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Appunti di Cooperazione Internazionale

I bambini dimenticati per l’emergenza Covid

di Sara Galbiati

In Perú il primo caso di contagio per Covid19 risale al 6 marzo 2020, da questo momento il virus si diffonde rapidamente a Lima e provincia. Come una corsa contro il tempo, dieci giorni dopo, il presidente del Perù Martín Vizcarra dichiara lo Stato di Emergenza Sanitario con quarantena obbligatoria per tutte le persone che si trovano nel territorio nazionale e chiude le frontiere interne ed esterne.        
Attualmente il Perù è uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia, costretto ad affrontare crisi in ogni ambito della vita pubblica e privata. Con il Covid-19 è arrivata la crisi sanitaria: la mancanza di una politica decentrata e di un sistema sanitario pubblico efficiente ha fatto proliferare il virus dalle città alle province e ai paesini più isolati della selva e delle Ande. Con la quarantena e l’impossibilità, per una grande fetta di popolazione, di lavorare si è rotta la catena dei pagamenti, creando una enorme crisi economica che i bonus economici non sono riusciti a risollevare. La impossibilità di trovare una soluzione efficiente alla crisi e la lunga storia di corruzione che caratterizzò la politica peruviana negli ultimi anni, hanno portato a una crisi politica, con il cambio di ben tre governi in soli 5 mesi.     
In questo contesto di emergenza e crisi, i bambini sono stati dimenticati. Con la chiusura delle scuole sono stati isolati a casa senza possibilità di uscire, considerati come possibile fonte di diffusione del virus. Lavorando nell’area di protezione dell’infanzia nella associazione peruviana Paz y Esperanza a Lima, la preoccupazione della scomparsa dei più piccoli della società nei decreti urgenza che si stanno promulgando per affrontare la pandemia, è stata molto forte. Solo nel mese di maggio il presidente Vizacarra, in uno dei suoi discorsi alla nazione, ha chiesto pubblicamente scusa ai bambini e gli ha dato la possibilità di uscire di casa mezzora al giorno per camminare, accompagnati da un genitore. Dopo questa novità i bambini sono ritornati nell’oscurità. 

La protezione dell’infanzia è la garanzia che i bambini e gli adolescenti possano crescere in modo sano, in un ambiente e in un contesto che permetta loro di esprimersi liberamente ed essere ascoltati. Il rispetto dei loro diritti è un pilastro fondamentale nei sistemi di protezione che uno Stato deve mettere in moto, non attraverso una visione adulto centrica, ma ponendo nel centro la prospettiva e il punto di vista del bambino come soggetto di diritto.         

   

Bambini che giocano, foto di Sara Galbiati

In questo contesto, i bambini non solo sono stati rinchiusi in casa, ma in gran parte dei casi, hanno vissuto una situazione famigliare di violenze e abusi. In Perù nel 2015, dopo anni di attivismo della società civile, è stata promulgata una legge contro il castigo e le punizioni fisiche e umilianti contro il bambino, la bambina e l’adolescente. Questo è stato un traguardo molto importante, se si pensa che, per esempio, in Italia non esiste una legge del genere. Nonostante la legge, la violenza sui bambini in questi mesi di emergenza è aumentata esponenzialmente. I dati ONU dimostrano che un bambino su due ha subito almeno una forma di violenza fisica, psicologica o sessuale. Dati confermati dal Ministerio de la mujer y población vulnerable, che creò una linea telefonico di aiuto. Nel corso dei 107 giorni di confinamento, infatti, si sono ricevute più di 17 mila chiamate per violenza su minori, di questi, almeno 513 sono casi di abuso sessuale[1]. La Defensoria del Pueblo, organo statale con l’obiettivo di difendere le persone in condizioni di vulnerabilità, conferma la cifra preoccupante.  
Bambini dimenticati, bambini abusati e picchiati, sia fisicamente che verbalmente: questa è la situazione dell’infanzia in Perù, piegato dall’emergenza sanitaria. Il Covid-19 è arrivato senza bussare, senza chiedere permesso, entrando nella vita di tutti noi senza lasciare il tempo di prepararci. Siamo stati costretti a cambiare all’improvviso la nostra quotidianità e il nostro modo di relazionarci con famigliari, conoscenti e amici. La sfida principale è quella di contrastare il diffondersi del virus, ma nella battaglia non possiamo permetterci di lasciar indietro i bambini: parte importante e fondamentale della società, che stanno vivendo, come tutti, un tempo di incertezza e di frustrazione.              
Le ONG e le associazioni che lavorano nel territorio peruviano stanno dando il loro sostegno a una popolazione che sta cercando di sopravvivere giorno dopo giorno. È necessario continuare a lavorare e a lottare perché, anche in una situazione come questa, non ci si dimentichi dei bambini, pilastro fondamentale per la crescita di uno Stato, e si continuino a rispettare i diritti a una vita dignitosa.


[1] https://andina.pe/agencia/noticia-mimp-linea-100-atendio-67712-llamadas-abuso-sexual-y-violencia-cuarentena-804367.aspx

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