
https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/digital-decade-compass-1.png

I Diritto all’oblio è un tema importantissimo in ambito di digitalizzazione dei rapporti tra privato e Pubblica Amministrazione, ma anche tra il primo e aziende private.

Ciascun cittadino ha Diritto che non siano diffusi Ad perpetuam rei memoriam informazioni personali senza un giustificato motivo.

Come ogni fruitore del Web dovrebbe sapere, ogni dato inserito nel proprio computer e nella rete vi resterà per l’eternità. Unica azione possibile è quella di evitare che con una semplice indagine su un qualsiasi motore di ricerca si possa accedere a quei dati.

Il Diritto alla sicurezza pone innumerevoli perplessità. Il Cloud computing è il paradigma di archiviazione, elaborazione e trasmissione dati utilizzato da tutti i dispositivi che utilizziamo quotidianamente. Nel momento in cui “salviamo” una foto sul nostro telefono, PC o Tablet, molto probabilmente, sarà salvata in un server, una sorta di memoria esterna collegata al nostro apparecchio tramite un account e la rete.

Tutte le operazioni che utilizzano i famosi dati sensibili e finanziari vengono effettuati tramite un account e la rete. Tutto protetto da una password che, diciamocelo, molto spesso non è adeguata a garantire la sicurezza delle nostre azioni.

Quasi tutti i dispositivi utilizzati dai cittadini posseggono una telecamera, un microfono, un geo localizzatore che permettono una esperienza multidimensionale e appagante, estremamente utile e divertente dell’apparecchio.

È impensabile credere che chiunque utilizzi questi preziosi strumenti abbia le conoscenze, capacità e attitudine a gestire consapevolmente i potenziali rischi del loro utilizzo ingenuo.

L’innovazione tecnologica è uno strumento potentissimo, come tutte le cose potenti porta accanto a sé rischi importantissimi, da affrontare con estrema attenzione e rapidità.

Il prossimo futuro ci consegnerà una tecnologia digitale capace di raccogliere ed elaborare dati sulle emozioni che proviamo in un determinato momento, una particolare situazione, in una attività svolta, in ogni attimo della nostra vita. Il Web 5.0 raggiungerà lo scopo di interagire oltre che ai nostri comandi digitati o vocali anche individuare e rispondere alle nostre emozioni.

Tra tutti i dati personali elencabili quello delle proprie emozioni rientra sicuramente nella categoria dei cosiddetti super-sensibili che hanno una particolare attenzione nella normativa su trattamento dei dati.

La normativa ha una particolarità. O è estremamente chiara e descrittiva, o è, come accade più spesso, oggetto di interpretazione complessa. Soprattutto quando l’evoluzione rapida degli avvenimenti pone nuovi paradigmi e situazioni.

Quando si è legiferato per la prima volta in materia di posta e comunicazioni, non esisteva che la carta e il calamaio, per esempio. Ora i sistemi di comunicazione scritta sono enormemente aumentati.

Parimenti quando si è legiferato per la prima volta sui dati personali situazioni a oggi di estrema normalità non potevano essere previsti dalle norme.

Oggi le emozioni non sono considerate, menzionate, dalla normativa vigente come dati personali. Quindi a oggi non esiste una tutela reale e precisa sul trattamento da parte di terze persone. Per la legge le emozioni non sono dati personali oggetto di tutela. Un Giudice può solo interpretare estensivamente, se crede, la normativa, facendo oggettivamente una forzatura.

Quando il Web 5.0 sarà operativo su vasta scala il legislatore si troverà di fronte alla questione di dover adeguare la norma o meno. Come ogni revisione normativa è lunga e farraginosa e lascia dietro a sé una scia di persone a cui è stato negato un Diritto.

Il compito principale delle istituzioni è di previsione dei rischi di ciascuna delle proprie decisioni.

Partendo da un’analisi dettagliata e approfondita delle criticità, affrontandole e risolvendole preventivamente, si otterrà un’azione composta e organica.

Ciò che appare è una leggera miopia da parte di chi, invece, dovrebbe saper guardare oltre.

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