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Appunti di Cooperazione Internazionale

Dalla Siria a Caravaggio: il corridoio dell’accoglienza.

di Simona Degiorgi.

Grazie ad un corridoio umanitario 85 profughi siriani sono atterrati a Fiumicino lo scorso 31 gennaio. Una di queste famiglie è stata accolta a Caravaggio, in provincia di Bergamo. 

La famiglia Almobarak insieme a Don Francesco, Roberto (responsabile Caritas Caravaggio) e alle volontarie di Operazione Colomba, Elona e Paola all’arrivo a Fiumicino

La famiglia Almobarak insieme a Don Francesco, Roberto (responsabile Caritas Caravaggio) e alle volontarie di Operazione Colomba, Elona e Paola all’arrivo a Fiumicino. Fonte: https://www.immezcla.it/corridoi-umanitari

I CORRIDOI UMANITARI.

I corridoi umanitari sono uno strumento legale che permette ai profughi di raggiungere, in totale sicurezza, un paese europeo (in questo momento sono attivi in Belgio, Francia, Italia e ad Andorra). Questo strumento offre, a coloro che ne hanno accesso, un’alternativa ai tentativi di raggiungere l’Europa con mezzi di fortuna, evitando i pericoli legati all’attraversamento in barca del Mediterraneo, o alla Rotta Balcanica. In Italia, i corridoi umanitari sono attivi dal 2016 e sono regolati da un Protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministero degli Affari Esteri, Ministero dell’Interno, Federazione delle chiese evangeliche in Italia, Comunità di Sant’Egidio, Cei-Caritas e Tavola Valdese.

I beneficiari di questo strumento vengono identificati direttamente in loco (nei paesi di origine o nei quali si trovano dopo essere scappati dalla loro terra), grazie ad associazioni e ONG che sono presenti quotidianamente in questi contesti. Le organizzazioni riportano, infatti, le situazioni familiari più critiche e vulnerabili ai responsabili dei corridoi umanitari che, successivamente, valutano se sussistono le condizioni per la partenza.

Come ha dichiarato il responsabile del progetto Libano per il coordinamento Mediterranean Hope[1], Simone Scotta, in una intervista a Suraci (2020, web): “Riceviamo le segnalazioni fornite dagli attori locali, le tante Ong che lavorano lì ormai da anni, le associazioni, gli organismi internazionali, le chiese e gli organismi ecumenici. Ci propongono una lista di potenziali beneficiari e ogni segnalazione viene verificata prima dai responsabili delle associazioni e poi dalle autorità italiane. Le liste, poi, vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permetterne il controllo. I consolati italiani nei paesi interessati rilasciano infine dei ‘visti con validità territoriale limitata’[2].

Una volta arrivati in Italia, i profughi vengono accolti secondo il modello dell’accoglienza diffusa: i cittadini promotori del progetto, in collaborazione con altri partner/nuclei familiari, mettono a disposizione della famiglia tempo e aiuto economico, individuando anche una casa che possa ospitare i nuovi arrivati. Grazie all’aiuto dei volontari, i profughi hanno dunque un alloggio, possono studiare italiano, cercare un lavoro e mandare i bambini a scuola, cosicché possano familiarizzare con i loro coetanei, integrandosi gradualmente all’interno della società. Il progetto dunque non pesa in alcun modo sullo Stato, ma è realizzabile grazie ai fondi derivanti in parte dall’Otto per mille dell’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, da campagne di raccolta fondi (organizzate ad esempio dalla Comunità di Sant’Egidio) e da donazioni volontarie.

Campo profughi siriano di Tel Abbass. Ph. © Simona Degiorgi (Libano, agosto 2018)

Campo profughi siriano di Tel Abbass. Ph. © Simona Degiorgi (Libano, agosto 2018)

OPERAZIONE COLOMBA E LA FAMIGLIA ALMOBARAK.

Proprio grazie ad un Corridoio Umanitario, a febbraio è arrivata a Caravaggio (BG) la famiglia Almobarak, composta dal marito Omar, dalla moglie Shifak e dai figli di 7, 11, 12 e 13 anni.
Omar e Shifak, insieme ai loro 4 figli, si erano rifugiati in Libano dopo essere scappati dalla Siria a causa della guerra civile scoppiata nel 2011. In Libano vivevano nel campo profughi siriano di Tel Abbas situato nel nord del paese, a pochi km dal confine siriano. Questa famiglia è stata identificata e segnalata ai responsabili dei corridoi umanitari da alcuni volontari di Operazione Colomba, il Corpo Non-violento di Pace della Comunità Papa Giovanni XXIII.          
Tra questi volontari c’era anche Elona, una cittadina di Caravaggio che, una volta rientrata in Italia dopo 6 mesi di esperienza in Libano, ha testimoniato quanto vissuto in Libano alle persone della sua città per cercare di porre le basi per l’accoglienza della famiglia. Grazie alla Parrocchia di Caravaggio, alle associazioni della consulta parrocchiale e a quelle civili si è potuta avviare concretamente la preparazione dell’accoglienza in Italia. Don Angelo e Don Francesco (purtroppo deceduto a fine marzo in seguito alle complicanze del Coronavirus) sono stati i maggiori promotori del progetto.

La tenda dove vivono i volontari di Operazione Colomba Ph. © Simona Degiorgi (Libano, agosto 2018)

La tenda dove vivono i volontari di Operazione Colomba Ph. © Simona Degiorgi (Libano, agosto 2018)

L’ARRIVO A CARAVAGGIO.

L’arrivo della famiglia siriana nella bergamasca non è però stato tra i più semplici: qualche giorno dopo il loro atterraggio, le notizie sulla presenza del Coronavirus nella provincia di Lodi sono state confermate e la situazione è degenerata velocemente, portando prima alla chiusura delle scuole e poi al lockdown definitivo. La famiglia è dunque rimasta bloccata – così come il resto dell’Italia – per tre mesi all’interno della sua abitazione. Lo spaesamento per loro è però stato ancora più grande: si sono trovati in un paese di cui non conoscono la lingua, senza comprendere le notizie o poter uscire di casa per fare la spesa o conoscere la nuova realtà in cui si trovavano.

Pur essendo in Italia, dunque, la famiglia non ha avuto fino all’estate nessuna connessione con il mondo esterno e l’accoglienza si è “congelata” perché i volontari non potevano andare a trovarli per via delle restrizioni. Solamente Elona e un’altra signora appartenente alla rete dell’accoglienza, Pinuccia, portavano loro cibo e beni di prima necessità ed aiutavano i bambini nella didattica on-line.

Durante l’estate, la situazione è leggermente migliorata e i ragazzi sono potuti uscire di casa, hanno frequentato il CRE e conosciuto alcuni loro coetanei.    
Purtroppo però l’emergenza Covid sembra tutt’altro che finita e, ancora una volta, a novembre, ci troviamo in piena crisi sanitaria. Per ora, i ragazzi possono andare a scuola, ma i corsi di alfabetizzazione per i più grandi non sono attivi, molti dei volontari sono di nuovo bloccati e il processo di accoglienza ed inserimento fatica a decollare.       
Si spera che la situazione migliori presto e porti a questa famiglia – così come a tutti noi – un po’ più di normalità e serenità.      

Nel frattempo, per chi volesse conoscere meglio questo progetto di accoglienza, sostenerlo e/o contribuire in qualche modo (ovviamente nei limiti e nel rispetto del nuovo DPCM) – aiutando ad esempio i volontari ad insegnare ai membri della famiglia italiano oppure donando dei vestiti o materiale per la scuola etc. –  troverà alcuni contatti utili nell’immagine di seguito.


[1] Progetto specifico della Chiesa Valdese per i Corridoi Umanitari.

[2]Visti a Validità Territoriale Limitata (VTL), validi soltanto per lo Stato Schengen la cui Rappresentanza abbia rilasciato il visto (o, in casi particolari, anche per altri Stati Schengen specificamente indicati), senza alcuna possibilità di accesso, neppure per il solo transito, al territorio degli altri Stati Schengen. Costituisce una deroga eccezionale al regime comune dei VSU, ammessa soltanto per motivi umanitari, di interesse nazionale o in forza di obblighi internazionali. Non possono essere richiesti direttamente dallo straniero ma, in pochi particolari casi, rilasciati dalla Rappresentanza diplomatica o consolare quando pur non in presenza di tutte le condizioni prescritte per il rilascio del Visto Uniforme, questa ritenga opportuno concedere ugualmente un visto per i motivi descritti, ovvero in presenza di un documento di viaggio non riconosciuto valido, per particolari ragione d’urgenza, o in caso di necessità” (Ministero degli affari esteri, web). Informazioni disponibili al sito:            https://www.esteri.it/mae/it/servizi/stranieri/ingressosoggiornoinitalia/visto_ingresso/tipologie_visto_durata.html

 

 

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