Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Verso un mondo che cambia: Brexit, Trump e l’Europa

 A cura di Stefano Remuzzi

Come ci ha ricordato Luca settimana scorsa, abbiamo festeggiato da poco il sessantesimo compleanno della Comunità Europea, ma mai come in questi ultimi anni si è parlato tanto del così detto “ritorno dei nazionalismi” e dei “nuovi partiti populisti” nel vecchio continente, accompagnati dalle elezioni oltre oceano che fanno pensare a tutto fuorché ad un’ apertura verso la cooperazione e la condivisione.

Dal 2014 ad ora si è verificato un incrementato dei flussi migratori verso l’Europa dovuti ad un deterioramento dei conflitti nel mondo, soprattutto in Siria e Iraq, ma anche nella fascia subsahariana del continenti africano.

L’incubo del terrorismo è venuto a bussarci alle porte rendendo vulnerabile una zona del mondo che non vede conflitti sul suo solo dalla fine della seconda guerra mondiale.

A tutto questo va aggiunta la pesante crisi economica che dal 2008 attanaglia l’Europa e che ha portato conseguenze disastrose nel campo della produzione, in quello del lavoro e un incremento della disoccupazione giovanile.

Tutto questo e probabilmente anche altro ha dato il via a correnti di pensiero e movimenti che spingono alcune nazioni verso l’uscita dall’Europa. Questo è quello che è accaduto quasi due anni fa nel Regno Unito. Ma quali sono gli elementi che maggiormente hanno spinto la Gran Bretagna ad uscire dall’Europa?

Brexit

Secondo la rivista Morningstar gli elementi che hanno favorito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non sono da cercare tanto nel rifiuto o nella paura di un intensificarsi del fenomeno migratorio, quanto più nell’aumento di quelle che sono le disuguaglianze all’interno del Paese. Infatti nelle zone con più alta presenza di stranieri la maggior parte delle persone ha votato per rimanere all’interno dell’UE.

Si nota in oltre una relazione tra i voti favorevoli dell’uscita del Regno Unito dall’UE e gli effetti negativi che l’import cinese ha avuto in alcune aree. Nelle aree infatti in cui questo effetto è stato maggiore, con una conseguente riduzione del benessere, la maggior parte delle persone ha votato per l’uscita. Da qui si evince che la paura più forte è quella di una decrescita economica e del benessere dei cittadini più che lo spauracchio delle migrazioni.

A supporto di questa tesi ci aiuta il fatto che le condizioni di disuguaglianza all’interno del Paese si sono aggravate. Le condizioni della classe media inglese infatti hanno preso una parabola discendente dal 2008, data convenzionale d’inizio della crisi economica.

Lo stesso fenomeno può spiegare anche le elezioni di Donald Trump negli Stati Uniti. Infatti secondo le maggiori testate finanziare del Paese negli ultimi anni l’indice di Gini (indice economico che misura la disuguaglianza) è notevolmente aumentato. In Florida, Pennsylvania e Michigan, che nelle due tornate elettorali precedenti hanno visto vincere il partito democratico,  Trump è riuscito a strapparne il consenso. Ebbene questi paesi sono quelli che vivono una maggiore disuguaglianza di livello medio-alto. Specialmente il Florida con un indice di Gini compreso tra il 46% e il 64%.

E in Europa cosa potrà succedere? È nota ora la relazione che intercorre tra l’impoverimento della classe media nei paesi sviluppati e l’aumento dei consensi elettorali dei partiti cosiddetti populisti in giro per l’Europa. Non a caso negli ultimi anni si sono paventate altre uscite dall’UE come per esempio la Svezia ma anche la Francia con le recenti dichiarazioni al convegno di Lione di Marine Le Pen, leader del Front National e la stessa Italia con l’espressione di alcune volontà di alcuni partiti politici di uscire dall’Europa.

Parlamento europeo a Bruxelles

Ebbene il compleanno della Comunità Europa pare assorbire di più le sembianze di un divorzio, se mai di matrimonio tra stati in questi sessanta lunghi anni si possa mai aver parlato. Le diversità culturali tra gli stati europei, le diverse velocità di sviluppo di quest’ultimi, la voglia di non abbassarsi alle decisioni congiunte e di non perdere la propria sovranità statale, ha reso un’idea che portava con se valori e pensieri nobili e lungimiranti, in una difficile macchina da gestire e da organizzare che rischia di frammentarsi in piccoli pezzi.

Se non verranno fatti passi controcorrente, cioè in direzione di una maggiore unione e condivisione ciò che resterà in piedi di questa magnifica idea potranno essere solo dei muri.

Annunci

Un commento su “Verso un mondo che cambia: Brexit, Trump e l’Europa

  1. Pingback: In guerra niente regole. Colin Powell: una vita tra interessi geostrategici e utopia isolazionista | Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 31 marzo 2017 da in economia, Europa, Geopolitica, Nazionalismo con tag , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: