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Appunti di Cooperazione Internazionale

Beirut, I love you

A cura di Alessandra Cominetti

I libanesi scendono in piazza, a Beirut, a Tripoli, a Tiro: fiumi di persone riempiono le strade del Libano per protestare contro l’ultima trovata del governo, una tassa su whatsapp. Questa è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in realtà da anni il Libano vive una crisi economica profonda, che colpisce i più poveri, ma anche la classe media.

Non intendo certo elaborare un’analisi di tipo politico, economico o sociale riguardo al piccolo Paese che si affaccia sul Mediterraneo: la politica libanese è complicatissima, io non sono certo un’economista e non mi intendo di sociologia. Osservando le strade di Beirut piene di persone preferisco raccontare la vita quotidiana in Libano, da cui è possibile comprendere moltissime delle ragioni che spingono giovani e non più giovani a gridare contro un’élite corrotta e al potere da ormai troppi anni.

Il mio primo viaggio in Libano risale a ormai dieci anni fa, proprio nell’ottobre del 2009 atterravo all’aeroporto Rafiq Hariri di Beirut per iniziare il mio lavoro di tesi.

La prima cosa che ricordo? L’odore. Scendi dall’aereo e c’è un odore acre, quasi fastidioso. Mai avrei immaginato di avere nostalgia di quell’odore, e invece è successo. Beirut è così, talmente contraddittoria da portarti ad amarne anche i lati peggiori. Insomma, atterri e vieni avvolta da quest’odore di umidità mista a inquinamento. Ed ecco, proprio sotto al tuo naso la prima contraddizione del Libano: l’odore è dato dall’altissimo livello di inquinamento causato, oltre che dal traffico delle automobili, dai generatori di energia elettrica alimentati a gasolio. In Libano, un Paese in cui in estate i condizionatori funzionano alla massima potenza, l’energia elettrica non è garantita ventiquattr’ore su ventiquattro e, addirittura, fuori Beirut si arriva anche a stare senza elettricità per più di dodici ore al giorno, da qui la necessità di avere generatori privati – per chi se lo può permettere -.

Anche l’acqua è un problema, soprattutto in estate. Non esiste fornitura continua di acqua pubblica, l’acqua arriva per alcune ore al giorno e viene accumulata all’interno di grosse cisterne poste sui tetti degli edifici: quando, in estate, la fornitura di acqua pubblica diminuisce, le cisterne si svuotano e ci si può trovare da un momento all’altro senza acqua corrente in casa. A questo punto è necessario rivolgersi a fornitori privati di acqua – per chi se lo può permettere -.

L’acqua non è di certo un problema nei lussuosi resort della costa: piscine meravigliose in cui a volte compaiono cartelli bizzarri; per esempio, viene elegantemente dato il permesso alle colf di entrare all’interno dei resort, ma sempre molto elegantemente viene sottolineato che è per loro vietato l’ingresso in acqua, insomma, in Libano, gli stranieri sono i benvenuti, sempre che la loro pelle sia di almeno un tono più chiara rispetto a quella del libanese medio.

Beirut è famosa per la vita notturna, dopo il tramonto la città diventa ancora più vitale che di giorno ed è bellissimo andare alla scoperta dei diversi quartieri che, di anno in anno, si trovano al centro della movida notturna. Sulle strade tantissime persone, e tantissimi bambini. Bambini siriani, iracheni, palestinesi che chiedono l’elemosina e raccolgono cicche di sigarette da terra per fumare quello che resta. É bellissima la vita notturna a Beirut – per chi se lo può permettere-.

In città ci si guarda attorno e sembra di essere arrivati nel paese dei balocchi: grattacieli alti, eleganti e lussuosi. Poi ti volti e la guerra si fa ricordare in men che non si dica: edifici divelti e tracce di proiettili. Le case fatiscenti non sono però abbandonate, offrono riparo, spesso a caro prezzo, a tantissimi profughi che non possono permettersi altro tipo di abitazioni. A Beirut ci sono alloggi fra i più esclusivi del medioriente – per chi se lo può permettere-.

Beirut, ottobre 2019. Credit: Rami Rizk

Questo è il Libano, questa è Beirut, il posto più meraviglioso e più orribile che io abbia mai visto, una città che ho tanto amato e che non sopportavo, un Paese a cui tutti i libanesi restano legati, ma dal quale fanno di tutto per scappare.

Sono felice che le persone siano scese in piazza a Beirut, hanno ragione, chiedono solo ciò che spetta loro. Non si tratta di futili rivendicazioni, si tratta di domandare a piena voce di poter restare nel proprio Paese, di non essere oppressi e schiacciati dalla corruzione e dai giochi di potere.

La protesta in Libano nasce dal basso, nasce dalle persone stanche e speranzose, non ha colori politici o credo religiosi. La protesta in Libano è una festa, in pieno stile libanese: musica, canti e balli.

Il 20 ottobre il primo Ministro Saad  Hariri ha annunciato un taglio allo stipendio di tutti i politici del 50%, gran risultato. Il giorno successivo la protesta ha iniziato a cambiare faccia, importanti famiglie storicamente al comando del Paese si sono mischiate alla folla, come a dire: “Vi accontentiamo, ma sappiate che qui tutto rimane nostro, anche la vostra protesta”.

 

Per chi volesse approfondire i recenti eventi che hanno interessato il Libano:

https://www.theguardian.com/world/2019/oct/18/lebanon-brought-to-a-standstill-by-protests-over-economic-crisis

http://english.alarabiya.net/en/News/middle-east/2019/10/21/General-strike-begins-in-Lebanon-as-PM-Hariri-s-72-hour-deadline-approaches.html

http://english.alarabiya.net/en/features/2019/10/18/Protests-in-Lebanon-All-you-need-to-know.html

https://www.aljazeera.com/topics/country/lebanon.html

Per chi invece vuole innamorarsi del Libano consiglio il libro “Beirut I love you” di Zena El Khalil

Un commento su “Beirut, I love you

  1. maurotamagni
    14 novembre 2019

    Grazie per questa bellissima cartolina da Beirut

    "Mi piace"

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Questa voce è stata pubblicata il 27 ottobre 2019 da in Medio-Oriente con tag , , , .
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