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Il Multiculturalismo in Canada

A cura di Luca Maria Torre

Il multiculturalismo è la convivenza di diverse culture e in senso generale fa riferimento alla compresenza di varie comunità con origini, abitudini e cultura differenti. Nello specifico, invece, si fa riferimento a determinate politiche attuate da alcuni Stati nazionali volte a limitare le disuguaglianze tra le diverse etnie e al tempo stesso per valorizzarle.

Uno Stato che ha attuato il multiculturalismo nelle proprie politiche pratiche è il Canada.

Multiculturalismo canadese

Il Canada è tra i Paesi con il più alto tasso di immigrati. Oltre 300 mila immigrati hanno raggiunto le sponde del vasto paese nordamericano nell’ultimo anno. Ma l’immigrazione è una delle basi portanti nella costruzione della nazione canadese, dato che su una popolazione di 35 milioni di abitanti, oltre il 25% dei canadesi ha le proprie radici altrove, o quanto meno miste.

Le origini degli immigrati canadesi sono soprattutto scozzesi, irlandesi, tedesche, italiane, cinesi e ucraine. Infatti, l’immigrazione europea e cinese fa parte delle prime ondate che a cavallo di diciannovesimo e ventesimo secolo popolarono le terre canadesi. Mentre a partire dal secondo dopoguerra, una nuova ondata portò in Nord America persone provenienti soprattutto dall’India e dalle Filippine (rispettivamente, 700 mila e 320 mila), rappresentando il 6% della popolazione.

Differente invece è la situazione delle popolazioni indigene: innanzitutto ci sono gli Inuit (cioè eschimesi), i quali vivono nei territori settentrionali della parte ovest e in parte in Quebec e Terranova. Per finanziare le attività commerciali e sociali della comunità indigena, sin dalla fine degli anni ’50, sono state costituite cooperative di Inuit. I Métis invece (in spagnolo mestizo, cioè mezzo sangue), furono riconosciuti come abitanti aborigeni solo con la proclamazione del Constitution Act del 1982. La loro patria è costituita dalle province canadesi della Columbia Britannica, Alberta, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, così come i Territori del Nord-Ovest come per gli Inuit.

Tale composizione etnica pone multiculturalismo e tolleranza come spina dorsale della società canadese. Difatti come afferma il Professore Harold Troper dell’Univeristà di Toronto: “Ethnicity does not replace Canadian identity; it is Canadian identity.”, ossia l’etnicità non sostituisce l’identità canadese, è proprio la sua identità.

L’azione politica canadese nei confronti del multiculturalismo si concretizza definitivamente con il Multiculturalism Act del 1988. L’Atto del Multiculturalismo canadese deriva dal dibattito sulla questione del bilinguismo e del biculturalismo iniziato negli anni sessanta, questione ancor oggi dibattuta con una certa vivacità tra gli abitanti francofoni e anglofoni. Sempre dagli anni sessanta deriva la questione degli aborigeni, ancor oggi non risolta. Il primo passo “politico” verso il multiculturalismo è stato fatto nel 1971 dal Primo Ministro Pierre Trudeau. Venne adottata la Multiculturalism Policy of Canada, andando così ad implementare una politica dichiaratamente multiculturale per la prima volta nella storia globale, non solo canadese. Secondo step del paese in questa direzione è quello della conferma dell’adozione delle politiche multiculturali con la Canadian Charter of Rights and Freedom nel 1982. Sempre negli anni ottanta, nel 1985, viene varata la Broadcasting Policy Reflecting Canada’s Linguistic and Cultural Diversity, legge che prende atto della vivace scena mediatica canadese con trasmissioni in lingue non ufficiali. Infine, nel 1988, il governo guidato dall’allora Primo Ministro Brian Mulroney, il Parlamento del Canada implementa il Multiculturalism Act, andando ad affermare il multiculturalismo come sistema sociale e normativo.

Se volete dare un’occhiata al documento originale, ecco il link.

Citando il sociologo Adel Jabbar dell’Università Ca’ Foscari di Venezia si può dire che ogni cultura è multiculturale perché in essa sono riscontrabili sedimenti provenienti da luoghi e da popoli diversi. Il sociologo afferma che, se il confine statuale è rigido, quello culturale è fluido: gruppi separati da confini statuali possono avere consuetudini culturali simili, mentre altri che vivono nello stesso Stato possono avere tra di loro più differenze che similitudini. Non ci si può più vincolare all’ideologia degli Stati-nazione, oggi più che mai bisogna allenarsi a riconoscere la pluralità e la dinamicità degli elementi che contribuiscono alla formazione delle identità. Bisogna inoltre ricordare che ogni società è multiculturale, perché coesistono diversi sistemi valoriali.

Per concludere è doveroso dire che alcuni studiosi, però, preferiscono al concetto di multiculturalismo quello di interculturalismo. Con questo termine ci si riferisce a una situazione in cui i vari gruppi etnici presenti su un territorio sono invitati al dialogo, allo scambio, alla contaminazione delle loro lingue, abitudini, culture. L’interculturalismo consente di superare alcuni difetti delle politiche multiculturali, quali la tendenza a mantenere fissi i confini tra i vari gruppi, a pensare che le culture siano delle entità rigide che permangono uguali a sé stesse nel trascorrere del tempo. Il rischio di questa politica quindi è quella di rafforzare le differenze e di rendere complicato il dialogo, anche se si pone come fine il dare dignità a tutte le culture. L’approccio interculturale andrebbe oltre. È il passo in più. Dà spazio all’apertura, alle connessioni, alla capacità che ogni cultura ha di mutare attraverso il contatto con le altre. Dopotutto, noi siamo fatti degli altri.

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