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Appunti di Cooperazione Internazionale

NoBody

A cura di Luca Martinengo

Bentrovati cari lettori, oggi cercherò di parlarvi di una triste realtà che caratterizza, purtroppo, la società in cui viviamo: la tratta di esseri umani. Siccome l’argomento si presta a numerose inchieste e numerosi report nazionali ed internazionali risultando veramente molto ampio e difficile da sintetizzare in un paio di pagine di un articolo Leggero, mi “limiterò” a dare una definizione di tratta soffermandomi poi su un evento molto interessante a cui ho avuto il piacere di partecipare circa un mese fa: NoBody – viaggio sensoriale attraverso la tratta e lo sfruttamento sessuale, per poi concludere il tutto riportando alcune sensazioni ed emozioni che questo spettacolo ha suscitato a chi, come me, ha avuto la possibilità di parteciparvi.

<<“Tratta di persone” indica il reclutamento, trasporto, trasferimento, l’ospitare o accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o tramite il dare o ricevere somme di denaro o vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha l’autorità su un’altra a scopo di sfruttamento. Lo sfruttamento comprende, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione altrui o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato o prestazioni forzate, schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo di organi>>.
Le cause della tratta degli esseri umani coincidono, nella maggior parte dei casi, con i principali fattori che favoriscono le migrazioni: povertà, disoccupazione, vulnerabilità delle persone parte di gruppi portatori di esigenze particolari, condizione politica del paese di origine, eventuale situazione etnica e religiosa.
La tratta coinvolge principalmente tre tipologie di persone:
– le donne (l’80% dei casi) costrette a svolgere attività quali la pornografia, la prostituzione o i matrimoni forzati;
– gli uomini reclutati per svolgere lavori forzati, accattonaggio o per favorire le cosiddette “economie illegali” come droga o vendite abusive;
minori trattati per adozioni illegali, traffico di organi, accattonaggio, prostituzione, pornografia e, anche in questo caso, per matrimoni forzati.

Le donne, gli uomini o i minori diventano vittime di tratta quando vengono identificati come “oggetto” ad uso del mercato, giocando su un eventuale trauma o fragilità che la vittima può subire o aver subito.
Esistono anche luoghi specifici dove poter individuare le potenziali vittime di tratta: le zone rurali, dove vi è meno esperienza di vita sociale, minore livello di istruzione e minori informazioni; i contesti pericolosi dove la necessità di sopravvivere induce a correre rischi e offrire il proprio consenso; le situazioni di povertà economica ed affettiva realtà cioè dove si vive un grosso disagio intra-familiare oppure dove si percepiscono sofferenze tali per cui l’unica via percorribile è svolgere attività illegali.

Domenica 24 febbraio, accompagnato da un paio di colleghe, mi sono recato presso la Sala Piamarta in Via San Faustino a Brescia dove era in programma l’ultimo incontro di un tour di cinque appuntamenti in altrettante città lombarde (Bergamo, Casatenovo, Vigevano, Cremona) per andare a scoprire “NoBody”, installazione teatrale realizzata da Compagnia Teatrale FavolaFolle, in collaborazione con Associazione Lule Onlus, sul fenomeno della tratta e dello sfruttamento sessuale. Questo spettacolo si pone all’interno del progetto “Mettiamo le Ali 2.0 –Dall’emersione all’integrazione”, iniziativa sovra provinciale finanziata dal Dipartimento per le Pari Opportunità per la realizzazione di programmi di emersione, assistenza e integrazione sociale a favore di vittime di tratta e grave sfruttamento.
NoBody ha offerto un’esperienza intensa sul tema della tratta, un viaggio sensoriale che ha invitato il pubblico a prendere coscienza immediatamente degli aspetti più oscuri del fenomeno.

È stato un percorso esperienziale che voleva condurre i partecipanti a fare i conti con il fenomeno nella sua interezza, costringendo a vedere, oltre il velo di apparenza, le responsabilità di ogni membro della società civile, cercando di suscitare azioni correttive dei propri comportamenti.
L’obbiettivo di NoBody – Installazione teatrale, cosi come enunciato dagli organizzatori, è stato quello di sensibilizzare la società civile sul tema della tratta di esseri umani ai fini dello sfruttamento sessuale di donne e minori, ponendo l’attenzione più sugli aspetti umani che su quelli politico-legali. La poca conoscenza del tema è una delle cause più importanti di propagazione del fenomeno ed è quindi la presa d’atto delle dinamiche ad esso legate il punto di partenza di ogni campagna di sensibilizzazione.

Secondo V. NoBody è stato un percorso impegnativo, che fa passare il pubblico attraverso un fenomeno diffuso del quale non se ne parla mai abbastanza o con superficialità, senza cioè la consapevolezza del dramma che sta dietro le ragazze costrette a prostituirsi, spesso, dai propri familiari che le tengono imbrigliate a vincoli difficili da rompere. Molto toccante è stato quando la stessa donna giustificava il fidanzato che la costringeva a battere perché lui non poteva lavorare o semplicemente non né aveva voglia.
Le bravissime attrici, continua V., hanno contribuito a rendere l’esperienza purificatrice perché tutti, a suo avviso, abbiamo bisogno di purificarci rispetto al tema, anche solo per qualche battuta fuori posto detta chissà quando.
L’intensità dell’esperienza è difficilmente descrivibile a parole, va vissuta perché fa capire i fatti al di là delle apparenze e, in qualche modo, ti cambia.

P. sottolinea che NoBody affronta in modo schietto e per nulla scontato il macro tema della tratta e dello sfruttamento sessuale in tutte le sue sfaccettature. È stato uno spettacolo che ha messo in discussione lo spettatore, costringendolo a riflettere ed a porsi delle domande. L’ha trovato intenso, coinvolgente ed emotivamente “disturbante”. Vorrebbe, chiosa P., che venisse riproposto in altre città invitando i suoi amici e familiari a parteciparvi perché si parla troppo poco di questo argomento.

G. è una volontaria di un gruppo Unità di Strada che conosce un po’ il fenomeno della tratta finalizzata alla prostituzione su strada e sottolinea come la mostra-performance sia stata molto vicina alla realtà con cui ci si scontra incontrando le ragazze che lavorano in strada. A fare la differenza, però, è stato il modo in cui è stata proposta e soprattutto le corde che sono riusciti a toccare, almeno in lei, attraverso l’esperienza sensoriale.
L’efficacia di questa “mostra” è nella capacità di rendere degli stati d’animo propri di una vittima di tratta e di farli esperire ai partecipanti: il sentimento di esposizione costante al pericolo; il senso di trappola e costrizione, sia a livello fisico che mentale; la fisicità e la nudità proposte in un senso di perdita costante… di sé, dei legami, di relazioni disinteressate e dei propri sogni di bambina.
G. afferma anche che ha assistito a tante formazioni e spettacoli sul tema, ma nessuna occasione precedente aveva raggiunto questa profondità.

A. è un’operatrice sociale che da qualche tempo intervista vittime di tratta e pensava di andare allo spettacolo preparata o per lo meno “attrezzata” emotivamente. L’evento, invece, l’ha colpita come un pungo nello stomaco, in primo luogo per il coinvolgimento fisico e psicologico che le ha creato molto disagio, quasi fastidio. C’è poi la componente rabbia per l’enorme ingiustizia che le donne devono subire quali vittime biasimate ed insultate. È uno spettacolo, conclude A., che tutti dovrebbero vedere poiché si parla troppo poco di sfruttamento sessuale.

Le attrici, a parere mio, hanno svolto il loro ruolo in maniera impeccabile, facendo sì che potesse nascere in me un senso di disagio, non tanto per il tema, ma perché mi sentivo in imbarazzo per quello che potevo vedere. Sentivo l’esigenza, in quanto uomo, di chiedere scusa per un qualcosa che non ho fatto. Mi sentivo attonito di fronte ad un messaggio scritto da un utente qualunque dei vari siti quali “Gnocca Travel” che, come se fosse su TripAdvisor, dava una recensione, in questo caso negativa, sulla prestazione avuta con una ragazza. È stato un “viaggio” davvero ricco di emozioni forti che mi ha dato la possibilità e lo spunto di poter fare un esame di coscienza sul tema.
Eventi come NoBody dovrebbero essere diffusi maggiormente, è un argomento troppo importante per essere ignorato.

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Questa voce è stata pubblicata il 23 marzo 2019 da in diritti umani con tag , , , .
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