Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Mi Chiamo Habibou e sono un richiedente asilo…

A cura di Luca Martinengo

Oggi, cari lettori, mi sento di proporvi un intervento di Habibou C., un ragazzo richiedente asilo che ha preso la parola durante la Marcia dell’Accoglienza, organizzata da Articolo 10 insieme ad altre realtà del territorio bresciano, svoltasi quasi tre settimane fa a Brescia. Quanto denuncia il beneficiario (si chiama così chi gode della possibilità di essere inserito nel progetto SPRAR) è una situazione che accomuna tanti come lui.

Non mi dilungo troppo…. buona lettura!

Mi chiamo Habibou, sono nato in Mali 21 anni fa. Sono arrivato in Italia il 6 Febbraio 2015. Da allora sto aspettando di sapere se potrò rimanere legalmente in questo Paese. La Commissione di Brescia non ha creduto alla mia storia e ora sto facendo ricorso in appello contro la loro decisione.

I primi giorni dopo aver saputo che il ricorso era negativo non riuscivo nemmeno a mangiare. Vengo dalla stessa città di altri ragazzi che hanno vissuto con me, dove c’è stata una guerra, il giudice ha creduto a loro e a me no. Ero arrabbiato e molto triste. Per tre giorni non ho dormito o mangiato e poi ho capito che se non la smettevo mi sarei ammalato. Pensavo che non sapevo cosa sarebbe successo, al mio futuro, se l’avvocato avrebbe fatto appello. Avevo paura che mi avrebbe detto che non potevo fare ricorso in appello. Pensavo solo “dove vado, come faccio ad andarmene senza permesso”.

Ma da quando l’avvocato mi ha detto che continuava sono stato più tranquillo. Ogni tanto penso a queste cose, siamo in tanti che veniamo dalla stessa città e abbiamo fatto ricorso con lo stesso giudice che dice che questo dice il vero quell’altro no. L’unica cosa a cui penso ora è ricevere il permesso. Ogni tanto mi arrabbio, ma poi so che non posso fare nulla, dipende da Dio il mio futuro. Io credo che ce la farò, sono sicurissimo che prenderò il permesso. Perché la mia storia è tutta vera, magari posso sbagliare alcune date ma è tutto vero. Io sono scappato nel 2012, in commissione ti chiedono tutti i dettagli, ma come posso ricordare le ore, i minuti, tutto? Provate a chiedere a un ragazzo cosa hai fatto ieri? Ci abbiamo provato ha detto “sono andato a giocare”, ma a che ora, che giorno era? Non lo sa!

Da quando l’avvocato mi ha detto che avrebbe fatto l’appello ho ricominciato a dormire. È difficile per le persone come noi. Tu scappi dalla guerra e non sai dove andare. Sono uscito dal Mali e non ho mai immaginato di arrivare in Europa o in Italia.

Foto di Habibou C. durante la Marcia dell’Accoglienza del 21 gennaio 2017

Tante persone non lo sanno, ma le cose che succedono da noi in Africa da chi dipendono? È colpa dell’Europa, dell’America, dell’occidente. Allora perché non ci date una possibilità di scappare e vivere qui? Da quando la Francia ha chiesto al Mali il petrolio, e il Mali non voleva darglielo sono cominciati i problemi. La vita è così. I nostri politici africani non dicono mai la verità. Prima di essere eletti dicono mille cose al popolo, ma quando sono al potere non ne fanno nemmeno tre. E quando finiscono il loro mandato invece di andarsene, quando il popolo dice che non ti vuole più, loro non se ne vanno. E arriva il casino, distruggono tutto il paese. E continuiamo così. Come possiamo andare avanti? È impossibile.

Ho incontrato tanta gente che mi chiede come mai siete qui, cosa cercate, io glielo spiego, gli racconto i problemi che ci sono da noi. Nel nord del Mali c’è una guerra, alcuni estremisti islamici vogliono imporre la legge islamica e i maliani si ribellano e vengono uccisi. Per questo sono scappato. Quelli che bombardano i nostri paesi dicono che sono musulmani, ma non sanno niente della religione. I musulmani non vanno a creare problemi alla gente e distruggere, tutti devono vivere come liberi, se uno non fa qualcosa di male contro di te devi lasciarlo stare.

Sono stato 3 mesi in Algeria a lavorare come uno schiavo e quello non è un problema, ma non puoi fare niente. Non puoi litigare, per esempio se vai a lavorare tutto il giorno e non ti pagano non puoi farci nulla. Io so che quello che fai prima o poi ti ritorna, ma altre persone non possono lavorare tutta la giornata per non avere nemmeno da mangiare. In Algeria non c’era lavoro, niente, non potevo restare lì senza lavoro. Sono andato in Libia. Secondo me le Libia è il paese più pericoloso del mondo, perché i libici, anche i ragazzi giovani, sono militari, quando vedono i neri…

Una sera dei ragazzini mi hanno minacciato perché gli dessi il cibo che avevo comprato, ricordo un signore, un arabo, che mi ha difeso, gli ha detto “Dio ha detto ognuno può vivere dove vuole, la terra è di Dio e di nessun’altro. Abbiamo diritto di vivere dove vogliamo anche se non siamo nati e cresciuti lì”. Sono stato 8 mesi in Libia, per 4 mesi non è successo niente. Poi sono stato imprigionato, non avevo fatto nulla, ma lì ti mettono in prigione per chiederti dei soldi. Dopo due mesi, una notte sono venuti con un furgone e ci hanno portato al mare, ci hanno costretto a salire sulla barca, o ci vai o ti uccidono. Fortunatamente siamo stati soccorsi dai marinai italiani.

Sai io nella vita cerco di non arrabbiarmi. Comunque è difficile. Io non credo ai politici, ci sono persone in tutta Europa che pensano che scappiamo solo per cercare lavoro. È vero, tutti vogliamo lavorare, a me lavorare piace, chi può vivere senza? Ma posso giurare su Dio io non ho pagato per venire a lavorare qua. È stato Dio a farmi venire qua, so che alla fine le cose andranno bene. Tutta la vita ho avuto percorsi difficili all’inizio ma alla fine sono andati bene. Nella vita quello che fai ti ritorna. Se io cerco un lavoro, lavorerò tutta la vita, guadagnerò dei soldi, e lascerò ai miei figli un futuro migliore.

Marcia dell’Accoglienza, foto di Articolo 10

Da quando sono nello SPRAR ho cominciato a studiare perché non avevo altra scelta, sono qua e voglio rimanere qua. L’italiano mi è piaciuto moltissimo, è molto diverso dal francese. Ho scelto che lo avrei imparato e ora lo parlo un po’. In Mali avevo fatto la terza media e mi hanno aiutato a farla anche qui, non lo avrei mai immaginato. Mi hanno sempre aiutato, sono stato promosso col 7. Quando ho finito di studiare pensavo sempre quando arriverà il permesso. La cosa importante è che stai bene. Pensare fa male, se mi fermo 2-3 ore a pensare alle mie cose fa malissimo, meglio fare finta e dire basta che sto bene. Devi sempre credere che farai quello che vuoi fare, se hai dei dubbi non ce la farai.

Raccontare queste cose, le nostre storie, è importante per noi, perché il popolo italiano deve sentire le nostre voci, cosa succede da noi, cosa vogliamo. Io voglio essere felice e che lo siano tutti.

Nel mio futuro sono sicurissimo che ce la farò. Mi piacerebbe trovare qualunque lavoro che sia onesto, voglio guadagnarmi da vivere, mi piacerebbe fare un lavoro in cui posso aiutare gli altri. Magari il mediatore ma bisogna fare un corso.

Ai politici vorrei dire che tutti quelli che arrivano qua hanno diritto a vivere qui e hanno diritto ad un permesso. Non mi piacciono le persone che fanno attività illegali e non mi piacciono i razzisti, ma tutti gli altri, io li accetto. Mi piace la tranquillità e se posso ti aiuto quando stai male, io sono una persona così.

Ai ragazzi italiani che dicono non mi piacciono gli immigrati io dico: il mondo è fatto di migranti, ricordatevi che in Europa c’è stata l’emigrazione, soprattutto qua in Italia.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2017 da in Migrazioni con tag , , , , .
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