Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

L’avanzata socialista in Messico: Andrés Manuel López Obrador.

a cura di Daniel Cabrini

 

Buenas tardes a todos nuestros lectores, ¿qué onda?

Una domanda spesso pronunciata nel paese di Padre Hidalgo, il padre della patria messicana, che dal famoso Grito de Dolores, il sermone con cui Hidalgo diede avvio alla lotta per l’indipendenza del Messico, ha accompagnato il paese latinoamericano nelle lunghe peripezie.

Il Messico è un tema poco toccato da noi di Leggerò Leggero, molto più attenti a ciò che ci sta accanto e, per la maggior parte degli italiani, visto come un luogo esotico, turistico, tra sombreri, tacos e cartelli della droga. E troppo spesso gli Stati Uniti Messicani vengono adombrati dagli Stati Uniti d’America, se non per le notizie di frontiera.

Ma il Messico è molto di più, sia in termini di ricchezza culturale, sia in termini di potenza geopolitica.

Avendo avuto la fortuna di convivere con 4 messicani/e per diversi mesi e di interessarmi agli accadimenti di oltreoceano, oggi provo a scrivere del cambiamento radicale che il paese sta cercando di intraprendere. In diversi paesi occidentali le politiche populiste e nazionaliste hanno avuto la meglio in questi tempi. Non sempre, come può succedere in questo tipo di governi, sono stati ottenuti risultati sostenibili nel medio/lungo periodo, ma spesso gli slogan a favore di benefici immediati hanno fatto guadagnare voti.

In Messico non si può ancora sapere come continuerà. Di certo Andrés Manuel López Obrador, più noto come AMLO, ha segnato una vittoria storica: non ci si ricorda più di un presidente di sinistra in Messico (se c’è mai stato). Rispetto alle elezioni del 2012, il clima politico è cambiato di circa il 60%. AMLO ha vinto in 31 di 32 stati, complessivamente con il 53% dei voti. Se la vittoria è stata schiacciante per la sinistra, schiacciante è stata anche la sconfitta del candidato del PRI, il partito di destra, preponderante della politica messicana dalla Grande Depressione al nuovo millennio, che ha visto il proprio candidato, José Antonio Meade, ottenere solo il 16% dei voti.

Tutto ciò è qualcosa di inedito; López Obrador è ritenuto un “antisistema”, che rappresenta un cambio radicale e non solo di facciata. Rappresenta, secondo i suoi elettori, una nuova forma di fare politica nel paese. Sin dalle proteste, in seguito ai presunti brogli elettorali del 1988, piazza Zocalo si è convertita nel bastione dei movimenti di sinistra contro corruzione e mal governo, guidati prima da Cuauhtémoc Cárdenas e ora da Lopez Obrador. “No mentir, no robar, no traicionar al pueblo” è stato uno degli slogan più pronunciati (sarebbe bello se i 49 milioni di euro rubati in Italia tornassero ai cittadini e se il partito “anticorruzione” non appoggiasse gli imputati).

Il neo eletto viene ritenuto un “lottatore sociale”, vicino ai più deboli sin dall’inizio della sua carriera accanto alle comunità indigene del sud-est.

Durante il suo mandato come sindaco della capitale Ciudad de Mexico, AMLO implementò un sistema pensionistico universale per anziani.

L’unico presidente messicano che ha portato avanti politiche simili, tra cui una riforma agraria per ripartire le terre dei contadini, fu l’amato Lázaro Cárdenas (1895-1970), chiamato el Tata, ossia padre di famiglia.

Attualmente il Messico vive un clima di apertura, dal 2009, Città del Messico è divenuta la prima città dell’America Latina a permettere matrimoni tra persone dello stesso sesso.

Altrettanto importante è stata la conquista dei diritti delle donne. Nel 2007, il Distretto Federale ha legalizzato l’aborto entro le 12 settimane di gestazione e nel 2012 è stato rivisto il Codice Penale Federale, inserendo in esso il delitto del femminicidio. Altrettanto importante è l’incremento della partecipazione politica delle donne, salita dal 16% del 2000 al 43% nel 2017.

Rispetto all’educazione, anche se manca ancora molto da fare, è diminuito negli ultimi anni il numero di analfabeti e circa 1/4 degli adolescenti messicani ha finito la “secundaria”. Dall’altro lato però il paese vive ancora in un clima di povertà diffusa, di forti divisioni, di criminalità e corruzione.

Il neo eletto ha iniziato sin da subito partendo dalla propria figura, decidendo di vendere l’aereo presidenziale, dimezzarsi il salario attuale e cambiare dimora, trasformando il palazzo presidenziale in uno spazio culturale aperto a tutti i cittadini. Ha assicurato inoltre la diminuzione dei bodyguard poiché “chi lotta per la giustizia, non ha nulla da temere”.

Rispetto alla politica interna il primo step che il neo eletto vuole porre in essere è un tema di stampo economico-sociale: la lotta alla povertà. I messicani hanno un PIL pro capite di circa 8.200 dollari, dato questo che non rileva comunque il divario tra ricchi e poveri. Il Messico, infatti, fa parte di due classifiche; è al posto numero 20 per quantità di milionari ed è tra i 15 paesi al mondo dove esistono più persone che hanno difficoltà a nutrirsi a sufficienza con il dato sulla povertà estrema che affligge più di 4 milioni e mezzo di persone, circa il 3,5% della popolazione. Un paese dove l’1% della popolazione più ricca pareggia il 95% meno abbiente. In ogni caso il problema non è la ricchezza ma le forme di ripartizione.

Tutto ciò nasce dagli anni ’90 quando il Messico ha trasformato la propria economia statale in una delle maggiori economie di stampo liberista. La nuova politica economica, volta ad attrarre capitali stranieri, si è lasciata sfuggire diversi settori chiave dello stato, quali ad esempio le comunicazioni e l’estrazione petrolifera. Non solo, ma, come viene sostenuto da diversi economisti, si è lasciata intrappolare dalle politiche monopolistiche, azzerando la possibilità di concorrenza.

Queste politiche di deregulation hanno alimentato, secondo il direttore di Oxfam Messico, Ricardo Fuentes-Nieva, una concentrazione straordinaria di ricchezza in mano di pochi, la quale ha permesso agli stessi di accrescere la propria ricchezza privata del 7,9% annuale, contro il solo 2,6% del PIL.

Da tutto ciò, López Obrador ha affermato che “Por el bien de todos, primero los pobres” e che non si può avere un paese ricco con un popolo povero. Le prime riforme saranno volte ad un incremento dei programmi sociali di sostegno ai gruppi vulnerabili, quali gli anziani, le madri single e le persone con disabilità oltre che a implementare progetti educativi.

Come riportato in diversi libri autorevoli sull’educazione nei paesi di sviluppo, tra cui autori quali Stefania Gandolfi e Felice Rizzi, il vero motore per il sostentamento e il futuro di un paese è l’educazione. Troppo spesso viene lasciata a margine dei bilanci e com’è sempre accaduto, un paese senza educazione non ha un futuro prospero. Si potrebbe dire che togliere l’educazione per risparmiare denaro è come togliere l’orologio per risparmiare tempo. Lopez Obrador ha spinto fortemente su un educazione pubblica gratuita e di qualità in tutti i livelli con borse di studio per la scuola di livello medio. Come accade in diversi paesi in via di espansione, infatti, il tasso di abbandono è alto a causa della lontananza della scuola, della mancanza di sufficienti soldi per la frequenza e della scelta di utilizzare la prole come forza lavoro, soprattutto in agricoltura, invece che impiegarla nella formazione.

Sempre legato alle politiche economiche, AMLO ha proposto una riforma energetica. Come abbiamo in precedenza riportato, alcuni settori chiave, tra cui l’energia, sono stati privatizzati e monopolizzati. Il neo eletto ha promesso di costruire nuove raffinerie e modernizzare le esistenti, oltre a implementare l’estrazione di gas. Nel nuovo millennio la potenza non deriva più dalla quantità di materie prime possedute ma dalla tecnologia e dalle informazioni che permettono il loro pieno utilizzo. Attualmente il Messico può vantare una modesta capacità di sfruttamento interno; la potenza energetica di questo grande paese si giocherà sull’utilizzo delle esistenti tecnologie e soprattutto sull’acquisizione di nuove.

Altro tema scottante è il traffico di stupefacenti e il crimine organizzato. Si stima che le morti legate al crimine organizzato abbiano toccato la cifra di 170.000 unità e 28.000 sono le sparizioni nell’arco 2006 – 2016. Nella campagna elettorale, da fine 2017, 120 sono state le vittime tra i politici. Nelle proposte di AMLO in materia di sicurezza vi sono sia un miglioramento del coordinamento e della professionalizzazione della polizia, sia un lento ritiro dell’esercito dalle strade che un processo di amnistia e riadattamento ai pentiti, in modo che la legge faccia il suo corso, duro è stato con la corruzione.

Fonte immagine: Narcodata.animalpolitico.com

AMLO è interessato a convocare i rappresentanti dei Diritti Umani a livello nazionale e internazionale, i leader religiosi e le Nazioni Unite, ed è deciso ad eradicare la corruzione e l’impunità, affermando di castigare anche amici, compagni di lotta e familiari in caso di atti illegali. “La corruzione non è un fenomeno culturale, bensì un processo che dura da decenni” ha affermato.

Oltre alle maggiori proposte di riforma qui enunciate, il nuovo presidente sta cercando di riunire il paese, mettendo l’interesse nazionale al di sopra degli interessi dei singoli, confermando al contempo le libertà individuali e sociali. Ha poi tranquillizzato la popolazione agiata affermando che non ci saranno politiche arbitrarie di espropriazione di beni e verrà mantenuta una disciplina finanziaria e fiscale, lasciando alla giurisprudenza la risoluzione di controversie.

Le politiche proposte dal neo eletto non saranno tanto semplici da far materializzare nel breve periodo. In alcuni casi il presidente avrà bisogno dell’appoggio della maggioranza del Congresso Federale, che al momento non ha ma che potrà conseguire in futuro. Vale la stessa cosa per i Congressi Locali, dei quali avrà bisogno per cambiare, ad esempio, le riforme inscritte nella Costituzione dal predecessore Enrique Peña Nieto.

Fonte immagine: proceso.com.mx

Secondo alcuni amici la vittoria di Lopez Obrador è un tema che trova molta differenza rispetto a con chi se ne parli, ossia, dallo stato dove si vive in Messico. I cittadini del sud, secondo E.S. “sono tendenzialmente più di sinistra rispetto al nord e a Monterrey molti hanno votato PAN”. Continua affermando che “alcuni pensano che ha vinto AMLO perché le persone si sono stancate dei partiti politici di sempre. In molti hanno utilizzato il termine “voto di castigo”. Nel complesso però AMLO ha vinto con il 50% dei voti. Qualcosa di storico“. Dichiara poi di essere nervoso poiché “c’è molta incertezza con il nuovo presidente ma credo che in Messico sono sempre più distanti le classi sociali e ci sono più di 50 milioni di messicani in stato di povertà, non necessariamente perché non vogliono lavorare, bensì per mancanza di opportunità”. Secondo lui, “ciò è dovuto al fatto che i nostri politici rubano troppo e non esigono dalle imprese il pagamento delle imposte mentre ai cittadini delle fascie medio-basse, sì. Solo 3 ogni 10 messicani hanno la possibilità di frequentare l’università e il 60% dei messicani non è coperto da assistenza sanitaria e sociale. A tutto ciò c’è da aggiungere che negli ultimi 6 anni è stato privatizzato il petrolio, sono state aumentate le imposte e l’inflazione è galoppante. Sono stati 6 anni distruttivi per il Messico”. E.S. conclude affermando: “non credo che sia tanto male e credo che livellerà un po le classi sociali nel paese. Speriamo che non perda la testa con il potere.”

Lopez Obrador inizierà il mandato il 1 dicembre 2018. Comunque vada, auguro agli amici messicani il meglio possibile. Que viva Mexico!

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