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UCRAINA: 3 anni dopo il referendum per l’autodeterminazione della Crimea

A cura di Nicola Ghilardi

In questo articolo tenterò di offrire al lettore un “leggero riepilogo” dei fatti e degli accadimenti più importanti avvenuti dopo il Referendum per l’autodeterminazione della Crimea. Poco più di tre anni fa, più precisamente il 27 febbraio 2014 il Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea (parlamento) decise di indire un Referendum per chiedere una maggiore autonomia dall’Ucraina ma (da sottolineare) non per ottenere l’indipendenza.

Per comprendere meglio le “parti” in gioco è necessaria una breve premessa: la Repubblica di Ucraina è composta da 27 regioni suddivise in 24 province, 1 repubblica autonoma (Crimea) e due città con statuto speciale (Kiev e Sebastopoli). La repubblica autonoma della Crimea ha una propria Costituzione approvata nel 1998 redatta in sostituzione della precedente datata 1992 che concedeva un maggior grado di autonomia alla regione. Difatti è espressamente previsto che il Parlamento ucraino possa porre il veto a qualsiasi legge approvata dal Consiglio Supremo della Repubblica autonoma di Crimea. Pur ottenendo un giudizio negativo da parte del Parlamento Ucraino, i leaders politici della Crimea decisero di anticipare la data del referendum al 16 marzo modificandone l’oggetto. La richiesta tramutò da maggiore autonomia dall’Ucraina all’adesione alla Federazione Russa. Agli elettori della penisola si chiese di esprimere la propria preferenza per una delle seguenti opzioni: Riunificazione della Crimea con la Federazione Russa oppure Riattivazione della Costituzione del 1992 e reintegro della Crimea nell’Ucraina.

L’Ucraina divisa – via Limes

Secondo le fonti ufficiali provenienti dalla penisola di Crimea, circa l’83% degli aventi diritto partecipò alla votazione scegliendo per il 97% la riunificazione con la Russia. Il giorno successivo le autorità politiche proclamarono l’indipendenza dall’Ucraina e formalizzarono la richiesta alla Federazione Russa di annessione come una nuova Repubblica della Federazione stessa. Quasi immediatamente il presidente russo Putin adottò un decreto che riconobbe la Crimea come stato sovrano. Appena due giorni dopo il Referendum, il presidente Putin presentò al Consiglio della Federazione Russa una legge di riforma costituzionale per la creazione di due nuove entità all’interno della Federazione Russa: la Repubblica di Crimea e la Città di Sebastopoli. Venne inoltre stipulato un trattato internazionale che sancì il passaggio della Crimea all’interno della Federazione Russa. Questa serie “lampo” di provvedimenti portò l´Unione europea e altri attori internazionali (ONU, OCSE) ad adottare delle sanzioni economiche contro la Russia preannunciandone ulteriori. Vennero contestate principalmente le mancate condizioni di rispetto della libertà di espressione dei votanti in occasione del referendum; esse furono giudicate non in grado di garantire un processo “naturale e sincero”.

Il conflitto che nel corso degli ultimi 3 anni si sta combattendo sul territorio ucraino si può considerare una “guerra dimenticata” data la poca importanza attribuitale da parte delle istituzioni e della cittadinanza europea. Durante il 2014 con lo scoppio delle prime rivolte armate nelle regioni est dell’Ucraina, precisamente a Donetsk e a Luhansk si crearono due fazioni: da una parte l’esercito regolare ucraino, supportato da numerose milizie nazionaliste e dall’altra i ribelli filorussi sostenuti dalle neonate Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. Nel corso di questi anni, le organizzazioni internazionali hanno tentato più volte di “contenere” il conflitto con accordi di cessate il fuoco, ma puntualmente ogni accordo è stato violato da una e dall’altra parte. Si può affermare che rispetto al 2014 gli scontri e l’ampiezza del conflitto sono aumentati. La caratteristica principale di questa guerra è lo statico logoramento che sta scalfendo e segnando irrimediabilmente le zone di combattimento. La linea di contatto ad Est del Paese è stata trasformata in uno scenario molto simile alle trincee e alle postazioni di guerra viste durante la Prima Guerra Mondiale.

Come riportato in un mio precedente articolo: L’importanza geopolitica dell’Asia centrale nel “Nuovo Grande Gioco”. La Turchia, il controllo delle risorse e del commercio sul confine euro-asiatico“, il ritorno alla ribalta della Russia e della Turchia come “giocatori” nello scenario internazionale e l’evolversi dei conflitti in Iraq e Siria hanno relegato all’oblio il conflitto ucraino. Gli ultimi dati comunicati dal Governo riportano circa 10.000 vittime e 30.000 feriti; il numero degli sfollati interni risulta invece di 1.4 milioni. Dall’altra parte invece, un’indagine compiuta dal Centro russo sullo studio dell’opinione pubblica evidenzia che un cittadino russo su quattro vuole il riconoscimento di legittimità alle autoproclamate repubbliche popolari (DNR – Doneckaja Narodnaja Respublika e LNR – Luganskaja Narodnaja Respublika). Nel frattempo la Corte Internazionale di giustizia dell’Aja ha respinto la denuncia ucraina posta nei confronti della Russia; l’accusa riguardava il continuo rifornimento di armi, ecc ai presidi ribelli situati nel Paese. La Corte contemporaneamente ha obbligato il governo russo a rispettare le minoranze etniche presenti in Crimea soprattutto quella tatara. Lo scontro e la lotta delle popolazioni tatare ha antiche radici e arriva sino ai giorni nostri. Nel 1783 la Russia zarista conquistò i territori della penisola di Crimea all’Impero ottomano destabilizzando l’equilibrio della regione sino ad arrivare nel 1944 quando i Tatari dovettero subire una deportazione di massa verso l’Asia centrale come pena per aver collaborato con le truppe nazi-fasciste durante l’Operazione Barbarossa. Collaborazione tra l’altro mai dimostrata dall’Unione Sovietica. I timori mostrati dalla Corte risultano quindi dovuti alla lunga storia di violenza e soprusi subita dalla popolazione tatara; difatti l’Organo delle Nazioni unite ha imposto ai governi locali di assicurare ai Tatari la disponibilità dell’istruzione in linguaggio ucraino.

Divisioni etniche e linguistiche presenti in Ucraina – via Limes

Da Sikes-Picot a Lloyd George e Winston Churchill le superpotenze occidentali hanno tracciato su tavola linee di disegno per appagare il proprio tornaconto procurando innumerevoli ostilità. L’Ucraina è solamente l’ultima dell’elenco(!?) Ad oggi il sogno di una Ucraina unita si scontra con la guerra civile che ha reso ancor di più inefficiente e disfunzionale lo Stato; il premier ucraino Volodymyr Groysman ha dichiarato che la soluzione per risolvere la crisi passa dalla ripresa del controllo sulle aree produttive di carbon fossili. Attualmente tali zone sono sotto il controllo delle truppe separatiste e rappresentano la principale fonte di approvvigionamento e ricchezza delle neonate repubbliche. Lo scontro quindi andrà avanti sino a quando una delle due parti soccomberà?

Di sicuro la bravura nelle previsioni e nella gestione di queste delicate questioni rappresenterà un importante test per la nuova presidenza Trump. Washington si disimpegnerà diplomaticamente dalla regione o continuerà a supportare Kiev nelle questioni geopolitiche? Permettere l’esercizio dell’autodeterminazione delle tre principali entità culturali e politiche presenti sul territorio ucraino (Novorossiya, Galizia ed Ucraina) potrebbe essere l’unica soluzione “pacifica” alla questione? Sarà possibile effettuarla senza l’intrusione di superpotenze o imposizioni esterne? O questa soluzione non risulta accettabile per gli Stati Uniti e la sua alleata Unione Europea? Al momento l’unica certezza è che dopo tre anni dal referendum l’unica guerra combattuta su suolo europeo continua e non sembra terminare.

Rappresentazione delle “3 Ucraine” del futuro. via http://stanislavs.org/wp-content/uploads/2016/02/lresr2_map5.jpg

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Questa voce è stata pubblicata il 19 maggio 2017 da in Europa dell'Est, Geopolitica con tag , , , , , .
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