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Appunti di Cooperazione Internazionale

Spettri di frontiera. La soglia del fiume Foyle e l’Irlanda del Nord.

A cura di Federica Facchinetti

 

Una decina di giorni fa la cronaca ha riportato l’attenzione sull’Irlanda del Nord con il triste evento dell’omicidio della giovane giornalista Lyra McKee.

La mia prima reazione è stata: ma come, in Irlanda del Nord? Purtroppo sì, e non dovremmo nemmeno stupircene troppo, dato il clima di tensioni e violenza latente che non è mai venuto meno: gli scontri in questione infatti non sono che lo strascico di una lunga serie di episodi, espressione di un clima esplosivo, in una città che si pone come valvola di sfogo per questioni di politica locale, nazionale e internazionale.

Facciamo però un passo indietro.

Da parecchio tempo la città di Derry/Londonderry è al centro di tensioni legate alla sua posizione di confine, al punto che il nome stesso è ancora fonte di dispute.
La storia ha reso tristemente nota questa cittadina per gli accadimenti del Bloody Sunday, culmine di un trentennio di continui scontri tra forze unioniste (protestanti) e nazionaliste (cattoliche) noti come Troubles.

 

 

Due dei numerosi murales che riempiono i muri di Derry/Londonderry. Fonte: traveladdicts.net

Questo periodo storico ha segnato profondamente l’identità nord-irlandese, anche nella cultura popolare, come dimostrano le celebri canzoni degli U2 o di John Lennon e la copiosa filmografia in merito.
Dal 1998, anno degli accordi del Venerdì Santo che segnano il cessate il fuoco, in Irlanda del Nord sembrava essere calato un velo di tranquillità, che tuttavia molteplici fattori politici hanno contribuito a squarciare. All’inizio del 2017 l’Irlanda del Nord ha avuto una crisi di governo, tutt’ora irrisolta, che lascia da allora la regione senza Parlamento né governo locale. Alla crisi interna si aggiunge la questione Brexit, di enorme portata: l’unico confine terrestre che rimarrebbe tra Inghilterra e Unione Europea si trova proprio qui e il mancato raggiungimento di un accordo riguardo la sua futura gestione è uno dei nodi su cui si sta giocando l’uscita inglese dall’UE.

Le comunità sul confine tra Irlanda e Irlanda del Nord manifestano il loro disaccordo verso la Brexit con numerosi di cartelli visibili davvero ad ogni angolo delle strade. Fonte: thetimes.co.uk

Come vediamo, il tema delle frontiere, dei confini è di estrema attualità, e permea costantemente la nostra vita quotidiana: dalle notizie che ci parlano di muri e blocchi navali, al banale ingresso al cinema o in un ufficio amministrativo: presentare un biglietto, attenersi ad un dress-code, possedere un lasciapassare o un visto sul passaporto è di volta in volta il criterio che stabilisce se possiamo attraversare quel varco, se siamo ospiti graditi o no.

Spesso i confini politici sono segnati geograficamente dalla morfologia del territorio, ma queste montagne, questi fiumi, tutti gli elementi naturali di confine riconoscerebbero in loro stessi il ruolo di separazione che la storia gli ha conferito? Cosa ci potrebbe raccontare il fiume Foyle che attraversa Derry/Londonderry, quali differenze rimarcherebbe tra la sua sponda orientale e quella occidentale per spiegare le violenze a cui hanno assistito nel corso della storia? Probabilmente, il fiume Foyle, così come la maggioranza dei confini, si riconoscerebbe di più nel ruolo di soglia, come luogo dell’incontro, del contatto, della contaminazione positiva e costruttiva, di quel melting pot culturale a cui l’Irlanda, pur con molta fatica, continua ad aspirare.

Il Peace Bridge sul fiume Foyle. Fonte: Wikipedia

 

Mi permetto, a conclusione, tre piccoli consigli:
Canzone da ascoltare: “Sunday Bloody Sunday”, degli U2;
Film da vedere: “Nel nome del padre” di Jim Sheridan, per approfondire la questione nordirlandese;
Libro da leggere: “Una vita in secca” di Aljoša Curavić, per approfondire la riflessione sulla frontiera.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 maggio 2019 da in Europa con tag , , , .
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