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1917-2017: un secolo fa il “Telegramma Zimmermann”. La fine e il ritorno dell’isolazionismo statunitense?

A cura di Nicola Ghilardi

In questo articolo vi parlerò della decodificazione del “Telegramma Zimmermann” ovvero dell’operazione di intelligence più spettacolare avvenuta durante la Prima Guerra Mondiale. Il contenuto di questo messaggio fu trasmesso dal Ministro degli esteri tedesco Arthur Zimmermann all’ambasciatore imperiale a Washington; la decifrazione da parte dei servizi segreti britannici permise di dare una svolta alle sorti del conflitto ormai iniziato da due anni e mezzo e senza una chiara supremazia tra i due fronti.

Molti libri di storia considerano l’affondamento del transatlantico Lusitania la causa principale dell’ingresso statunitense nella Grande Guerra ma considerando che avvenne nel 1915 (due anni prima della dichiarazione di guerra), si può dire che più realisticamente il vero casus belli sia stato questo telegramma. Ho deciso di trattare questo argomento proprio perché esattamente un secolo fa, nel febbraio 1917, la Germania imperiale decise di scatenare una guerra sottomarina ad oltranza con lo scopo di generare una carestia economica all’Impero britannico e ai suoi alleati. Condizioni che avrebbero dovuto spingere l’Inghilterra a chiedere la pace e a decretare la fine del conflitto, ma il piano non andò come previsto…

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Propaganda stampata durante la Prima Guerra Mondiale

Facciamo prima un passo indietro sino al 16 gennaio 1917, data di invio da parte del ministro Zimmermann del telegramma destinato a Washington e trasmesso tramite codice segreto 7500 (non ancora decifrato da parte degli inglesi) con destinatario finale l’ambasciatore tedesco a Città del Messico. Berlino dovette criptare il messaggio perché era a conoscenza delle intercettazioni che gli inglesi compivano costantemente in violazione al divieto imposto dagli Usa sulle linee diplomatiche transatlantiche.

L’Intelligence britannica intercettò immediatamente il messaggio, ma lo rese pubblico solo mesi dopo proprio a causa del divieto di intercettazione. Il controllo britannico sulle comunicazioni globali era così esteso che non solo potevano bloccare e leggere i messaggi segreti nemici, ma potevano usare quelle informazioni senza rivelarne le fonti. Difatti all’alba del primo giorno della Prima Guerra Mondiale, una spedizione navale inglese tranciò i cavi sottomarini transatlantici che collegavano la Germania con il resto del mondo. Ciò costrinse i tedeschi a trasmettere i messaggi tramite collegamenti radio poco sicuri o collegamenti sottomarini di proprietà estera. La linea transoceanica utilizzata era la Washington-Londra-Copenaghen-Berlino. La trasmissione tedesca venne subito intercettata dal “Bureau 40” dell’ammiragliato inglese, ovvero dall’ufficio dell’intelligence elettronica voluto da Winston Churchill. La decodificazione rivelò la volontà tedesca di istigare il Messico ad attaccare gli Usa in caso di ingresso in guerra a fianco di Gran Bretagna e Francia.

In caso di entrata in guerra degli Stati Uniti contro la Germania imperiale si suggeriva al governo messicano di far causa comune con le potenze centrali. In cambio si offriva supporto economico e a conflitto ultimato la restituzione degli ex-territori messicani dell’Arizona, del Nuovo Messico e del Texas.

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Propaganda stampata durante la Prima Guerra Mondiale

La Germania probabilmente scelse il Messico con l’intento di creare una doppia operazione: mantenere un focolaio costante destinato a condizionare gli Stati Uniti alle proprie frontiere, e cercare di minare l’Intesa separando il Giappone dai suoi alleati per schierarlo a fianco degli Imperi centrali ed affrettare la disfatta della Russia zarista.

L’ammiraglio William R. Hall, direttore della Naval Intelligence, credette che lo scatenarsi della guerra totale degli U-boat sarebbe bastata per far entrare nel conflitto gli Stati Uniti, quindi decise di nascondere il telegramma intercettato in cassaforte. Il pretesto per pubblicare il telegramma si presentò dopo il 3 febbraio, data di interruzione delle relazioni diplomatiche tra Usa e Germania. Durante questo periodo l’ambasciatore tedesco negli Stati Uniti von Bernstorff trasmise il messaggio all’ambasciatore tedesco in Messico von Eckhardt utilizzando però il vecchio sistema di criptazione 103040. Gli inglesi mostrando questa versione fecero pensare che il telegramma fosse stato reso pubblico dal governo messicano levando ogni sospetto dal servizio di intelligence britannico. Questa versione “messicana” fu consegnata al Ministro degli esteri inglese Arthur J. Balfour che il 23 febbraio lo consegnò all’ambasciatore Usa a Londra.

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Campagna pubblicitaria raccolta finanziamenti bellici USA

Come spesso è accaduto nella storia degli Stati Uniti, il casus belli non è tanto insidioso quanto viene fatto credere all’opinione pubblica. Il Messico poteva davvero costituire una minaccia per gli Stati Uniti? Analizzando il periodo storico si può dire di no, poiché nel Paese era in corso da anni una feroce guerra civile. Quando il primo di marzo il testo del telegramma fu pubblicato sulla stampa statunitense, venne considerato un falso ideato dagli inglesi per coinvolgere gli Usa nel conflitto, sino a quando Zimmermann, in maniera sconcertante, ne dichiarò la paternità. Questa dichiarazione, unita alla paura di un attacco su suolo statunitense, spinse nel giro di pochi mesi a far passare il Presidente Thomas W. Wilson da un atteggiamento neutrale (Dottrina Monroe, isolazionismo e pacifismo erano i cardini della campagna elettorale presidenziale del 1916) ad una dichiarazione di guerra.

Dal 1917 in poi si determinò per l’Europa la fine di una evoluzione che si concluse con la perdita del controllo del proprio destino. Difatti le 3 principali banche di New York (la Kuhn Loeb & Company, la J.P. Morgan e la National City Bank) riuscirono a concentrare la maggior parte degli interessi finanziari statunitensi. Attraverso il Federal reserve act del 1913 si permise la creazione di una banca centrale per unificare il capitale americano, con l’obiettivo di fare degli Stati Uniti il perno di una nuova Mondializzazione che dura sino ai giorni nostri.

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Campagna pubblicitaria raccolta finanziamenti bellici USA

Quel che mi colpisce maggiormente sono gli attori e le questioni, sempre attuali e all’ordine del giorno: gli Stati Uniti, il Messico, la Germania, la Gran Bretagna, l’ordine bancario mondiale, la privacy nelle comunicazioni, le spies stories, il trafugamento di informazioni sensibili, e molto altro ancora, a dimostrazione del corso ciclico e propagante dell’umanità da tener costantemente sotto analisi e decifrazione. Infatti, se gli Stati Uniti durante il 1917 con la dichiarazione di guerra abbandonarono la Dottrina Monroe di neutralità a favore di una Mondalizzazione, possiamo dire che nel 2017 il Presidente Donald J. Trump ha dato una forte virata alla politica statunitense con un ritorno verso l’isolazionismo nazionalista.

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Foto d’archivio campagna elettorale 2016: “Make America Great Again”

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