Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Io so di non sapere. Chi ha paura delle “fake news”?

A cura di Omero Nessi

La sostanziale differenza tra chi vuole un filtro che debelli le “fake news” e il sottoscritto è che, di quest’ultime, io non ho paura.

Mi basta un click e non ne tengo conto. Forse non basta, ma comunque io mi informo utilizzando tutti i canali che mi sono forniti, in modo da valutare se una news sia utile, veritiera, o meno. Quindi non posso, e soprattutto non voglio, avere paura; condizione generalmente derivante proprio dalla “non conoscenza” di un fatto. Allo stesso modo non ho paura del buio in quanto tale, perché so che non è “il buio” a essere un pericolo, di per sé, è il mio approccio verso il buio stesso a creare o meno tale paura.

via pixabay.com

Sono per la libertà di espressione, senza se e senza ma. Potete cercare di farmi cambiare idea, quanto volete, ma non ci riuscirete: ho i mezzi per sapere che mentite. Se non mentite cambierò idea, senza alcun problema, anzi, felice di farlo.

In alcuni luoghi di questo mondo non sarebbe così. Se fossi nato, per esempio, nella Corea del Nord, secondo “Reporters without borders”, non avrei avuto questa possibilità. Forse, se non fossi nato in Italia, avrei un’idea diversa. Anzi, ne sono certo. Ma la mia attuale idea è che preferisco 1000 “fake news” alla censura.

Il dato di fatto è che, invece, determinati governi proclamano lotta all’informazione secondo il principio della non veridicità di ciò che viene divulgato.

Un’area che ci riguarda da vicino è quella dei Balcani, a cui si aggiunge la Turchia, sia per ragioni storiche sia per una sorta di processo di europeizzazione che, a fasi alterne, sembra toccare questi territori. Alcuni dei paesi balcanici sono già entrati nell’Unione Europea, con altri è in corso il dibattito, con la Turchia invece sembra sia quasi definitivamente tramontata l’ipotesi.

Per questi e altri motivi, la libertà di espressione e informazione in queste zone appare importante.

Una di queste situazioni, che è balzata alla nostra attenzione per l’arresto di Gabriele Del Grande, poi rilasciato dopo 14 giorni, è quella della Turchia, dove più di cento giornalisti sono detenuti, per motivi strettamente connessi alla loro attività di giornalisti.  Sabato 29 aprile 2017 le autorità turche hanno bloccato l’accesso a Wikipedia nel Paese.

via Wikipedia

Non solo le autorità turche a credere che Wikipedia sia un sito pericoloso; le autorità russe e quelle cinesi condividono tale opinione.

Tutto indica che, in moltissimi luoghi sparsi per il mondo, la questione della libera informazione non troverà una soluzione stabile in tempi brevi.

L’area balcanica, come terra di confine tra l’Europa e il vicino Oriente, è interessata da circa due secoli da instabilità geopolitica.

Tra i Paesi compresi in questa parte del mondo, la Macedonia, interessata anche da i gravi avvenimenti recenti e da un’instabilità politica che dura da circa due anni, sembrerebbe essere il fanalino di coda rispetto alla libertà di informazione, tanto che Reporters without borders la definisce come le mauvais élève des Balkans per il 2017.

La Bulgaria segue a ruota la Macedonia. Eventi tra cui le ultime elezioni, che hanno registrato una risicata maggioranza per il terzo governo del Primo ministro Boyko Borisov, potrebbero far presagire ulteriore instabilità in un Paese che ha già pesanti ingerenze politiche. Tenendo conto che la Bulgaria è membro dell’Unione Europea, la situazione pone non pochi interrogativi.

Seguono nella classifica sulla libertà di stampa Montenegro dove, tra i fatti più eclatanti, si ricorda che durante il giorno delle elezioni politiche, lo scorso 16 ottobre, sono stati bloccati Whatsapp e Viber (social di messaggistica istantanea) e Ucraina, in cui la libertà di espressione è sostanzialmente annullata, data la totale impossibilità di dissenso. Pena, come minimo, la detenzione.

Situazioni meno problematiche ma tutt’altro che idilliache sono identificabili in Slovacchia, Slovenia e Romania,  dove sembrerebbe che gli standard medi siano se non altro accettabili.

Il quadro generale è allarmante, ma tale rimane. Soprattutto, a mio avviso, è reso evidente il dato che dove c’è un problema di democrazia, intesa in senso universale, c’è una limitazione della libertà di espressione e di stampa, quindi di informazione.

Chi detiene il potere, democratico (cioè di rappresentanza) o meno (cioè autoritario), dispone di maggiori mezzi per condizionare la società e fare i propri interessi. Si rende necessario un sistema di contrappesi per ridurre questo squilibrio. Uno di questi contrappesi è la libertà di espressione e di informazione e ciò che avviene nell’area balcanica ne è un chiaro esempio.

Al momento l’Italia non è al livello delle più moderne democrazie rispetto alla libertà di stampa e di informazione. Per ora, però, le difficoltà che si trovano in questo frangente si collocano fuori dalle istituzioni. Siamo protetti da una Costituzione che ritengo la più bella del mondo. Nonostante ciò spesso viene trascurata o interpretata artificiosamente dal legislatore; fortunatamente esiste una Corte Costituzionale che rimette sulla strada maestra chi devia un po’ troppo. Alla Camera dei deputati, la Commissione per i diritti e i doveri relativi a Internet avvierà un’indagine conoscitiva sulle fake news. Un risalto a questo fenomeno che, a mio avviso, produrrà l’ennesimo mostro normativo.

Risultati immagini per costituzione italiana

via saidinitaly.it

Non di rado si sviluppa la tendenza a creare clamore verso un argomento per utilizzarlo come chiave di volta e indirizzare così il senso comune verso un approccio favorevole, per esempio, alla diminuzione dei diritti, o delle libertà; per poi attuare provvedimenti che limitino gli stessi, col pieno consenso della popolazione. Questa è la Democrazia. Sta a ogni singolo cittadino fornirsi degli strumenti adeguati per poter prendere decisioni e formarsi opinioni.

Il problema non sono le fake news, il problema è il libero cittadino che non si informa.

L’esercizio dei Diritti è come l’esercizio fisico. Appena smetti, ti viene la pancia.

 

 

 

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Questa voce è stata pubblicata il 12 maggio 2017 da in Diritto-Diritti con tag , , , , .
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