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Kazakistan, un Paese che cambia: tra Astana 2017 e nuovi sguardi ad est e ovest

A cura di Stefano Remuzzi

Il 10 giugno nella capitale Kazaka prenderà il via l’EXPO internazionale Astana 2017. Il Kazakistan sta impiegando circa 3 miliardi di dollari, il doppio di quelli previsti per la manifestazione.

Pronti al momento, tra gli altri mastodontici edifici, un nuovo terminal e una stazione ferroviaria sorta dal nulla. Come le stesse strutture che andranno a comporre l’intera esposizione anche la capitale Astana (che in Kazako significa appunto “capitale”) è sorta dal nulla. Circa vent’anni fa infatti la capitale era Almaty, ma per Nazarbayev, primo e unico presidente del Paese, la città era troppo vicina alla Cina, così la sposta di 100 chilometri e la battezza appunto Astana. La città conta circa 850.000 abitanti su una superficie di 700.000 chilometri quadrati, praticamente una città fantasma.

Astana, Kazakistan

Quella di Astana sarà un’esposizione più piccola rispetto a quelle universali e farà da cerniera tra l’expo di Milano del 2015 e quella di Dubai del 2020. Parteciperanno circa 115 Paesi, tra cui l’Italia, e 18 organizzazioni, tra cui l’Onu, l’Unesco e l’Osce, nonostante il Kazakistan sia criticato dalla comunità internazionale per lo scarso livello di democrazia.

In linea e in proseguimento con l’expo di Milano, Astana porterà sul suo territorio tutto ciò che riguarda l’energia pulita: Astana 2017 “Future Energy”, l’energia del futuro. Il tema scelto dal Kazakistan è probabilmente la questione più imminente da affrontare e su cui sarà necessario che i governi di tutto il mondo riescano a collaborare, sulla scia dell’Accordo di Parigi sul clima e dell’Agenda 2030 di sviluppo sostenibile adottata dalle Nazioni Unite.

Pannelli solari, pale eoliche e una rete elettrica intelligente alimenteranno il sito. Dentro al sito dell’Expo il Kazakistan sta costruendo un centro per la ricerca scientifica, un teatro da 1000 posti a sedere, una galleria d’arte capace di accogliere 1000 persone ogni ora, un anfiteatro all’aperto da 7000 spettatori, uffici, hotel e 700 abitazioni.

L’edificio che certamente attirerà più persone è proprio quello del Kazakistan. Un’enorme sfera dal diametro di 80 metri ne fa la più grande costruzione sferica di cristallo al mondo.

Anche lo stesso presidente non ha badato a spese e a dimensioni. Per l’occasione si è fatto costruire un palazzo presidenziale di 37.000 metri quadri (per un confronto dimensionale l’Eliseo in Francia ne conta 11.000).

Il Presidente del Kazakistan Nazarbayev

Le ricchezze minerarie del Kazakistan di uranio, zinco, tungsteno, bario, argento e i ricchi giacimenti petroliferi saranno le principali risorse per poter coprire le spese dello sviluppo e il maxi progetto è ormai in dirittura di arrivo. Curioso e controverso certamente il fatto che gli introiti che copriranno i costi per l’esposizione internazionale sulle energie rinnovabili verranno principalmente dalla vendita del petrolio in tutto il mondo. Del resto il Kazakistan è uno dei principali estrattori di petrolio dell’Asia.

Sicuramente uno degli obiettivi del paese è quello di entrare nelle grazie delle tratte commerciali tra Cina, Russia e d’Europa, con l’obbiettivo di accaparrarsi i flussi commerciali che viaggeranno lungo le rotte della nuova via della seta.

Recentemente il Kazakistan ha dichiarato che entro il 2025 adotterà l’alfabeto latino, chiaro segnale di una decisione concreta di abbandonare la cultura russa e di un desiderio di emanciparsi da Mosca. La sua posizione geografica pone il Paese come un ponte tra l’estremo Oriente e l’Europa e lo dimostra anche l’intensificarsi dei rapporti con la Cina e la costruzione di una ferrovia che porterà le merci dalla Cina all’Europa, passando appunto per il territorio Kazako. Non mancano relazioni di cooperazione con i vicini Uzbechi e Turckmeni anche se esistono ancora una serie di problemi tra i Paesi.

Astana 2017 sarà sicuramente una grande occasione di visibilità per il paese che lo porrà al centro delle cronache commerciali mondiali.

Come per ogni esposizione di questo tipo sono molti i fondi che vengono spesi per queste esposizioni mondiali e internazionali.

La critica sulla scelta relativa all’uso di ingenti finanziamenti per la preparazione di questi grossi eventi è lecita e legittima, soprattutto quando vengono fatti in Paesi dove le disuguaglianze interne sono un’emergenza che richiederebbe attenzioni politiche e operative (vedi mondiali in Brasile)

La speranza è che questa esposizione possa essere un trampolino di lancio per il Paese, che sappia fare buon uso delle risorse e dei legami che questa porterà, e che parte di queste ricadute positive possano investire i cittadini kazaki.

 

 

 

 

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Un commento su “Kazakistan, un Paese che cambia: tra Astana 2017 e nuovi sguardi ad est e ovest

  1. Mauro Tamagni
    11 giugno 2017

    Molto interessante

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2017 da in Geopolitica, Sostenibilità con tag , , , , .
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