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Italiani: pasta, mafia e… satira. Chiacchierata sulla libertà di espressione

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo  "Terremoto all'italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne". L'ultima, ("lasagne"), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta.

La Vignette sul terremoto in Italia pubblicata da Charlie Hebdo
“Terremoto all’italiana: penne al sugo di pomodoro, penne gratinate, lasagne”. L’ultima, (“lasagne”), presenta diverse persone sepolte da strati di pasta.

Roberto: Ragazzi avete visto la nuova vignetta?
Anna: Ma è Charlie Hebdo? Caspita. non si smentiscono proprio mai.
Roberto: Sta spopolando su Facebook, un sacco di condivisioni, ognuno ovviamente ha la sua da dire.
Marco: Vista vista, che tristezza mamma mia…
Anna: Inopportuno è dir poco, sembra ci provino gusto ad insultare.
Roberto: Vero è che, se ci fermiamo un attimo a riflettere, dobbiamo ammettere che fanno solo il loro lavoro…la satira è satira e per sua natura è inopportuna. Se nessuno rimane irritato dalla satira vuol dire che non è di qualità.
Elisa: Se si parla di satira e libertà d’espressione, purtroppo questo è un perfetto esempio di fin dove possano spingersi e dei presunti limiti che ogni tanto supera.
Marco: Appunto, a tutto c’è un limite! Questo, per me, è pessimo gusto e quel limite lo hanno di nuovo superato.
Roberto: E se fosse solo perché questa volta ci tocca da vicino? Non ne ho sentiti così tanti lamentarsi nel 2015, un po’ di coerenza!
Anna: Infatti, tutti i je suis charlie dell’anno scorso adesso dove sono? Non è più così popolare, dove sono tutti quelli che si battevano per la libertà di espressione eccetera eccetera? Tutti spariti?
Roberto: Infatti, adesso non siamo più tutti a favore della libertà di pensiero e di espressione, giusto? Stiamo ammettendo delle deroghe ai principi per cui ci siamo strappati i capelli fino a ieri! Ripeto: un po’ di coerenza per favore.
Marco: Fin qui posso anche essere d’accordo. Ma umiliare comunque non è qualcosa che vada difeso. Ogni libertà ha bisogno, a modo suo, di limiti, e qui li abbiamo di gran lunga superati.
Elisa: Attenzione a parlare di limiti alla libertà. Secondo me, è pressoché impossibile stabilire quali debbano essere questi limiti o chi li debba tracciare. E’ un discorso potenzialmente pericoloso!
Marco: In ogni caso non si tratta di prenderla sul personale! Un cous cous di siriani non mi sarebbe sembrato meno rivoltante. Se la libertà di espressione è un valore, lo è anche l’umanità. Ridicolizzare le vittime può essere prerogativa della prima, ma non della seconda.
Roberto: La libertà d’espressione è un fatto oggettivo, o c’è o non c’è. Il ridicolizzare è qualcosa che per sua natura non è giudicabile o quantificabile, quindi non può essere utilizzato come criterio per porre alcun tipo di limite a un bel niente.
Anna: Certo che in questo modo fanno parlare di sé. E la pubblicità, buona o cattiva che sia, porta denaro.
Marco: Beh, sono sciacalli. Che differenza c’è tra ladri che svuotano case abbandonate e vignettisti che lucrano sulle tragedie?
Roberto: Credo che la differenza sia molta. Prima di tutto non credo si possa condannare un giornale per cercare di attirare l’attenzione e fare soldi. Ogni business lo fa. Secondo, i ladri che svuotano le case terremotate lo fanno di nascosto e infrangendo una legge, cosa che non si può certo dire di quelli di Hebdo, che ci mettono la faccia (anche troppo!) e a volte ne pagano salatissime conseguenze.
Elisa: La satira è anche questo d’altronde, come ho detto prima… io non la leggo come uno sminuire l’evento in sé o ridicolizzare le vittime, mi concentrerei piuttosto sull’italianità della reazione: alla fine, succeda quel che succeda, non facciamo niente per prevenire, e quando il disastro è accaduto quello che ci riesce meglio è mangiarci su una bella amatriciana per sentirci a posto.
Roberto: E comprarci una coscienza tranquilla a 2 euro per sms!
Marco: Hanno pure rincarato la dose con la mafia, alla faccia degli stereotipi! Siamo ancora a livello di Italia = pastamafiaemandolino!

La vignetta recita "Italiani, non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, ma è a mafia!"

La vignetta recita “Italiani, non è Charlie Hebdo che costruisce le vostre case, ma è a mafia!”

Elisa: Beh, che altro stiamo dimostrando di essere? Abbiamo edifici a presunta prova di terremoto che crollano subito e qualche giorno dopo tutti a organizzare spaghettate. Manca il mandolino ma vedrete che salterà fuori. Ma se ce lo sbattono in faccia a modi satira ci sconvolgiamo tutti.
Anna: Ma ragazzi avete davvero il coraggio di chiamarla “satira”? Ma satira di cosa? Chi difende C.H. parla della sottile critica sociale della vignetta. Ma nel primo “incidente” non si parla di appalti o mafia, in realtà nemmeno di reazioni italiane. Qual è il contenuto, al di là del riferimento ai piatti italiani? Tenta di dire qualcosa, oppure è solo una battuta di dubbio gusto che diventa satira sociale giusto perché si tratta di C.H.?
Elisa: Comunque sia, torniamo al problema di partenza. Chi lo decide cos’è satira? Tu? Ti farebbe piacere se lo decidessi io e tu potessi leggere solo quel che decido io? Cioè, ha davvero senso decidere cosa è satira o no, cosa è accettabile o no? Non dobbiamo accettare che la libertà d’espressione subisca limitazioni.
Roberto: Siamo alle solite, la nostra visione eurocentrica, egocentrica ci fa sembrare che le cose che accadono a noi siano più gravi di quelle che accadono agli altri. Ci saremmo indignati lo stesso se fosse successo con le vittime di uno tsunami in qualche isola sperduta del Pacifico?Anna: Diamine, sì!
Marco: Di sicuro ne avranno fatte anche nel caso di tsunami o altre tragedie, ma in quel caso le vignette non sono state diffuse in Italia. E poi, a dirla tutta, se davvero questa è satira mi sembra veramente di bassa qualità. E noi italiani, di satira, ne facevamo già nell’antica Roma, ne sapremo poi qualcosa! Quella di C.H. mi sembra una satira forzata, messa in campo per puro “dovere” commerciale (se non faccio satira non vendo). Tutto qua.
Anna: Io devo ammettere di aver sempre trovato inopportune le vignette di Charlie. Per un musulmano un’offesa verso la sua religione è anche più grave di quanto lo siano per noi le “lasagne” con i cadaveri di Amatrice e dintorni. Si tratta di capire se ci debba essere un limite e, nel caso, dove corra.
Elisa: Ci risiamo!
Roberto: Tanto fra poco più di due settimane tutto sarà dimenticato, tutto rimarrà lì fino al prossimo terremoto, fino alla prossima strage, fino alla prossima vignetta quando, soprattutto sui social, chiunque inizierà a vomitare giudizi e commenti senza criterio.
Elisa: Se non c’è nulla che ferisce la tua persona e la tua intimità vuol dire che non stai vivendo in una società abbastanza libera. Io ammetto anche la libertà di offendere.
Marco: E io allora mi chiedo: quanto offeso devo essere per poter dire: “ok, questo è troppo!”?
Anna: In ogni caso, a mio avviso, non si tratta di porre limiti. La libertà d’espressione non può avere limiti. Qui il problema è quello di definire satira qualcosa che non lo è o, se lo è, chi la fa non è stato in grado di trasmettere il messaggio. È chiaro a tutti che la satira prende “a sberle in faccia”, per sua natura, ma è come se uno raccontando la più bella barzelletta del mondo, non riuscisse a farne passare la comicità perché incapace di raccontare barzellette!
Marco: Giusto quello che volevo dire anch’io. Ricollegandomi a quello che dicevo, la satira di C.H. sembra avere delle forzature “commerciali”. Quale sarebbe il messaggio, altrimenti, al di là della facile battuta Italia=cibo?
Roberto: Resta il fatto che, come detto prima, non ne parla già più nessuno e non è passata neanche una settimana. Forse questo significa che non eravamo poi tanto indignati? Oppure che bene o male ci va bene così, fare un po’ di scalpore quando succede il fattaccio e poi basta, tanto ormai le vite umane non hanno più ‘sto gran valore, siamo più inteneriti da un cane che non si allontana dalla bara del padrone che da una “lasagna” di corpi umani. Questo secondo me riflette la direzione in cui stiamo andando. Non voglio essere il pessimista del gruppo, ma purtroppo quello che rimane dopo il grosso scandalo è sempre una pietosa indifferenza, che credo sia una delle cose più terribili che possano esistere.
Elisa: Su questo non c’è alcun dubbio. La mia domanda rimane però senza risposta. Il punto, a mio modo di vedere, sta esattamente qui: si sta discutendo di quanto facciano schifo alcune vignette di Charlie Hebdo e basta? Oppure si sta discutendo della possibilità di impedir loro di renderle pubbliche? Questo secondo me è il nocciolo di tutta la discussione! Perché anch’io – anche se forse non l’ho dato a vedere – sono disgustata da una lasagna di cadaveri (al di là della nazionalità di quei cadaveri). Chiunque lo sarebbe. La questione va ben oltre: il disgusto verso qualcosa, per quanto possa sembrarvi strano, è molto soggettivo e non può essere utilizzato per limitare proprio niente, non è un metro di giudizio coerente.
Anna: In questo potrei essere d’accordo con te. Non sono pronta, esattamente come non lo ero l’anno scorso, ad accettare che un giudizio etico, soggettivo, possa essere la base di una censura. Al tempo stesso, qui non si tratta di difendere o meno il diritto di qualcuno ad essere in disaccordo con noi, ma di criticare qualcosa che va oltre le idee e attacca la dignità di persone reali.
Marco: Forse è vero, gli scandali durano poco e cedono il posto all’indifferenza. Ma allora a maggior ragione non dovremmo indignarci di più, più spesso? Restare indignati, arrabbiati finché cambia qualcosa? E non sto parlando di leggi. Non voglio una legge che metta un limite a cosa scrivere. Voglio altra gente che come me abbia voglia di arrabbiarsi se qualcosa è legale ma, e scusate l’ingenuità del termine, sbagliato.
Roberto: “Arrabbiarsi perché è sbagliato”. Scusami tanto, ma qui altro che ingenuità. E poi, sbagliato rispetto a chissà cosa.
Elisa: Ragazzi, la questione vera va ben oltre la vignetta! La cosa triste non è la satira, ma che in un Paese come il nostro un terremoto 6.2 causi questi scempi, non per mancanza di conoscenza, tecnologia, strumentazione, ma per mancanza di seria volontà politica di dare rilevanza a un capitolo a bilancio (la ristrutturazione e messa a norma di edifici datati) che avrebbe avuto forte impatto economico ma poco rientro elettorale. Ma soprattutto la cosa che mi fa riflettere è che in due giorni l’indignazione sia stata dimenticata, senza aver lasciato traccia nè mosso delle riflessioni a monte.
Roberto: A conferma che ciò che ci indigna non e mai il problema ma chi, in qualunque modo lo faccia, si prende la briga di segnalarlo. Come se io avessi un cancro e me la prendessi col medico che me lo trova.
Marco: Va bene ragazzi, non risolveremo certo noi quattro una questione vecchia di secoli. Ecco, sono arrivate le lasagne, buon appetito a tutti!

Libri consigliati: John Milton, Areopagitica e John Stuart Mill, La Libertà

Piatti Consigliati: spaghetti all’amatriciana

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Questa voce è stata pubblicata il 9 settembre 2016 da in Europa con tag , , , , , , , , .
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