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Tra smartphone e PC: la guerra per il coltan nel Congo Orientale

A cura di Stefano Remuzzi

A casa abbiamo tutti un cellulare, uno smartphone, un pc.

Sono strumenti che usiamo ogni giorno, con estrema facilità e naturalezza, i nostri figli, cugini, nipoti, sono capaci di usarli in maniera eccezionale e spontanea.

Ci siamo mai chiesti di cosa sono fatti? Cosa serve per farli funzionare? Personalmente no, non mi sono mai posto questa domanda, finché un giorno ho avuto modo di parlare con un ragazzo congolese, da poco in Italia, che mi ha raccontato quello che da vent’anni succede nel suo paese.

Oggi vorrei raccontarvi cosa accade in una zona del pianeta che da troppo tempo è dimenticata, ma che ogni giorno è teatro di guerre, sfruttamenti, soprusi, lì, in mezzo all’Africa, nel Congo Orientale; sto parlando della guerra del coltan.

Rubaya, nella provincia del nord Kivu, estrema parte orientale della Repubblica del Congo che fino a non molti anni fa era una colonia belga, è una città costituita da cumoli di baracche che si sviluppano ai lati di una sola striscia di fango. I militari che sorvegliano queste zone ricordano ogni giorno ai cittadini che sono in una zona di guerra. Le miniere di coltan si trovano proprio lì e da anni il governo e le bande armate si contengono il controllo delle miniere da dove viene estratto questo minerale indispensabile per le tecnologie hi-tech.

L’intera attività economica di questa zona del Congo si basa sull’estrazione di due minerali: la manganite e appunto il coltan.

L’esercito di Kinshasa da tempo terrorizza e uccide le popolazioni dei villaggi che si inerpicano ai bordi delle miniere con lo scopo di spaventarne gli abitanti e avere il campo libero per lo sfruttamento delle stesse. Il gruppo ribelle più famoso, quello dell’M23, ha messo fine alle sue azioni ma le uccisioni a colpi di machete non si fermano. Le forze governative combattono tutti i giorni contro numerosi gruppi armati che si contendono il possesso di queste zone.

È per il coltan che, da vent’anni, qui si combatte: la miscela di columbite e tantalite utilizzata nella realizzazione di cellulari, tablet e computer. Il 50% si trova proprio nel Congo orientale, in una striscia che va da nord a sud.

Cartina Congo

Ma perché le milizie cercano in tutti i modi di entrare in possesso di queste zone? Lo scopo preciso, come nella maggior parte dei casi, è economico: fare soldi con i minatori, quasi sempre bambini, perché fisicamente più piccoli e quindi in grado di infilarsi meglio negli stretti buchi che contengono questo prezioso materiale.

Bambini che lavorano nelle miniere di coltan nel Congo Orientale

Ogni chilo di Coltan estratto i minatori sono costretti a pagare un “pizzo” alle bande armate che detengono il controllo della zona e solo dopo aver pagato il dazio possono dirigersi a piedi, a nord, al confine con il Ruanda. Una volta giunti in città possono vendere il materiale estratto che verrà poi portato nei device tecnologici.

Per arginare il fenomeno dei “minerali insanguinati”, nel 2010 il presidente Barack Obama ha firmato la riforma Dodd-Frank Act, che prevede l’obbligo di certificazione di provenienza, per cercare di portare alla luce le aziende che si riforniscono nelle miniere illegali del Congo.

Come succede spesso in questi casi, fatta la legge trovato l’inganno.

Parecchie multinazionali acquistano questo materiale a Kingali, in Ruanda, così che dalle carte il materiale risulti pulito. Peccato che in Ruanda non esistano miniere di coltan, ma come facilmente intuibile, questo “coltan pulito” è semplicemente quello portato dai giovani minatori dalle zone di confine.

I soldi che le multinazionali spendono per estrarre il coltan come sempre non servono per alimentare la popolazione, costruire scuole o ospedali, tutt’altro, servono a finanziare la guerra, comprare armi, dar da mangiare ai soldati.

Pochi sanno quali sono esattamente le società che comprano il coltan, non è facile scoprirlo, perché ci sono decine di intermediari che passano dall’Europa, in particolare dal Belgio.

Come spesso è accaduto e purtroppo ancora accade, gli interessi economici europei nel continente africano hanno da sempre segnato le sorti della popolazione che lo abita; in Congo così come in tantissime altre zone dell’Africa.

Forse un giorno smetteremo di chiederci il perché tante persone scappano dai loro paesi per cercare un posto dove per vivere non sia necessario calarsi in un buco con il fucile puntato alla testa.

Forse un giorno a questa domanda che imperversa nelle nostre comunità, sui giornali, nei talk show, negli spazi di potere sapremo anche dare una risposta.

Mi auguro per tutti, il prima possibile.

Film consigliato: Blood Diamonds
Viaggio consigliato: Struttura di Accoglienza Botta di Sedrina

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Un commento su “Tra smartphone e PC: la guerra per il coltan nel Congo Orientale

  1. unaltroblogger
    4 novembre 2016

    Argomento molto interessante, sicuramente da tenere in considerazione quando si ragiona sul continente africano.

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 4 novembre 2016 da in Diritto-Diritti con tag , , , .
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