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Appunti di Cooperazione Internazionale

“The Milky Way”: il documentario sulle frontiere che mancava.

A cura di Stefano Fogliata.

C’è un tempo per sciare ed un tempo per scappare.

Di giorno, le montagne alpine tra l’Italia e la Francia sono attraversate da migliaia di sciatori in vacanza sulla neve nel comprensorio sciistico “La Via Lattea”; di notte, sono percorse di nascosto tra i boschi da migranti che cercano di lasciare l’Italia per proseguire il loro viaggio oltre il confine con la Francia, sulla scia di un tracciato oltre la frontiera percorso sin dall’Ottocento. Il documentario «The Milky Way», diretto da Luigi d’Alife e co-prodotto da Smk Videofactory con il supporto di 450 donatori tramite crowdfunding, racconta la doppia funzione della frontiera.

Le Alpi occidentali tra Italia e Francia sono state nel corso dei secoli una frontiera naturale, così come un luogo di passaggio e d’incontro. I suoi colli costituiscono terra di connessione, mediazione tra popoli e culture differenti. La storia più recente ci racconta come negli ultimi 200 anni siano stati gli italiani ad attraversare clandestinamente il confine per andare a cercare lavoro in Francia, mentre oggi è una rotta utilizzata anche dai profughi del Duemila.

 

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Le recenti politiche di chiusura dei confini interni europei, hanno spinto le persone migranti alla ricerca di strade meno battute per lasciare l’Italia e proseguire il viaggio oltre il confine con la Francia, spingendoli a passare tra i sentieri di alta montagna come quelli che costeggiano gli impianti del comprensorio sciistico “La via lattea”,  proprio sul confine tra Claviere (IT) e Monginevro (FR).

Il regista D’Alife commenta: «Si, la Via Lattea è il secondo comprensorio sciistico più grande d’Europa su cui si sviluppano 400 km di piste che corrono lungo il confine tra Italia e Francia. Un luogo in cui “sciare senza confini”, come recita lo slogan che tappezza i tabelloni pubblicitari. Delle sette località che lo compongono, due sono Clavière e Monginevro, i paesi di confine lungo i quali le persone migranti provano la loro attraversata per raggiungere la Francia o andare oltre. In nessun modo si può scindere il rapporto tra la frontiera e il territorio in cui si trova. In una storia dai contrasti forti, questa ci è sembrata una perfetta metafora della moderna civiltà, dove merci e profitti viaggiano veloci mentre le persone rischiano di morire (e muoiono) per il colore della pelle “sbagliato” alle frontiere. Le persone migranti arrivano poco preparate, il più delle volte mal equipaggiate. Molte non hanno mai visto la neve, alcune hanno ammesso che non pensavano fosse fredda. Un’affermazione che potrebbe far sorridere, ma che in realtà ci conferma quanto sia fondamentale il lavoro che i solidali svolgono dai due lati del confine. La percezione è tutto. Per questo nel film abbiamo inserito alcune interviste fatte agli sciatori sulle piste, perché ciò che per qualcuno è “molto accessibile” per altri diventa un ostacolo insormontabile che può costare la vita»

Presentato recentemente a Torino, Bologna e Brescia, il film ha fatto registrare degli ottimi riscontri in termini di pubblico (5 sold-out) e si appresta al suo personale “Giro d’Italia”. Ma ancora prima dei numeri, “The Milky Way” è un film necessario nel 2020: all’ombra delle traversate nel Mediterraneo e dei sentieri lungo la Balkan Route, il film ci restituisce un’altra prospettiva de “The Game” a cui sono costretti milioni di persone per raggiungere la Fortezza Europa.

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Dalla Pagina Facebook del film

 

The Milky Way è un film corale che, attraverso il racconto di attivisti e degli abitanti delle montagne, la ricostruzione storica in graphic novel animata dell’emigrazione italiana degli anni ’50, le storie dei migranti messi al sicuro dai solidali sui due lati del confine, getta luce sull’umanità che riaffiora quando il pericolo imminente riattiva la solidarietà, con la convinzione che – come recita il Manifesto che accompagna il film- nessuno si possa lasciare indietro, nessuno si salva da solo.

 

THE MILKY MANIFESTO

 

Crediamo in un mondo in cui le persone non debban morire

se esuli, se smarrite sotto la neve, se sole

senza un luogo sicuro dove dormire, dove tornare, se affamate,

se ferite, gli arti gelati, se messe in fuga dai gendarmi la notte,

se disperse tra i boschi d’altura come fosse il deserto, i lager, il mare;

su valichi e valli divisi da confini di carta che Stati hanno scritto,

cancellato e ancora rialzato da quando la Storia è iniziata,

disegnando al suolo col sangue di corpi barriere,

separando dalle genti le genti che si sono sempre sapute

di un’antica intesa vicine – uomini e donne che,

come nel Mare, si sono sempre nel pericolo fra loro salvate;

ché si sa in montagna Nessuno si lascia da solo,

ché quando si ha la possibilità di far altro

dell’Altro, qualcosa di piccolo e grande,

si scopre che chi dona ottiene in cambio sempre

qualcosa, quando qualcun altro riceve.

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Questa voce è stata pubblicata il 14 febbraio 2020 da in Migrazioni, Senza categoria con tag , , , .

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