Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Il caso Aquarius e Podemos: un’alternativa all’Europa giallo-verde.

A cura di Giovanni Ducoli.

La vicenda Aquarius è stato il primo vero banco di prova del governo giallo-verde, è stato possibile misurare in termini concreti i rischi che l’esecutivo è disposto a correre pur di mantenere le promesse dell’infinita campagna elettorale. Durante il suo primo discorso ufficiale, il premier Giuseppe Conte si è voluto presentare come l’avvocato del popolo.

Finalmente abbiamo un governo che pensa ai cittadini, attraverso una comunicazione politica inedita: semplice e comprensibile. Finalmente l’inesperienza assume i tratti delle migliori virtù e la banalizzazione di problemi complessi è la chiave per trovare soluzioni che possono durare fino al prossimo tweet, e tanto basta. Le parole “popolo” e “cittadini” vengono immediatamente associate al termine Populismo. In questo caso, si tratta di un populismo che avvicina i parlamentari ai cittadini, ma allo stesso tempo riesce ad allontanare i cittadini dai palazzi: “Loro”, i politici, i poteri forti che rubano e fanno i loro interessi; “Noi”, il popolo che ha voglia di cambiamento; “Lui”, il populismo, l’outfit giusto per partecipare a questa festa che si chiama XVIII legislatura.

L'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte (Fonte: @ Panorama)

L’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Giuseppe Conte (Fonte: @ Panorama)

Ma Populismo è una parola inflazionata nel vocabolario politico degli ultimi anni. Il termine è stato abusato in ogni contesto giornalistico ed è di difficile interpretazione anche per gli addetti ai lavori. Infatti, “populismo” non è una novità di questo tempo, ma era già presente durante il ventesimo secolo, presentandosi in vari contesti, dall’America Latina al continente Asiatico, e assumendo vari profili. Sono le sfumature e i dettagli che danno al populismo una determinata direzione. Se quello italiano ha il colore giallo-verde – e a tratti nero – il populismo dei nostri cugini spagnoli, quello sbandierato da Podemos, è di un altro colore.

In Spagna quando si parla di Populismo si pensa a Podemos. Le vicende che hanno portato alla nascita del partito populista spagnolo, nel 2014, sono simili a quelle che hanno fatto germogliare nel panorama politico italiano il Movimento 5 Stelle. La corruzione della classe dirigente, e la volontà di risolvere la mala gestione della cosa pubblica sono stati la spinta che ha mosso questi movimenti, ma seppur i punti in comune dovrebbero essere numerosi, dal punto di vista ideologico vi sono divergenze strutturali che costringono Podemos e il M5S a percorrere direzioni separate.

Podemos si è da sempre definito una forza riformista di centro sinistra che mette al primo posto dell’agenda politica il rispetto dei diritti umani, in ogni loro forma. Il ritornello “né di destra né di sinistra” non ha mai trovato spazio nei discorsi dei suoi leader, tanto che nell’anno passato è stato siglata una alleanza a livello nazionale con la lista di sinistra, facendo nascere la coalizione Unidos Podemos.

La vicenda Aquarius, che ha visto il governo italiano respingere una nave che trasportava 629 migranti verso le nostre coste, è emblematica per evidenziare differenze viscerali tra il populismo spagnolo e quello nostrano. Per riuscire comprenderne i dettagli è necessario far parlare uno dei protagonisti del movimento spagnolo. L’intervista a Antonio Estañ, segretario generale di Podemos della Comunità Valenciana, ha l’obiettivo di mettere in luce la visione ideologica del partito populista spagnolo e la distanza che lo separa dal Movimento 5 Stelle e dalle scelte del governo italiano.

  • In Italia, in questi anni, si è parlato molto di Podemos e spesso si è paragonato al Movimento 5 Stelle. Anche in Spagna, vengono fatti questi confronti? Cosa pensate dei partiti populisti che hanno avuto successo negli ultimi anni?

“Dai primi mesi della nascita di Podemos sempre abbiamo sviluppato un confronto con il M5S in Italia e Syriza in Grecia. La nascita di tutte queste forze è dovuta alla crisi del sistema l’Unione Europea sta mettendo in atto. Principale testimonianza è la politica di austerità, che ha avuto in termini economici e democratici degli effetti negativi, avendo come conseguenza anche un’allontanamento dei paesi del sud e dell’est Europa da Bruxelles. Il M5S ha dei punti in comune con Podemos nell’essere un partito che nasce per rispondere a questa crisi strutturale e assume una organizzazione simile alla nostra nel dare molto spazio alla democrazia online, però dal punto di vista ideologico quando si parla di partiti populisti bisogna capire dove sta il confine tra uno e l’altro. Podemos mette in prima fila i diritti umani e la necessità di ridurre le diseguaglianze. In termini di politica estera il M5S è stato sempre vicino ai partiti di destra, assumendo questa posizione anche sul tema dell’immigrazione.”

Antonio Estan, segretario di Podemos per la Comunità Valenciana

Antonio Estañ, segretario di Podemos per la Comunità Valenciana

  • In questo senso, qual è il principio fondante ideologico di Podemos?

“Abbiamo sempre detto che il primo obbligo di una forza politica per definirsi democratica è essere antifascista. Allo stesso modo bisogna essere antirazzisti. L’Unione Europea deve recuperare questi valori di solidarietà, accoglienza e diritti umani. La Spagna può essere un esempio perchè in questi anni si è dimostrata all’altezza delle proprie sfide sociali e umane di accoglienza. Vogliamo prenderci cura dei nostri cittadini e siamo pronti a costruire un paese fondato sui diritti universali.”

  • Oggi, in Spagna, si può dire che c’è difficoltà nel gestire i flussi migratori?

“La nostra posizione geografica lascia facilmente intuire che siamo uno dei canali principali di accesso per i migranti. Nonostante questo, i dati mostrano che solamente il 3% delle persone che arrivano nel nostro paese lo fanno attraverso il fronte sud (Ceuta, Melilla e la costa dell’Andalucia). Il numero di persone che arrivarono l’anno scorso rappresentano solamente lo 0,06% della popolazione spagnola. L’immigrazione non è un problema ma una realtà sociale inerente all’umanità. Questo è il pensiero della società spagnola, considerando anche che secondo il CIS (Centro di Investigazione Sociologica), solamente il 4,7% della popolazione considera la immigrazione un problema.

I problemi reali provengono dall’aumento delle diseguaglianze, questo deriva dall’inefficace politica di austerità che ha costretto molti cittadini a lasciare il paese (ci sono più persone che escono dai confini in cerca di fortuna di quelle che entrano), la questione centrale su cui bisogna discutere è quella della distribuzione e della politica di inclusione e accoglienza.”

  • In che termini è necessaria una nuova politica europea per gestire il tema dell’immigrazione?

“È evidente che continuando a difendere le politiche di austerità vi possono essere solo due strade successive: quella della Le Pen, o la nostra. Bisogna scommettere su una riforma della politica economica e sociale che abbia l’obiettivo di evitare di generare una guerra tra poveri.”

  • Come è stata accolta la barca Aquarius nel porto di Valencia? Ci sono state proteste?

“L’arrivo è stato esemplare, tutta la città è riuscita a mostrarsi solidale e qualcuno ha voluto mostrare anche disponibilità ad accoglierli in casa propria. C’è stato un tentativo di manifestazione di estrema destra ma il risultato è stato ridicolo.”

  • Durante la assemblea del consiglio comunale si è parlato dell’arrivo dell’Aquarius? Quale è stata la posizione del gruppo Podemos?

“Tutti i gruppi hanno firmato una dichiarazione congiunta appoggiandone l’arrivo e riconoscendo il fatto che era necessario essere aperti in questo caso all’accoglienza. È stato qualcosa che non ha generato dibattiti in nessun modo. L’unica questione da affrontare adesso sarà quale strategia adottare per affrontare la vicenda nei prossimi mesi. Per noi cittadini di Valencia è stato un gesto da celebrare, però è necessario un cambio totale della politica di immigrazione. Io personalmente credo che nessuno tra i migranti che hanno viaggiato su Aquarius dovrà entrare nei centri di identificazione ed espulsone. Non credo che l’espulsione possa essere una modalità utile per affrontare il problema e per regolare il flusso dei migranti.”

La nave Acquarius in una foto d'archivio. @ ANSA

La nave Acquarius in una foto d’archivio (Fonte: @ ANSA)

  • L’elettorato di Podemos si è mostrato favorevole o contrario all’accoglienza della barca Aquarius?

“E’ favorevole e, come ho già provato a dire, ci chiede di andare oltre le politiche nazionale, ma riuscire a creare una politica di frontiera comune europea, che rispetti i principi di democrazia e che tolga lo spazio che i movimenti di estrema destra stanno conquistando.”

  • L’opinione pubblica spagnola come vive queste tematiche?

“In Spagna non è nato nessun partito scettico nei confronti dell’Unione Europea come lo sono la Le Pen in Francia o i militanti di Ukip in UK, questo per vari motivi. Innanzitutto storici, cioè la vicinanza cronologica alla dittatura franchista; e politici, infatti il Partito Popolare è riuscito a contenere in qualche modo la rabbia della destra e canalizzarla in un movimento in un certo senso più moderato.”

  • Crede che il governo Rajoy avrebbe preso una decisione differente dall’attuale esecutivo nell’accogliere o meno la nave Aquarius?

“Evidentemente, il governo Rajoy ha violato sistematicamente la quota dei rifiugiati e ha impedito ai comuni e alle comunità autonome che lo desideravano di poter sviluppare questo tema in maniera indipendente. Il Partito Popolare non ha avuto una posizione razzista come si sta verificando in diversi contesti europei, però ha mantenuto in alcuni casi la linea dura dimostrando politiche alla frontiera simili.”

  • Crede che l’Italia stia sbagliando a chiudere i porti?

“Il governo italiano sbaglia già quando dice di avere dubbi sulla attività delle ONG, definendoli vicescafisti e mafiosi, sbaglia a alimentare comportamenti xenofobi e sbaglia a dare spazio a movimenti di estrema destra. E’ qualcosa che anche noi conosciamo bene, dato che l’abbiamo vissuto nel passato.

Pensiamo che la società italiana ha l’opportunità di smarcarsi da queste azioni, prendere la distanza manifestando. Però è necessario che i partiti politici siano capaci a veicolare la incertezza e la conseguenza della crisi economica verso politiche sociali e democratiche. Oggi non si può vivere in una società democratica senza essere antirazzisti favorevoli alla protezione dei diritti umani. Dobbiamo respingere le conseguenze negative della globalizzazione economica e aumentare la nostra sovranità nazionale nelle decisioni politiche. Dobbiamo riuscire a costruire un mondo più giusto e meno diseguale, senza incolpare quelli che rischiano la vita in fuga dalla povertà e dalla guerra.”


Dopo un lieto periodo passato tra Spagna e Scozia, Giovanni Ducoli si è laureato in Diritti dell’Uomo ed Etica della Cooperazione Internazionale. Scrive su Noisyroad ed è un grande appassionato di politica, oltre che di musica.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 giugno 2018 da in Migrazioni, Politica europea con tag , , , , .
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