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Appunti di Cooperazione Internazionale

I volti della cooperazione internazionale e dei diritti umani

Questo primo episodio lo dedico non ad un volto, ma ai mille volti delle persone che stanno pagando più di tutti questo momento tragico, ovvero gli anziani. È inutile nascondersi dietro a un dito, i nostri anziani sono stati trattati fin da subito come il male sacrificabile, tanto che alcuni di loro non sono tutt’ora conteggiati nei morti di questa pandemia. “E’ morto, ma sai, era anziano e già malato…” è una frase che ferisce nel profondo, ferisce famiglie, figli, nipoti, coscritti che si sentono addosso il tacito avviso “stai attento, il prossimo potresti essere tu…”. Parole che feriscono le nostre memorie storiche, la voglia di non perdere le radici, le tradizioni che i nostri nonni sapevano e sanno conservare così bene.

Questo articolo lo dedico a loro, che hanno dedicato la vita intera alla ricerca dei nipoti.

Questo articolo lo dedico a loro, che hanno salvato una generazione dall’oblio storico, che hanno ritrovato memorie perdute e cancellate.

Questo articolo lo dedico a loro, che dall’altra parte del mondo, oggi, vengono dimenticati.

Nome: Nonne di Piazza di Maggio (Abuelas de Plaza de Mayo)
Periodo di attività: 30 aprile 1977 – oggi
Luogo d’origine: Argentina

Las Abuelas Marchando – Las Abuelas Chela Fontana, Raquel Radío de Marizcurrena, Clara Jurado y Eva Castillo Barrios. Fonte: https://www.abuelas.org.ar/album-fotos/marchas-historicas-1

La storia di questi volti:
La storia delle Abuelas nasce nel 1977, in Argentina, durante la dittatura militare instauratasi nel 1976 e autoproclamatasi Processo di Riorganizzazione Nazionale. Un nome sinistramente banale per definire e legittimare un programmato metodo di eliminazione di massa degli oppositori (ovvero, un genocidio) durante il quale furono imprigionate migliaia di persone in centri di detenzione dove si procedeva alla loro tortura, al loro assassinio e alla sparizione dei corpi (desaparecidos). In quel contesto, i figli dei desaparecidos divennero la soluzione per “salvare” l’Argentina.  Si pianificò dettagliatamente un sistema di detenzione per le donne in stato interessante, obbligandole a parti clandestini, falsificazioni d’identità e simulazione di adozioni con lo scopo di appropriarsi dei bambini. Il motivo? “Salvare” l’Argentina togliendo i figli ai sovversivi e ricollocandoli in “buone famiglie”, per lo più fedeli al regime.

In quelle condizioni un gruppo di madri, padri e familiari di desaparecidos iniziarono un movimento di resistenza non violenta: il 30 aprile 1977 cominciarono a marciare ogni giovedì intorno alla Piramide de Plaza de Mayo, situata di fronte al palazzo del Governatore. Piano piano, i fazzoletti bianchi stretti intorno alle teste delle Madri iniziarono a esercitare una pressione nazionale ed internazionale sul problema delle sparizioni in Argentina. Quasi contemporaneamente, il 15 maggio, Maria Eugenia Casinelli e altre undici nonne (abuelas) firmavano una richiesta di habeas corpus diretta al tribunale di Morón, in cui facevano conoscere l’esistenza dei neonati desaparecidos e sollecitavano la sospensione di tutte le adozioni.

Le due associazioni, le Madri e le Nonne, irritano non poco il regime che iniziò una repressione ancora più forte, anche e soprattutto nei confronti degli attivisti. Numerose porte vengono sbattute in faccia alle Madri e alle Nonne, primo tra tutti Papa Paolo VI, ma le donne non si arrendono e l’occasione per uscire da questo mutismo si presenta sotto forma di pallone da calcio.

Durante i Mondiali di Calcio in Argentina nel 1978, una testata olandese pubblicò un articolo che portava all’attenzione globale la situazione della repressione dei sovversivi e dei figli dei desaparecidos. Mentre in Argentina ancora l’opinione pubblica volgeva lo sguardo altrove, nel resto del mondo le persone iniziavano a intuire che quello in atto era un vero e proprio genocidio. Quello che fino a poco tempo consideravano come un nemico, ovvero il Mondiale che avrebbe legittimato la dittatura, era diventato un alleato inestimabile.

Il silenzio era finalmente rotto.

Ad oggi si contano circa 500 bambini sottratti alle famiglie dei sovversivi/desaparecidos, ma grazie agli sforzi di queste donne che non hanno mai smesso di chiedere giustizia sono stati ritrovati circa 80 nipoti.

Per conoscere la storia completa, segnalo le seguenti letture:
AREL – La Rivista. N.1 del 2020 (da cui ho tratto spunto);
Sito web ufficiale dell’associazione https://www.abuelas.org.ar/
Appunti personali del corso di Storia dell’America Latina della professoressa Calandra, corso di Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale (DUECI) dell’Università di Bergamo.

 

 

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