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Sport paralimpici in italia

A cura di Carlo Riva

Una sera mentre cercavo alla televisione qualcosa di interessante, notai un servizio incentrato sugli sport paralimpici. Il servizio mi colpì a tal punto che decisi di fare una piccola ricerca.

Più volte avevo sentito parlare dei giochi paralimpici, meglio conosciuti come paraolimpiadi. Così ho iniziato a domandarmi cosa significasse il termine paralimpico.

Cercando sul web, ho trovato una precisa definizione. Per paraolimpico è da intendersi “qualsiasi attività sportiva praticata da persone disabili a ogni livello.”. Di conseguenza, le paraolimpiadi non sono nient’altro che i giochi olimpici per atleti con disabilità.

L’atleta Florian Planker, portabandiera azzurro alle Paralimpiadi – fonte Repubblica.it

Chi si occupa degli sport paralimpici in Italia?

Esiste un comitato: è il CIP, Comitato Italiano Paralimpico. Il suo compito è quello di “promuovere, disciplinare, regolare e gestire le attività sportive agonistiche ed amatoriali per persone disabili su territorio nazionale, secondo criteri volti ad assicurare il diritto di partecipazione all’attività sportiva in condizioni di uguaglianza e pari opportunità”.

Con il Decreto Legislativo n. 43 del 27 febbraio 2017 che riguarda la “riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, concernente il Comitato Italiano Paralimpico, ai sensi dell’articolo 8, comma 1, lettera f) della legge 7 agosto del 2015, n. 124“, il Comitato Italiano Paralimpico è stato ufficialmente riconosciuto come Ente Pubblico.

In altre parole, è un ente pubblico che funge da collante fra differenti federazioni, enti, associazione e centri sportivi con il compito di riconoscere qualunque organizzazione sportiva per disabili su territorio nazionale.

Ma quali sono le federazioni, e di conseguenza, gli sport che fanno parte del CIP?

Il CIP riunisce più federazioni e discipline sportive paralimpiche, a livello centrale e territoriale. Al comitato spetta garantire la massima diffusione dell’idea paralimpica e l’avviamento alle discipline sportive delle persone disabili.

Il CIP supervisiona, ma poi la gestione spetta ad ogni singola federazione. Il suo sito web dà evidenza di questa suddivisione strutturale:

Federazioni Sportive Paralimpiche: un insieme di più federazioni, tra le quali si trovano le Federazioni Paralimpiche per il nuoto, per la pallacanestro in carrozzina, per ipovedenti e ciechi, per lo Sport disabilità Intellettiva e Relazionale, per Sport Sordi, Wheelchair Hockey (hockey su carrozzina elettrica), calcio balilla;

Federazioni Sportive Nazionali Paralimpiche: un insieme di più federazioni tra le quali si trovano le federazioni italiane di Taekwondo, Badminton, Bocce, Canoa e Kayak, Canottaggio, Ciclismo, Cronometristi, Pallavolo, Pesistica, Scherma, Sport del Ghiaccio, Sport Equestri, Tennis, Tennistavolo, Tiro a Volo, Tiro con l’Arco, Triathlon, Vela e Tiro a Segno;

Discipline sportive associate paralimpiche: tra le quali si trovano le federazioni di Arrampicata Sportiva Italiana, Baseball Softball, Danza Sportiva, Golf, Pesca Sportiva e Attività Subacque, Sci Nautico e Wakeboard, Automobilismo Patenti Speciali, Orientamento;

Enti di Promozione Sportiva Paralimpica: associazioni che hanno l’intento di promuovere l’attività sportiva paralimpica, tra queste ci sono associazioni di Cultura Sport e Tempo Libero, Cultura Sport, Associazione Famiglie con Disabilità Intellettive e/o Relazionale, Sportivesociali, Centri Sportivi Aziendali e Industriali, Centro Sportivo Libertas, Centro sportivo Educativo Nazionale, Centro Sportivo Italiano, Ente Nazionale Sordi, Federazione Liberi Circoli, Unione Ciechi e Ipovedenti, Sport Per Tutti;

Associazioni Benemerite: associazioni meritevoli come Baskin, Art4Sport Onlus, Associazione Medaglie d’Oro al Valore Atletico, Federazione Educatori Fisici e Sportivi, Panathlon Internazionel, Special Olympics Italia, Sport e Società-Progetto Filippide.

Da chi, come e quando è nata l’idea sport per le persone disabili?

L’idea nasce dal neurochirurgo inglese Sir Ludwing Guttmann. Durante la seconda Guerra Mondiale, ha favorito l’attività sportiva dei reduci britannici che avevano riportato una lesione midollare ed erano ricoverati presso la “Spinal Injuries Unit” di Stoke Mandeville. È stata la prima persona ad intendere lo sport come mezzo di riscatto e di reinserimento nella società.

In Italia, il merito è da attribuire al dottor Antonio Maglio, l’ideatore della prima Olimpiade per atleti paraplegici che si è tenuta a Roma nel 1960. Alla prima edizione presero parte 400 atleti in rappresentanza di 23 Paesi.

Col passare del tempo, il movimento ha avuto sempre un seguito maggiore e una crescente visibilità. I giochi si svolgono ogni 4 anni differenziandosi tra discipline estive ed invernali. I più recenti giochi paralimpici estivi si sono tenuti a Rio de Janeiro nel 2016, mentre gli ultimi invernali si sono svolti a PyeongChang, in Corea del Sud, dal 9 al 18 marzo di quest’anno.

Il Team Azzurro che ha partecipato a PyeongChang nel 2018 – fonte Comitato Italiano Paralimpico

Un po’ di numeri

In Italia, secondo gli ultimi dati (dato aggiornato 2017) messi a disposizione dall’Istituto Nazionale di Statistica, sono presenti 3,2 milioni di persone disabili. Si stima che di queste “solo” un terzo abbiano un’età potenziale (età compresa dai 6 ai 40 anni) per poter praticare sport.

Cercando i dati delle federazioni, si nota che “solo” 12 mila sono le persone che praticano sport come tesserati a federazioni e associazione. Invece, quasi 2000 è il numero delle società sportive disponibili sul territorio nazionale.

Le federazioni che raccolgono più tesserati sono la FISDIR (Federazione italiana sport disabilità intellettiva relazionale) con oltre 5 mila appassionati e la FSSI (Federazione italiana sordi) con circa 1200 tesserati.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2018 da in Sport (dimensioni internazionali) con tag , , .
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