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Appunti di Cooperazione Internazionale

Oltre la soglia del carcere

A cura di Federica Facchinetti

 

Nel suo recente articolo Davide Garlini ci ha parlato di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali – e relative deroghe – in riferimento alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU). La tenuta di ogni sistema sociale dipende proprio dall’equilibrio tra limitazione delle libertà e garanzia dei diritti offerta ai propri membri.

L’inedita situazione di pandemia ha scosso questo equilibrio, e ha riportato a tema di discussione la gestione delle libertà fondamentali da parte delle autorità statali. Vorrei brevemente offrire alcuni spunti di riflessione in merito una categoria molto specifica di persone che vivono una forte limitazione delle libertà fondamentali, perché  sottoposte a regime detentivo.

Generalmente dimenticata e relegata a questione secondaria nelle agende politiche, la popolazione carceraria è apparsa su notiziari, talk show, giornali tra marzo e aprile di questo anno: la diffusione dei contagi da Covid-19, unita ad ulteriori restrizioni delle possibilità di movimento e di contatti con l’esterno, hanno scatenato un’ondata di proteste in alcuni casi sfociate in rivolte in molte carceri italiane e, allargando lo sguardo, un po’ in tutto il mondo.

 

Fonte: Internazionale. Detenuti sul tetto del carcere di Poggioreale, a Napoli, 8 marzo 2020. (Salvatore Laporta, Kontrolab/LightRocket/Getty Images)

Quello dei penitenziari è un mondo estremamente sfaccettato, e parlare di popolazione carceraria significa parlare di circa 11 milioni e mezzo di persone in tutto il mondo. È evidente che appiattire questi numeri ad un banale “criminali” è sbagliato e ingiusto: nelle carceri troviamo sì condannati che stanno scontando la loro pena, ma anche molte persone in attesa di giudizio e vittime di errori giudiziari. Inoltre le carceri sono quotidianamente frequentate da persone esterne come gli agenti di polizia penitenziaria, il personale amministrativo e quello sanitario, oltre che avvocati, famiglie, insegnanti, cappellani, volontari.

Tutte le maggiori organizzazioni, governative e non, che si occupano di monitorare la situazione carceraria a livello internazionale, denunciano condizioni allarmanti. La direttrice di Prison Insider Florence Laufer – uno degli osservatori più eminenti e riconosciuti nell’ambito dei diritti dei detenuti – in riferimento alla situazione mondiale nelle carceri è stata molto dura, parlando di promiscuità, grave sovraffollamento, condizioni igienico sanitarie inadeguate, che richiedono l’applicazione in tempi celeri di misure precauzionali per fronteggiare l’emergenza sanitaria.

Per chi volesse approfondire, consiglio questa mappa interattiva dei casi di contagio e decessi da Coronavirus nelle prigioni.

Similmente Michelle Bachelet, Alto commissario dell’ONU per i diritti umani richiede l’attivazione di misure urgenti per proteggere la salute dei detenuti, in quanto “in molti paesi le strutture detentive sono pericolosamente affollate” e “le misure di prevenzione e distanziamento sono impossibili.”

Fonte: Maurobiani.it – Le distanze in carcere.

In una situazione di crisi tutti gli Stati dovrebbero garantire a ogni singolo cittadino protezione. In questo caso parliamo quindi di sicurezza, igiene, contenimento, efficacia del sistema sanitario, che dovrebbero tutelare la salute, di tutti. La detenzione non toglie, ma anzi amplifica la responsabilità dello Stato di proteggere quanti si trovano in situazione di estrema vulnerabilità: le condizioni delle carceri sopra descritte sono una pesante sconfitta per ogni stato di diritto che si dichiari tale.

La Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic, sottolineando la gravità della situazione nelle carceri europee, ha invitato gli Stati membri a “ridurre la popolazione carceraria, utilizzando tutte le misure alternative alla detenzione in tutti i casi possibili e senza discriminazioni.” Moltissimi stati si sono mossi in questa direzione, non solo in Europa, ma in tutto il mondo.

Il Covid-19 sta lasciando al  suo passaggio un’immane devastazione sociale, sanitaria, economica, culturale. Sarebbe bello se almeno su questa specifica tematica del sovraffollamento carcerario, potessimo dire “nulla sarà più come prima”.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 30 maggio 2020 da in Salute con tag , , , , .
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