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Un’ altra Europa è possibile

A cura di Luca Maria Torre

Il 25 di marzo 2017 l’Europa, nata dai Trattati di Roma, compirà 60 anni. L’Europa di oggi sembra essere però un’ombra sbiadita e distante da quella ideata in quell’ormai lontano 1957 dai suoi padri fondatori. Nonostante il cammino sia stato lungo, difficile e di costante crescita alla ricerca di un’unione più robusta, oggi escono alla luce troppo evidentemente le sue crepe.

Firma dei Trattati di Roma del 1957

Oggi l’Europa si trova in un momento di grande crisi. Mai come oggi però abbiamo bisogno di un’ Europa forte. Forte nella giustizia sociale, nell’uguaglianza, nella solidarietà, nei diritti, in una politica di sicurezza, in una politica di difesa, in una politica internazionale; abbiamo bisogno di un’Europa che vada contro gli effetti collaterali da essa stessa creati: gli egoismi, i nazionalismi e i muri propugnati dalle nuove destre dei vari LePen, Ungheria, Salvini e compagnia bella. Un forte interrogativo sull’Unione oggi è stato però posto dalla Brexit: il Regno Unito ha deciso di non farne più parte e quindi di uscire.

Destre europee

Agli albori dell’Unione, a spingere i fondatori verso un’Europea così concepita fu una condizione internazionale di forte instabilità, contrassegnata a livello mondiale da un bipolarismo sempre più crescente, mentre a livello europeo, dopo il conflitto mondiale, ci si scoprì un continente diviso e debole. I padri fondatori si proiettarono verso un cammino pieno di sfide e rischi, consapevolmente però.

Oggi sappiamo che l’Europa di allora non esiste più. Certo, esistono le istituzioni dell’Ue, ma sono ormai da tempo immerse in una spirale che ne ha drasticamente ridotto credibilità e forza. L’Europa è in una morsa, pressata da due forze ugualmente distruttive, i movimenti antieuropei, che si definiscono sovranisti, e l’euroconservatorismo. Con i governi, in mezzo, che si arrangiano come possono.

Da una parte i sovranisti si auspicano il ritorno alla piena sovranità politica ed economica (se fosse possibile, ciò implicherebbe la fine del mercato unico europeo). In questo modo non si distruggerebbero solo le basi della prosperità economica dell’Europa, ma si porrebbero anche le condizioni per il ritorno della guerra. Quest’ultima parente strettissima della sovranità.

Purtroppo però, anche l’altra forza in campo, l’euroconservatorismo, è altrettanto distruttrice. Tutto sommato è anche la principale responsabile del manifestarsi dei movimenti antieuropei. Questi da un lato invocano quotidianamente “più” Europa, anche più integrazione politica ma, simultaneamente, difendono e sorreggono le pratiche quotidiane che servono ormai solo ad alimentare, per reazione, la forza contraria, l’antieuropeismo.

Probabilmente dobbiamo renderci conto che, se vogliamo salvare quanto di buono questa Europa ancora ha (come il mercato unico), si deve riconoscere che l’Europa fin qui costruita aveva una data di scadenza. L’unica speranza che abbiamo è rimettere mano ai trattati. A mio avviso la via percorribile è quella della ridefinizione in senso confederale. C’è però il rischio che riaprendo la partita dei trattati si possa sfasciare tutto. Sono però più che convinto che nel caso in cui non si metta mano ai trattati, allora sì che si sfascerà tutto.

Che il 25 marzo prossimo allora diventi un’occasione di ripensamento più che di commemorazione. La mia generazione è nata dentro questa Europa e il ritorno verso incomprensibili divisioni nazionali può essere considerata solo come un passo all’indietro, un’inutile alzata di bandiera bianca. Un’altra Europa è possibile, purché resti ferma sui confini aperti: sulla libera circolazione di persone, merci e servizi.

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Un commento su “Un’ altra Europa è possibile

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Questa voce è stata pubblicata il 24 marzo 2017 da in Europa con tag , , , .
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