Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Una Namibia inaspettata

Orice Gazzella Namib Desert

A cura di Martina Ramponi

Cari amici di Leggerò Leggero, ci possiamo definire esperti conoscitori e commentatori di Medio Oriente e nord Africa, ma io come sempre scendo un po’ più giù e questa volta ho deciso di raccontarvi di un bellissimo paese che qualche mese fa ho avuto modo di scoprire come turista, la Namibia.

Situata all’estremo Sud del continente africano, la Namibia è un paese dalle contrastanti meraviglie, un luogo dove l’incontro fra due correnti, una da Sud-Ovest e l’altra da Nord-Est, ha dato origine a variegate realtà climatiche, zoologiche e geomorfologiche. Dune maestose che si alternano a verdi oasi ricche di vita, un deserto magico e antico come il mondo, savane ricche di animali e di vita vegetale, spiagge “mortali” di sabbia e ferro che si specchiano su un oceano forte della sua storia e dall’intensa vita marina, un sottosuolo dimora di oro, diamanti e pietre preziose che spesso affiorano per farsi ammirare.

La Namibia è un paese che ospita un caleidoscopio di popoli e culture che, insieme alla bellezza incomparabile della natura indigena, hanno contribuito a rendere questa terra la “perla d’Africa”. Ricopre una superficie molto vasta, ben tre volte l’Italia, ma è scarsamente popolata, conta poco più di 2 milioni di abitanti, con un tasso di crescita annua pari al 0.82%: questo dato prende in considerazione anche l’elevato tasso di mortalità dovuto ad una forte presenza di AIDS. Infatti, nel 2009 il 13% della popolazione era sieropositiva.

La popolazione Namibiana comprende 12 etnie. I principali gruppi etnici della Namibia sono gli Ovambo, il gruppo più importante e numeroso del paese, gli Herero, i Damara, i Nama, i Boscimani, gli Himba, i Kavango, i Caprivians e, dall’unione di coppie di razze diverse nacquero i ‘coloured’ ossia persone di sangue misto.

In Namibia vive anche una popolazione di circa 100.000 bianchi, tra cui molti di origine europea, ma la maggior parte di essi sono gli ‘afrikaaners’ che gradualmente dal Sudafrica si sono stabiliti in Namibia. Esiste poi una grande comunità di tedeschi (circa tredicimila) che discendono dai colonizzatori dell’800, un discreto numero di portoghesi e circa 270 italiani.

La lingua tedesca è ancora molto parlata sul territorio, calcolando che la popolazione totale della giovane nazione è di soli 3 milioni di persone. In ogni città namibiana la «germanicità» è presente soprattutto a livello architettonico, ma anche a livello mediatico, culturale ed economico. La comunità tedesca, infatti, possiede un canale televisivo, una radio e anche un giornale interamente nella lingua di Göethe, oltre a organizzare un carnevale e un’Oktoberfest alla «Windhoeker».

Oggi la comunità è ben integrata nel Paese e non ha subito contraccolpi dopo la fine del regime dell’apartheid sudafricano (dalla fine della Seconda guerra mondiale al 1991, la Namibia è stata infatti parte integrante del Sudafrica). Questa nazione rimase isolata per molto tempo a causa della sua costa e dell’entroterra, aridi ed ostili; solo verso il 1800 alcuni commercianti provenienti dal Sudafrica ed alcuni missionari tedeschi raggiunsero il suo interno. Nel 1883 il tedesco Adolf Luederitz diede il via al processo di colonizzazione acquistando da un capo tribù Nama alcuni territori e chiedendo aiuto e protezione al governo di Bismark. Nel 1884 la conferenza di Berlino ufficializzò l’annessione da parte della Germania dell’intero paese che divenne un protettorato tedesco e venne denominato Africa del Sud Ovest.

Swakopmund La Hohenzollernhaus, un esempio di architettura coloniale tedesca

Questo protettorato visse fino al 1919 quando la Germania, sconfitta, fu costretta a rinunciare a tutti i suoi possedimenti. La Namibia passò sotto il controllo sudafricano, allora colonia britannica, trasformando il mandato in una seconda colonizzazione e trasformando la Namibia in una provincia dell’Unione Sudafricana. Solo nel 1989 con la risoluzione n. 435 dell’ONU che intervenne nei conflitti che caratterizzarono il periodo dell’apartheid, in Namibia si svolsero le prime elezioni che portarono all’indipendenza il 21 marzo 1990.

I tedeschi della Namibia oggi vivono una duplicità particolare. Da un lato, enfatizzano la loro cultura mitteleuropea, ma dall’altro non si sentono uguali ai tedeschi nati in Germania, insistendo sulla loro «africanicità». «La Germania ci ha aiutati molto, ha costruito molte strade, ha aiutato lo sviluppo. Non possiamo continuare a recriminarle fatti che nessuno ha vissuto», dichiarano i commercianti della piccola cittadina oceanica di Swakopmund. Gli affari e l’economica in Namibia non vanno a gonfie vele. A parte il settore dei diamanti, che sembra non vivere mai la crisi, il Paese sta vivendo una lunga recessione che ne sta impoverendo la struttura sociale ed economica. Inoltre la comunità tedesca sembra possedere tutto il settore privato, mentre il settore pubblico è quasi inavvicinabile dalla comunità bianca in generale (per altro non rappresentata in Parlamento).

Il governo locale è, a differenza di molti governi africani, molto collaborativo e illuminato: infatti uno suoi scopi principali è la conservazione del patrimonio naturale. Vi sono 26 parchi e riserve naturali che richiedono la protezione di numerose specie animali rare e in via di estinzione. La Namibia è uno dei pochi paesi al mondo a prevedere specifiche norme di conservazione protezione delle risorse naturali. Lo Stato si impegna a intervenire nel mantenimento degli ecosistemi e a tutelare la diversità biologica. Inoltre, considera “l’utilizzo delle risorse naturali in modo sostenibile a beneficio di tutti i namibiani“. La Communiy Conservation consiste nella devoluzione alle comunità locali del diritto di gestire il patrimonio nazionale e di trarne profitto. Nel 1996 il governo ha sancito la tutela della fauna e della flora, consentendo alla popolazione di creare proprie conservancies, con il supporto di finanziatori privati, al fine di gestire il mercato del turismo.

Viaggiare in Namibia significa immergersi nei contrasti del suo paesaggio che cambiano e ti sorprendo di kilometro in kilometro.

Uno dei paesaggi più suggestivi e spettacolari è sicuramente il Namib, arido deserto da oltre 50 milioni di anni. Si ritiene infatti che sia uno dei deserti più antichi del mondo, un’ecoregione di grandissimo interesse per geologi e biologi, con una fauna e una flora costituita in gran parte da specie endemiche in grado di adattarsi nei millenni a un ambiente tanto ostile. Gran parte del territorio del Namib è tutelato da aree naturali protette, la più importante delle quali è il Namib-Naukluft National Park, il parco nazionale più esteso d’Africa. Strepitose le dune che, a seconda dell’ora, assumono diverse colorazioni: dall’albicocca-arancio dell’alba fino al rosso fuoco del tramonto.

Vista dalla Duna 45 Sossusvlei Namib Desert

Lago salato Deadvlei

Lago salato Deadvlei

Vista dal Big Daddy

Le dune di Sossusvlei sono le più alte del mondo e, sprofondando in mare, offrono uno spettacolo di singolare bellezza.
Ma il Namib non è l’unico deserto del Paese: all’interno dei confini nazionali ricade anche parte dello splendido deserto del Kalahari, condiviso con Botswana, Zimbabwe e Sudafrica. Infine l’altopiano centrale, dalle savane cosparse di rovi e dagli aspri monti che si innalzano bruscamente dalle pianure, termina a sud nel maestoso Fish River Canyon paragonabile per la sua maestosità al Grand Canyon stellestrisce.

Fish River Canyon

Fish River Canyon

Nel nord del paese, i paesaggi variano dalla densa macchia e aperte pianure della Piana di Etosha, alla savana boscosa e alla vegetazione lussureggiante del Caprivi.

Per quanto riguarda la fauna come in molti paesi africani anche in Namibia sono presenti i cosiddetti ‘Big Five’: l’elefante, il rinoceronte, il bufalo, il leone, il leopardo. Vi sono inoltre giraffe, zebre, la specie endemica dell’impala dal muso nero e varie specie in via di estinzione quali il licaone, il rinoceronte nero, il leone, l’antilope Puku, l’oribi e l’antilope Waterbuck. Vi sono inoltre 20 specie di antilope, dalla più grande, l’eland, alla più piccola, il dik-dik del Damara. Il Deserto del Namib, pur arido e inospitale, accoglie invece moltissimi animali che vivono nelle dune sabbiose, di cui 30 sono specie endemiche. In tutto il paese si possono trovare molti piccoli mammiferi, quali la mangusta e lo sciacallo, di cui certi rari, quali il formichiere e il tasso. Infine come dimenticare la riserva faunistica di Cape Cross, famosa per l’enorme colonia di otarie del Capo, le più grosse tra le esistenti. Il nome deriva dalla croce di pietra eretta dal portoghese Cao nel 1486 a indicare il punto più meridionale mai raggiunto in Africa. Cape Cross è una riserva protetta con abbondante quantità di pesci trasportati dalla corrente del Benguela. Le otarie mangiano ogni giorno una quantità pari all’8% del proprio peso, con un consumo annuo di oltre un milione di tonnellate di pesce.

Otaria di Cape Cross

Otaria di Cape Cross

La flora di questo paese è per certi aspetti unica: basti pensare alla pianta Welwitschia Mirabilis (io l’ho cercata in lungo e in largo nella Moon Valley ma non ho avuto il piacere di trovarla), un fenomeno unico di interesse botanico mondiale, essendo endemica del deserto Namib e considerata una delle più antiche piante viventi conosciute. Altri Suggestivi alberi presenti anch’essi solo in questi territori sono i Quivertree o Aloe dichotoma, pianta succulenta chiamata volgarmente “albero faretra” perché i suoi rami sono usati tradizionalmente dai Boscimani per costruire faretre.

Quivertree Forest

Quivertree Forest

Insomma che altro dire, questo paese offre visioni incantevoli, fauna incredibile e la possibilità di un on the road davvero indimenticabile. La gente è cordiale e tutto sembra essere pensato per regalarvi il viaggio perfetto.

Visto che siamo quasi nel mese di ottobre perché non andare a festeggiare l’Oktoberfest in Namibia? 

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2 commenti su “Una Namibia inaspettata

  1. maurotamagni
    1 ottobre 2016

    Mi hai fatto venir voglia di visitare la Namibia !!!

    Mi piace

  2. Pingback: Una Namibia inaspettata – maurotamagni

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