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Appunti di Cooperazione Internazionale

Gentrificazione: Marsiglia e le elezioni. Quale futuro per la città dopo l’era Gaudin?

A cura di Simona Degiorgi.

In una Francia che dal 6 dicembre scorso è alle prese con lo sciopero contro la riforma del sistema pensionistico, tra il 15 (primo turno) e il 22 marzo (secondo turno) si terranno le elezioni amministrative.

Quasi 35 mila comuni saranno chiamati a scegliere i loro rappresentanti, i quali voteranno a loro volta i senatori, determinando così la futura composizione del Senato[1]. Alla vigilia delle elezioni, il panorama non è ancora chiaro e proprio per questo sarà interessante, specialmente in vista delle presidenziali del 2022, vedere i risultati dei vari partiti (in primis quello del Presidente Macron, La Republique En Marche).

Una competizione cruciale sarà quella di Marsiglia.

Il Mucem e il Fort Saint Jean. Marsiglia (Ph.: Simona Degiorgi)

Il Mucem e il Fort Saint Jean. Marsiglia (Ph.: Simona Degiorgi)

Dopo 25 anni, si chiude infatti l’era di Jean-Claude Gaudin, che ha deciso di non presentarsi alla corsa per il quinto mandato.

Dal 1995, Gaudin e i neogollisti hanno portato avanti un tentativo di trasformazione fisica, ma soprattutto identitaria del capoluogo della Provenza. Questa operazione si potrebbe sintetizzare nello sforzo di far perdere a Marsiglia la sua nomea di “metropoli meticcia” per acquistare quella di “capitale glamour”. Come descritto da Gonnelli nell’ articolo Marsiglia aspetta la sua Primavera, “la città, che è ancora la più grande amministrata dalla destra in Francia, ha subito una notevole trasformazione negli ultimi anni”.

Recentemente, si è assistito infatti a un processo di “riqualificazione” (=gentrificazione) della città, compiuto “al prezzo di un’esclusione delle classi popolari, allontanate sempre più dai centri delle città”.Un primo esempio è il progetto Euroméditerranée, iniziato nel 1995 e che ha coinvolto un’area di 310 ettari.

Questo processo di “riqualificazione” ha subito una accelerazione importante dopo la nomina di Marsiglia a Capitale della Cultura nel 2013. In vista di questo evento, sono state infatti edificate numerose strutture (ad esempio il Musée des civilisations de l’Europe et de la Méditerranée, la Maison Méditeranéenne des Métiers de la Mode e il Marseille International Fashion Center), che hanno cambiato completamente lo skyline della città, con l’intento di renderla più attraente per i turisti, specialmente quelli delle crociere. Come criticato da molti, questi progetti non rappresentano un’occasione per valorizzare le culture che hanno interessato la città francese nel corso degli anni, ma sono più un tentativo di liberarsi di “tutti quegli stereotipi che hanno in passato contribuito a costruire una percezione negativa della città nell’immaginario europeo” (Openddb, web)[2].

Le Panier, quartiere di Marsiglia. (Ph.: Simona Degiorgi)

Uno tra i tanti esempi che si possono portare quando si parla di quartiere gentrificato è quello del Panier, cuore della città antica.

Il Panier, in origine quartiere di pescatori, all’inizio del secolo scorso ha iniziato ad ospitare i numerosi migranti che avevano abbandonato i loro paesi di origine: Armenia, Italia e varie regioni del Maghreb.

Durante l’occupazione tedesca della seconda guerra mondiale, il quartiere suscitò lo sdegno dei nazisti che non esitarono a giudicare la sua natura malandata e variegata. I nazisti erano ovviamente contrari alle mescolanze e temevano che il quartiere potesse essere di (cattivo) esempio per le altre città europee che, secondo la loro logica, dovevano restare il “più pure possibili”. Per questo motivo, cercarono di raderlo completamente al suolo anche se la distruzione si limitò alla parte inferiore del quartiere[3].

Murales a Le Panier. “Chi avrà l’ultima parte del ghetto?” (Ph.: Simona Degiorgi)

Nel corso degli anni successivi, fino ed oltre il nuovo millennio, il Panier ha continuato ad essere una casa per molti immigrati.

Dal 2013 in poi, però, il quartiere è oggetto di una progressiva ma notevole metamorfosi: i suoi abitanti storici (soprattutto maghrebini) sono stati gradualmente allontanati, a favore dell’arrivo di abitanti più benestanti (white-gentrification). Le Panier – facilmente raggiungibile in pochi minuti dal porto dove attraccano le numerose crociere che ogni giorno arrivano a Marsiglia – si è dunque trasformato: B&B, bistrò e ristoranti, pronti ad accogliere i turisti “mordi e fuggi”, hanno sostituito le case e le attività degli abitanti della città.

L’altro esempio emblematico riguarda la piazza de La Plaine. La Plaine (letteralmente “spianata”) è una grande piazza al centro di un quartiere che da essa prende il nome. Fino a qualche anno fa, La Plaine ospitava un grande mercato, luogo di aggregazione per tutti gli abitanti che qui si riunivano spesso anche per comitati di quartiere.

Dal 2018, però, il piazzale è entrato nelle mire del Sindaco che ha avviato un progetto intento a rivoluzionarla completamente. Il progetto consiste nella creazione di uno stradone che ridurrebbe significativamente lo spazio occupato dal grande mercato, costringendo da un lato i negozianti a spostarsi in altre parti della città, e dall’altro a restringere gli spazi gioco a vantaggio invece un maggior numero di dehors per bar e ristoranti. I lavori – che dovrebbero terminare entro 3 anni – prevedono una spesa di 20 milioni di euro e il taglio di 80 alberi.

Le Plaine: fotografie mostrano la piazza prima dell’inizio dei lavori. Marsiglia (Ph.: Simona Degiorgi)

Come riportato dalla rivista CQFD (mensile di critica e sperimentazioni sociali)[4], “il mercato tri-settimanale della Plaine non è che un mercato di quartiere” e questo progetto “rompe un equilibrio che lega ancora il centro della città con i quartieri popolari”. L’11 ottobre 2018 sono iniziati i lavori alla Plaine e, come scrive Bernardini, la risposta degli abitanti non è mancata: “nonostante lacrimogeni e spray urticanti, per tutta la settimana [gli abitanti] hanno presidiato la piazza. […] Cittadini di origini ed età diverse hanno attraversato le strade principali di Marsiglia per ribadire a gran voce che le trasformazioni non possono essere imposte dall’alto, ma che sono le comunità che ci vivono a decidere del futuro dei quartieri”. Sebbene le proteste ci siano state, La Plaine oggi si presenta a tutti gli effetti come un cantiere, mentre gli alberi e il mercato che la popolavano restano solo un lontano ricordo affisso sui muri e sui pannelli dei lavori nella piazza. Non resta che aspettare la fine dei lavori e vedere se, come capitato per altri progetti di riqualificazione di questo tipo (Joliette/Doks), la piazza resterà vuota.

Come se i tentativi di snaturare la città e i suoi quartieri non bastassero, nel 2018 un avvenimento terribile ha sconvolto la città, evidenziando l’incuria e il cinismo dei suoi amministratori. Il 5 novembre, due palazzi di Rue d’Aubagne, che si trova al centro di Marsiglia, nel quartiere di Noailles a forte presenza magrebina, sono crollati e otto persone hanno perso la vita (Cherif – Fabien – Julien – Marie Emmanuelle – Niasse – Ouloume – Simona – Taher).

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Secondo quanto riportato da Blancato (2019, web), il crollo era piuttosto prevedibile, in quanto “eretto in pieno boom demografico tre secoli fa, il centro di Marsiglia è un ammasso di palazzi senza fondamenta che si stringono gli uni agli altri per farsi coraggio. Nonostante l’emergenza abitativa sia nota da sempre, un’inchiesta di France Info ha rivelato come il Comune non abbia mai utilizzato il fondo di due miliardi di euro stanziato per lottare contro un’insalubrità che interesserebbe ormai più di 100mila persone”. L’articolo di Jean-Michael Aphatie (Europe I, 12/11/2018) presenta un rapporto del ministro degli alloggi del maggio 2015 spiegava che 40.000 alloggi sono insalubri a Marsiglia e che è minacciata la sicurezza di 100.000 abitanti su 800.000.

Libri e mensili francesi sull'argomento. (Ph.: Simona Degiorgi)

Se da una parte si potrebbe ipotizzare che la situazione degli alloggi fosse degradata già prima dell’arrivo di Gaudin nel ’95, si deve però riconoscere che la situazione non sia cambiata, evidenziando una precisa scelta delle priorità da parte del sindaco e quindi la sua responsabilità anche negli eventi del 5 novembre. Sempre quanto riportato da Blancato, “per il collettivo cittadino ‘Un centre-ville pour tous’, il degrado è lo strumento-chiave di una strategia di gentrificazione forzata che Jean-Claude Gaudin (sindaco-patriarca della città da 25 anni) perseguirebbe da tempo. E questo sarebbe evidenziato dal fatto che solo quattro mesi dopo la catastrofe, sette palazzi di rue d’Aubagne sono stati dichiarati inagibili e l’amministrazione ha avanzato proposte per il loro acquisto.

Il 9 novembre scorso, una folla si è riunita per ricordare l’anniversario del crollo degli edifici e per chiedere giustizia per le persone che hanno perso la vita e per quelle che sono state sfollate e le quali – ancora oggi – sono costrette a vivere lontano dalle loro case, senza sapere quando e se potranno rientrarci. “Il Comune non ha ancora utilizzato il fondo di 2 miliardi di euro per dare risposte all’insalubrità degli alloggi a fronte di oltre 77 mila domande di assistenza abitativa e oltre 3 mila evacuati sono ancora in attesa di ricollocazione stabile” (Gonnelli).

Al centro di rue d’Aubagne c’è un cartello che ricorda le vittime e chiede giustizia e dignità. Al posto degli edifici crollati si trova invece un grande buco cementato che trasmette tutto il dolore di quel tragico evento, una spaccatura nel cuore della città vecchia.

Oltre a fermare il processo di gentrificazione portato avanti da Gaudin e dai suoi alleati, chiunque vincerà le elezioni a Marsiglia non solo avrà l’obbligo di restituire ai marsigliesi la loro bellissima città, ma anche di fare i conti con una città nella quale povertà e diseguaglianze si stanno inasprendo così come i livelli di disoccupazione e precarizzazione.
Non sarà sicuramente un compito facile, ma si spera che – dopo 25 anni di malgoverno – la primavera possa davvero tornare a risplendere a Marsiglia.


[1] https://www.senat.fr/lng/it/i_senatori/chi_elegge_i_senatori.html 

[2] Anche questo può essere considerato come uno dei tentativi di sottrarre al popolo il centro della città per impossessarsene e ricostruirla a proprio piacimento.

[3] Per meglio comprendere, si consiglia la visione del documentario La fête est finie dei Primitivi (organizzazione indipendente, basata a Marsiglia dal 1998), trovabile al link: https://www.openddb.it/film/la-fete-est-finie/

[4] L’articolo è stato tradotto dal blog “Monitor” al seguente link: https://napolimonitor.it/marsiglia-celerini-scavatrici-mercato-quartiere/ [Ultimo accesso 10 Marzo 2020]

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Questa voce è stata pubblicata il 14 marzo 2020 da in Esperienze sul campo/Reportage con tag , , , , .
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