Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Salute, sanità e diritti al tempo delle ATS. Come sta la Lombardia?

A cura di Omero Roberto Nessi

Quanto costano i diritti?

Perché è facile dire: “io ho diritto!”, ma in realtà senza soldi non si canta neanche messa.

Uno dei diritti inalienabili dell’umanità è quello alla salute, ma di soldi per garantirlo ne servono davvero tanti.

Per il 2018 lo Stato italiano ne ha stanziati, tramite il Fondo Sanitario Nazionale (FSN), 113.396 milioni di euro.

Come vengono spesi tutti questi soldi?

La legislazione in materia sanitaria è di carattere concorrente, il ché vuol dire che lo Stato ha la competenza di definire il quadro generale, cioè i principi fondamentali e le Regioni devono scrivere le Leggi che definiscano i modi per ottenere gli obiettivi da raggiungere, quindi come spendere i soldi.

Cosa vuol dire salute?

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità. In tema di salute, quindi, è importante identificare due elementi fondamentali, interconnessi, che sono la parte strettamente sanitaria e quella sociale.

Le norme principali di riferimento in Italia sono il D.Lgs. 502/1992 “Riordino della disciplina in materia sanitaria” e la L. 328/2000 “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”.

Lo Stato, tra le varie materie, definisce i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e i Livelli Essenziali di Assistenza Sociale (LEAS) che le Regioni devono garantire coi soldi del Fondo Sanitario Nazionale, distribuiti alle varie Regioni utilizzando criteri definiti in programmazione. Il sistema di valutazione dei pesi, per definire quanto va a chi è molto complesso. Si parte dagli indicatori più semplici, come quantità di popolazione, alla percentuale di popolazione anziana, particolari disagi geografici e altro.

Lo Stato ha adottato il sistema dei Diagnosis Related Groups (DRG) per armonizzare e contenere la spesa sanitaria. A ogni diagnosi viene assegnata un costo standard, in cui sono compresi la quantità di prestazioni effettuate, la complessità di esse e la media dei tempi di ricovero e altri parametri. In questo modo per ogni diagnosi, semplificando malattia, viene erogato alla struttura di ricovero un compenso uniformato, entro il quale devono rientrare i costi effettivi dell’ospedalizzazione.

Alla Regione Lombardia  il riparto del Fondo Sanitario Nazionale ha assegnato per il 2018 la bellezza di 110,1 miliardi di euro.

A questo punto arriviamo a come la Regione Lombardia spende questi soldi. La norma di riferimento è la Legge Regionale 30 dicembre 2009 , n. 33. “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”.

La particolarità di questa Legge la troviamo nella modifica avvenuta tramite la Legge Regionale 11 agosto 2015 , n. 23. “Evoluzione del sistema sociosanitario lombardo: modifiche al Titolo I e al Titolo II della legge regionale 33/2009”.

Probabilmente quando “andiamo all’Asl”, per uno qualsiasi dei servizi per cui si va, ci siamo accorti vagamente che sui cartelli è cambiata una sigla. Probabilmente quando andiamo dal “medico di famiglia” nulla, per noi, è cambiato.

In realtà da tre anni a questa parte i cambiamenti sono stati importanti.

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Fonte: http://www.btboresette.com

Per prima cosa l’Asl non esiste più, ora si chiama Agenzia di tutela della Salute (ATS). E’ una differenza sostanziale, perché non è più l’ATS a erogare i servizi all’utenza. Ha il compito di governare, vigilare, controllare e acquistare i servizi da quelle che vengono chiamate unità di offerta (UDO). Tra le UDO ci sono anche le ex Aziende ospedaliere, che hanno cambiato, anche loro, il proprio nome in Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST). Oltre al nome anche le ASST hanno modificato il loro ambito di competenza, dal nome stesso si può capire, che viene esteso a tutte le prestazioni territoriali che precedentemente erano in carico alle ex Asl. L’ospedale esce dalle proprie mura e si prende carico delle persone anche dopo la dimissione, ma anche prima del ricovero. Oltretutto si può notare l’allargamento della competenza all’ambito sociale.

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Fonte:http://www.ats-bg.it

E’ da sottolineare che le ex aziende ospedaliere pubbliche non hanno più una posizione di privilegio rispetto alle strutture private. Concorrono entrambe al medesimo livello all’assegnazione, da parte delle ATS, dei servizi da erogare. In fase di programmazione annuale le ATS definiscono il budget annuale, appunto, che assegnano a ogni UDO, fuori dal quale la struttura, privata o pubblica, non può più erogare in regime di servizio sanitario nazionale.

Cosa è il budget? L’ATS in armonia con le norme nazionali e regionali, in funzione del riparto del FSN assegnato alla Regione, in fase di programmazione annuale, definisce quante prestazioni sanitarie e sociosanitarie ad alta e media integrazione sanitaria devono essere erogate dalle UDO nell’anno di riferimento. In funzione dei DRG e dell’offerta presente sul territorio regionale, per tali prestazioni, assegna a ogni UDO una quantità di soldi, questa quantità di soldi è il budget della struttura, privata o pubblica, entro cui deve organizzare l’erogazione delle prestazioni offerte al servizio sanitario regionale.

Tornando alla vita comune la Legge regionale sposa il principio della presa in carico della persona nella sua interezza. In primo luogo si propone di farlo con l’integrazione tra il sistema sanitario e quello sociale. Il sistema sanitario è di competenza delle ATS, il sistema sociale è di competenza dei Comuni, tra i due vertici esistono svariate zone in cui le competenze si uniscono. Come è ben definito dall’O.M.S. questi due elementi sono strettamente interconnessi, per questo motivo la normativa prevede un continuo dialogo tra capacità e inoltre un coinvolgimento puntuale degli stakeholders, i portatori di interesse quali associazioni, organizzazioni, enti e altri.

Un altro principio importante di questo sistema è quello della sussidiarietà orizzontale. La valutazione di questo processo può essere presa partendo da varie angolazioni. In armonia con il concetto di presa in carico può essere intesa come l’allargamento delle responsabilità, limitando allo stretto necessario l’istituzionalizzazione della persona. Per istituzionalizzazione si intende la delega ad altri, strutture organizzate per lo più, la soluzione di un problema, con il quale si identifica una persona. Il principio di sussidiarietà orizzontale porta in se il concetto di rete sociale e sanitaria, ma anche comunitaria e familiare. Responsabilizzazione e collaborazione tra persone, per un percorso che porti al raggiungimento di obiettivi comuni.

Una materia estremamente complessa quella della sanità, che stimola il cittadino a doversi evolvere nelle proprie abitudini. Il sistema lombardo offre ampie modalità di informazione; operatori e utenti, ma ricordiamoci che anche gli operatori sono utenti, hanno la necessità e opportunità di aggiornarsi sui cambiamenti dello scenario sociosanitario. Le code agli sportelli e le lunghe liste di attesa sono ciò che balza all’occhio a ognuno di noi, quando si scontra con il S.S.N.

Dei Pronto Soccorso intasati ne vogliamo parlare? E’ un problema che non sarò certo io a risolvere…

Sapevate che esiste un portale in internet, della Regione Lombardia, per Prenotare visite ed esami con il servizio sanitario lombardo?

Comunque credo che, al di la di tutto questo,… l’importante sia la salute!

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Questa voce è stata pubblicata il 1 giugno 2018 da in Diritto-Diritti, Relazione Stato-Individuo, Salute, Sanità con tag , , , .
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