Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Il nuovo gioco della finanza: la criptovaluta

a cura di Daniel Cabrini

 

La moneta! Il bene e il male, l’amore e la guerra.
“La moneta ha accompagnato, nelle forme più diverse, millenni di storia della civiltà. Può servire a guarire o a uccidere, è fonte di liberazione o strumento di discriminazione, è ottenuta lecitamente oppure col crimine, è strumento di coesione sociale o fonte di violenza. Prezioso e inutile allo stesso tempo, il denaro congela in sé valore, ricchezza, potere, eppure si materializza in qualcosa che è pressoché privo di utilità per i nostri bisogni” (Per approfondimenti sulla moneta: La moneta, Andrea Terzi)

Che valore ha la moneta? Nel lungo periodo non ne ha uno. Come riporta il premio nobel per l’economia, Samuelson, nel suo libro “Economia”, “la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare” e come ben sa chi si è anche solo avvicinato all’economia, ciò che una moneta può acquistare varia nel corso del tempo, in molti casi anche considerevolmente.

Chi si interessa di geopolitica o geoeconomia sa bene che moneta è anche qualcosa di più. Moneta è una delle proiezioni di potenza del proprio paese nello scacchiere internazionale, una delle diverse chiavi che permettono ad un paese, o ad un insieme di paesi come l’Europa, di giostrare i propri interessi e di mantenersi ad un livello alto della gerarchia internazionale, conservando la capacità di guidare l’ordine internazionale, i mercati finanziari, la competizione politica, le controversie diplomatiche e i processi di sviluppo sociale ed economico.
E così che, come spiegava il celeberrimo Sun Tzu nel suo trattato “l’arte della guerra”, “gli affari militari sono un’importante questione di stato; il terreno su cui si giocano vita e morte; il Dao del permanere e del perire. Non analizzarli è dunque impossibile.” Questi affari, al giorno d’oggi, per le grandi potenze, sono soprattutto economici. Come ben sappiamo, le guerre tra i paesi ricchi, come si è visto negli ultimi decenni, non vengono più fatte con fucili e cannoni ma tramite strumenti meno visibili.

Fonte: Traduzione del lavoro di Jessica Hagy. “L’arte della guerra in grafici”

Così, nel nuovo millennio, mentre le immense società di big data se la giocano alla pari con i grandi paesi della terra a livello di potenza e popolarità, (vedasi l’interesse alla candidatura di Zuckemberg a presidente Usa spiegata in Limes 2/2017 “Chi comanda il mondo”a pp. 214-215), le criptovalute affrontano le monete.
Mentre le grandi banche centrali continuano a battagliarsi tra di loro, il mercato online supera ogni barriera e entra nella partita accanto alle monete stampate.
Prima di procedere è bene chiarire il concetto di criptovaluta. Anche se in Italia spesso la criptovaluta viene assimilata alla moneta elettronica delle carte di credito emesse dalle banche, nella realtà, ma soprattutto all’interno della comunità finanziaria internazionale il concetto si estende. Le criptovalute sono vere e proprie valute elettroniche create e detenute esclusivamente in rete. Nessuno le può creare artificialmente se no la rete stessa tramite software di calcolo. L’inventore della criptomoneta più famosa, il bitcoin, Satoshi Nakamoto (nome inventato per celare la vera identità), ha creato questa moneta nel 2009 per permettere nuove forme di pagamenti online, non avendo nessun legame con le monete tradizionali.
La sua natura elettronica e di proprietà condivisa tramite struttura peer to peer e l’assenza di un’autorità centrale, rende impossibile, per ora, a qualsiasi autorità monetaria o governativa il blocco della stessa. Ugualmente il sequestro, il blocco di trasferimenti o la manipolazione del valore sono impossibili alle autorità centrali, rendendo questa valuta un giardino dell’eden per l’evasione e un mezzo per il trasferimento di denaro in paradisi fiscali.
Rispetto alla quantità di moneta e al valore intrinseco dettato dai mercati, Nakamoto ha previsto la creazione di un massimo di 21 milioni di unità, crescendo tramite serie geometrica ogni 4 anni. Così ad oggi sono già state create circa i ¾ del totale delle monete e ci vorrà circa un trentennio per la completa creazione di tutti i bitcoin. Oltre al bitcoin possiamo trovare per capitalizzazione l’ethereum, il lite, il ripple e diverse altre valute minori.
La comunità finanziaria internazionale, le banche centrali e i governi hanno osservato non immobili la stratosferica crescita improvvisa e incontrollata dell criptovalute pur non potendone controllarne i flussi ne combattere l’evasione o l’accentramento della valuta nelle mani di pochi.

Fonte: modifica dei grafici interattivi http://www.money.it

E dopo aver speso migliaia di miliardi di dollari per la protezione della stabilità economica e bancaria, la ripresa della crescita, le incertezze politiche (tra cui Brexit, Grexit, Trump, ecc.), le potenze monetarie si preparano ad un confronto con le criptovalute.
Così il paese dello sceicco al-Khalifa ha già bloccato lo scambio di criptovalute, affermando che in quegli scambi si celava un’ immensa fuga di capitali dal paese. Stessa cosa per Xi Jinping il quale ha bloccato prima le ICO (Initial Coin Offering), offerte pubbliche di valuta elettronica, sospendendo poi l’operatività di BTC China, una delle maggiori piattaforme di scambio per criptovalute, per tutti i residenti in Cina. L’utilizzo di questi strumenti senza regole e controlli ha infatti fatto guadagnare al bitcoin il 70% sul cambio con l’euro, l’80% sul dollaro e addirittura il 140% sullo yuan, facendoci capire la paura delle autorità di Pechino.
Anche in Europa un gruppo di esperti, sotto la guida di Mario Draghi, tiene sotto controllo la penetrazione delle criptovalute nei mercati dell’Eurozona.
Similmente James Dimon, CEO di JP Morgan Chase, ha minacciato i propri dipendenti di licenziamento nel caso in cui venissero scoperti a fare trading sul Bitcoin.
Dall’altro lato della medaglia la battaglia continua su un altro piano.
Mentre, come ci si può aspettare, le colossali imprese di big data, come Apple, Amazon, Google, Facebook e Twitter, esplorano con maggiore celerità i possibili sviluppi e guadagni dal’utilizzo di valute elettroniche e di conseguenza la creazione di prodotti e servizi tradizionalmente forniti dal settore bancario, le grandi banche e i grandi investitori battono le stesse strade delle compagnie online.
Così sulle grandi piazze finanziarie ciò che interessa maggiormente è aggiudicarsi una fetta del business miliardario di criptovalute prima che qualche autorità centrale si infastidisca e faccia ordine.
Anche se le big banks non possono fare trading in un mercato così imprevedibile e volatile, hanno però fiutato il potenziale di crescita che queste valute hanno al loro interno. Si pensi solo che in 12 mesi il valore è passato da 600 dollari fino al picco di 5000 dollari di inizio mese oppure possibilità di finanziare tramite ICO nuove aziende tecnologiche, sperando di scoprire qualche nuova Apple, Google o Facebook.
Così mentre le grandi imprese finanziarie avvertono della presunta bolla speculativa, definendola peggiore di quella dei Papaveri, hanno al proprio interno ricercatori e analisti che tentano di arrivare prima degli altri allo sviluppo di una propria valuta basata sul blockchain, la famosa tecnologia del registro distribuito che è alla base del bitcoin. La stessa JPMorgan fa parte della Enterprise Ethereum Alliance, il gruppo di aziende che si occupa di svilluppo di ethereum, la criptovaluta creata per gli smart contract, e in Hyperledger, mentre altre hanno iniziato ad operare per proprio conto. Stessa cosa per alcuni paesi, in primis Estonia e India, i quali pensano di creare nuova moneta elettronica di stato.
L’ultima trovata finanziaria è invece l’ideazione del primo Etf in Bitcoin, in attesa di approvazione dalla SEC. Nella pratica uno strumento derivato valutario alla cui base ha come sottostante una valuta che non ha nessun controllo se non la “mano invisibile” di Smith.

Fonte: adviseonly.com sezione finanza

Alla luce di tutto ciò, nel caos mondiale e nella speculazione crescente, la velocità del cambiamento all’interno degli scenari geopolitici e geoeconomici, dovuta anche al colossale impatto delle tecnologie digitali nei mercati finanziari, la difficoltà che hanno le autorità centrali nel permettere e gestire il passaggio tra vecchi e nuovi schemi è indubbiamente complesso. Come ben sanno infatti a Francoforte, Bruxelles, Pechino, Washington, Tokyo, ecc. ogni insicurezza ed esitazione porta nuovo disordine e nuova speculazione, anche se spesso le nuove tecnologie hanno portato alla fine anche innovazione e cambiamento positivo.
L’indipendenza della valuta digitale da ogni tipo di autorità o governo nazionale con la capacità di permettere pagamenti elettronici globali senza controlli e senza costi di transazione potrebbe essere molto utile all’implementazione dello sviluppo del commercio digitale globale indipendente da tassi di cambio e di interesse ma anche la perdita del controllo su emissione, circolazione e valore della moneta e la rete di sicurezza delle istituzioni contro riciclaggio di denaro, esportazione illecita di capitali ed evasione fiscale.
Sarà necessario che per evitare squilibri all’interno del sistema mondo, la regolamentazione trovi il modo di dare una risposta ai cambiamenti senza bloccarli. Il rischio, nel caso avverso, non è facilmente calcolabile.
La sfida di questo secolo consiste nel riuscire a coniugare l’innovazione riuscendo a garantire i beni pubblici e i diritti fondamentali, tra cui la stabilità del sistema.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 settembre 2017 da in economia, Finanza Etica, Geopolitica, Sostenibilità con tag , , , , , .
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