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Appunti di Cooperazione Internazionale

Bergamo: una cura che ti fa sentire a casa

A cura di Stefano Remuzzi

Le antiche mura venete di Bergamo, costruite nel XVI secolo per far fronte agli attacchi dei nemici, per la prima volta nella storia non hanno retto e sono crollate di fronte ad un nemico impossibile da vedere dalla torre della Rocca. Il modesto capoluogo lombardo è stato uno di quelli più duramente colpiti dall’emergenza coronavirus che si è abbattuta su tutto il territorio nazionale, ma con particolare aggressività in Lombardia.

Le dure immagini che in queste settimane hanno sconvolto la città di Bergamo sono circolate un po’ ovunque e hanno fatto il giro del mondo, provocando reazioni di incredulità, stupore, paura. L’elevato numero di contagi, l’enorme numero di ricoverati e lo spaventoso numero di decessi sono quelli che hanno certamente destato più scalpore, ma a far fronte a queste tristi notizie c’è anche un numero che fa sperare: quello dei guariti da Covid-19. Fortunatamente il lavoro di medici, infermieri, operatori del 112 e di tutto il personale che ruota attorno agli ospedali, hanno reso possibile ogni giorno un piccolo miracolo per quelle famiglie che hanno vissuto e che vivono tuttora nell’incertezza e nella paura.

I guariti da Covid-19, come probabilmente saprete, non possono avere una normale convalescenza come quella che si potrebbe avere dopo una banale influenza. I pazienti devono infatti osservare altri quattordici giorni e più di quarantena per fugare finalmente ogni rischio di possibile contagio. Il che presuppone ovviamente un ulteriore distanziamento dai propri familiari ma non sempre questo è possibile per ragioni di spazio e per motivi di praticità.

Il tessuto sociale bergamasco è da sempre uno dei più resistenti, resilienti e attivi. Le collaborazioni e le reti che si creano  tra enti, profit e no profit, ha da sempre caratterizzato la nostra città. Non a caso le reti sociali dei quartieri di Bergamo sono spesso floride e hanno una funzione fondamentale per la tenuta del tessuto sociale. Insomma, il Covid-19 si è andato ad insinuare in un territorio dove le forze per combatterlo sono molteplici e agiscono su più fronti; certamente quello medico ma altrettanto con forza, quello sociale.

Così, Confindustria Bergamo, la Diocesi di Bergamo e l’Eco di Bergamo hanno dato vita ad una stretta collaborazione che ha restituito come frutto il progetto “abitare la cura”. Il progetto prevede infatti, tra le altre iniziative legate all’emergenza coronavirus, l’attenzione e la cura destinata ai paziente guariti da Covid-19, attraverso la disponibilità di alcuni hotel del territorio che hanno messo a disposizione stanze e personale per accogliere quante più persone possibili all’interno delle loro strutture. L’assistenza è garantita e tutto è svolto secondo le misure di sicurezza generali.

“Abitare la cura” è un contenitore di coraggio e di fiducia, è una spinta verso un nuovo sistema di collaborazione reciproca, è una sfida delle strutture di ricezione che, senza paura, mettono in gioco il loro nome per un aiuto in più, è un modello di attenzione e cura per un territorio che soffre, colpito e lacerato. È un esempio di cooperazione tra grosse realtà che di mestiere, generalmente, fanno altro, ma che hanno saputo trasformarsi per le nuove esigenze.

“abitare la cura” il progetto di Confindustria Bergamo, Diocesi di Bergamo ed Eco di Bergamo

 

 

“Abitare la cura” è soprattutto un segnale forte, una voce corale che sembra spostare l’accento sull’altro. “L’altro” che in questi mesi, abbiamo scoperto, essere noi.

Si parla spesso di cosa potrà o non potrà cambiare dopo questa inaspettata emergenza. Credo che sia necessario ri-partire da qui. Ri-partire dalla cura, dall’attenzione, dalla reciprocità, ri- partire dalla gratuità delle nostre azioni. Probabilmente non serve fare chissachè, non serve cambiare il mondo, forse serve solo amare quello che si fa, “gustarsela un po’”, avere qualche piccola attenzione in più, non rimanere indifferenti, rispettare un po’ di più il nostro ambiente e la natura, che anche in questi mesi ci sta dimostrando che è più forte di noi. Penso che se ognuno di noi provasse a ripartire da qui, sarebbe già una grandissima cosa.

“Don’t try to change the world, find something that you love, And do it every day, Do that for the rest of your life
And eventually, the world will change” Macklemore & Ryan Lewis

 

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Questa voce è stata pubblicata il 10 aprile 2020 da in Educazione, Relazione Massa-Individuo, Sostenibilità con tag , , , .
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