Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Oltre i muri, un’alternativa. I corridoi umanitari

A cura di Alessandra Cominetti

In un’Europa che alza muri, che esclude e si isola, lasciando fuori chi avrebbe più bisogno di essere incluso e firmando accordi con governi inesistenti, esistono delle realtà e delle persone che si muovono per cambiare la situazione, per creare progetti di vera accoglienza. Uno di questi progetti è quello dei corridoi umanitari, che forniscono una via sicura per l’arrivo in Italia di persone in condizioni di estrema vulnerabilità per motivi politici, sanitari o personali.

Ma cosa sono esattamente i Corridoi Umanitari?
Il Corridoi Umanitari nascono il 15 dicembre 2015 grazie alla sigla di un accordo di collaborazione fra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, le Chiese Valdesi e metodiste, il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Interno. Tale accordo prevede l’arrivo in Italia, nell’arco di due anni, di mille profughi dal Libano, dal Marocco e dall’Etiopia. La scelta di questi tre Paesi è strategica: in Libano convergono molte persone scappate dalla guerra in Siria o da situazioni politiche instabili del Medio Oriente; in Marocco si trovano moltissimi di coloro che fuggono da Paesi dell’Africa subsahariana; mentre in Etiopia giungono persone da diversi Paesi del corno d’Africa, quali Eritrea, Somalia e Sudan.

La procedura dei corridoi umanitari è relativamente semplice. Innanzitutto viene effettuata la selezione dei beneficiari per il rilascio dei “visti per motivi umanitari”: le associazioni proponenti, attraverso contatti diretti nei paesi interessati dal progetto o segnalazioni fornite da attori locali (ONG, associazioni, organismi internazionali, chiese e organismi ecumenici, ecc.) predispongono una lista di potenziali beneficiari. Ogni segnalazione viene verificata prima dai responsabili delle associazioni, poi dalle autorità italiane. Le liste dei potenziali beneficiari vengono trasmesse alle autorità consolari italiane dei Paesi coinvolti per permetterne il controllo. I consolati italiani nei paesi interessati rilasciano infine dei “visti con validità territoriale limitata”, ai sensi dell’art. 25 del Regolamento (CE) n.810/2009 del 13 luglio 2009 che istituisce il Codice comunitario dei visti, e che prevede per uno Stato membro la possibilità di emettere dei visti per motivi umanitari o di interesse nazionale o in virtù di obblighi internazionali. Per questi motivi i corridoi umanitari si propongono come un modello replicabile negli Stati dell’area Schengen attuando una sinergia virtuosa tra istituzioni e società civile. 

Durante tutto l’iter i beneficiari vengono accompagnati da operatori con i quali svolgono colloqui per comprendere al meglio il progetto e pianificare, per quanto possibile, il proprio futuro una volta giunti in Italia.

Quando l’Ambasciata italiana rilascia i documenti necessari, tutto è pronto per il viaggio: un viaggio in aereo, al sicuro e in piena legalià. Il fatto che il viaggio si svolga in questo modo implica anche un’accoglienza diversa all’arrivo: dimentichiamoci quei visi spaventati e infreddoliti avvolti dentro a coperte termiche, dimentichiamoci dei trattamenti sanitari atti a prevenire chissà quali malattie; ecco arrivare delle persone stanche ma sorridenti, con il loro bagaglio, pieno di ricordi, di dignità e umanità.

Striscione di benvenuto per i profughi giunti in Italia con i corridoi umanitari

Dopo l’arrivo in Italia le persone vengono accolte in alloggi distribuiti su tutto il territorio e inizia per loro un percorso personalizzato, che include corsi di italiano, stage e avviamenti al lavoro, la scuola per i bambini e una vera e propria inclusione sociale attuata grazie alla collaborazione con le comunità locali e alla valorizzazione delle competenze personali.

Il progetto dei corridoi umanitari è completamente autofinanziato dagli enti promotori grazie all’8 per mille della Chiesa Valdese e da altre raccolte fondi; questo significa che non c’è alcun peso sullo Stato. Anche le spese per l’ospitalità dei profughi vengono interamente sostenute in modo autonomo, grazie alla Comunità di Sant’Egidio, la Federazione dele Chiese evangeliche (nell’ambito del programma Mediterranean Hope) e la Tavola valdese tramite la Commissione Sinodale per la Diaconia.

I corridoi umanitari, nati due anni fa come progetto pilota, stanno dimostrando di essere oggi un modello replicabile: Francia e Belgio hanno già attuato i loro “primi corridoi”, con un progetto condiviso da diverse forze politiche, in nome di principi etici, quali la garanzia di vie legali e sicure per i richiedenti asilo e la tutela delle situazioni di vulnerabilità.
Anche in Italia è già stato firmato, alla fine del 2017, il nuovo protocollo che consentirà ad altri mille beneficiari di raggiungere l’Italia in maniera sicura e in completa legalità.

“Lasciare un segno”. Disegno di Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope

Mille è un numero infinitamente piccolo rispetto alla quantità di persone che premono per oltrepassare i muri e il filo spinato di cui ci siamo circondati, mille è un numero che non cancella le cause delle migrazioni, che non cancella le guerre, la povertà e lo sfruttamento; però il fatto che con i corridoi umanitari ci si impegni per mettere mille persone al sicuro, per dare loro un’alternativa, dovrebbe fungere da esempio e da lezione di civiltà per l’Italia e l’Europa intera.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 gennaio 2018 da in Migrazioni con tag , , , , .
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