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Captagon, la droga dell’ ISIS di cui nessuno ci parla

A cura di Davide Garlini

Prima era il Comunismo, poi i Talebani, poi Al Quaeda e ora l’ISIS: risulta sempre più lampante quanto l’Occidente (termine con il quale, in questo caso, intendo i grandi contesti politico-economici che lo regolano così come la grande maggioranza dei singoli cittadini) abbia il costante bisogno di avere un nemico da combattere, un Altro da sé attraverso il quale identificarsi e comprendersi meglio. Da alcuni anni a questa parte è al-Dawla al-Islāmiyya (lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) a occupare questo ruolo. Vorrei precisare, prima di tuffarmi nella mia analisi, che questo non intende essere l’ennesimo articolo di critica alla politica occidentale in determinati territori. Molto è stato (giustamente) scritto al riguardo e molto verrà scritto, semplicemente oggi vorrei raccontare qualcos’altro, un singolo ma sfaccettato aspetto del mondo ISIS di cui nessuno parla ma che, a mio parere, ne rappresenta una peculiarità fondamentale.

Lo Stato Islamico non ha solamente un esercito di combattenti, mercenari, fondamentalisti e tagliagole. Ciò non è altro che la superficie della verità e accontentarsi di definire l’ISIS come un branco di folli non ci aiuterà a comprendere che tipo di minaccia essi rappresentino per noi. I combattenti dello Stato Islamico sono drogati e imbevuti di Jihad (o almeno di ciò che essi identificano con tale termine), è vero, ma anche e soprattutto di droga vera e propria. Più precisamente, anfetamine. La distorta visione dell’Islam è solo il primo step di un lavaggio del cervello molto più profondo e permanente. È infatti un particolare tipo di anfetamina fatta in casa, chiamata Captagon, a trasformarli in Mujahideen maniaci dalla sovrumana forza, resistenza, malvagità e coraggio.

Nel 2014 così come nel 2015 è stato documentato che la Siria sta producendo e trafficando la sopracitata anfetamina per poi esportarla in Libano e negli Emirati Arabi. Scrivere anche solo un breve articolo su tale argomento significa seguire il cosiddetto Captagon Trail, il sentiero del Captagon. Un viaggio ben poco turistico ma davvero sorprendente, un percorso che questa letale anfetamina percorre quotidianamente generando centinaia di milioni di dollari. Per saperne di più >>>

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Il Captagon, nome generico della Fenitilina, è già da anni una droga molto popolare nel Medio Oriente ma, con lo scoppio della guerra civile siriana, la sua produzione è considerevolmente aumentata e così il suo spaccio che, partendo dalla Siria, raggiunge il Libano e da qui il resto del Golfo. Numerose inchieste ben più accreditate del mio articolo e sulle quali mi baso (e che in Occidente bisognerebbe prendersi la briga di leggere) hanno sottolineato e dimostrato come lo stesso ISIS ricavi enormi profitti dalla manifattura e dal traffico di anfetamine di vario genere e Captagon in particolare. Per saperne di più >>>.

Esistono rapporti che confermano l’utilizzo da parte dei combattenti dello Stato Islamico di varie tipologie di droga, quali cocaina, eroina, hashish e altre potenti sostanze conosciute con i nomi di “baltcon”, “afoun” and “zolm”. Pasticche, capsule e siringhe vengono rinvenute addosso alla stragrande maggioranza dei militanti catturati o uccisi.

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Interessante analizzare come lo Stato Islamico, visti i suoi obiettivi da un lato, e la sua natura dall’altro, abbia in realtà un doppio vantaggio derivante dalla diffusione del Captagon: non solo infatti questa droga li rende uno dei cartelli di trafficanti di droga più potenti al mondo ma, concedendone uso quasi illimitato ai propri soldati, si garantisce il servizio di vere e proprie macchine da guerra, instancabili e pronti a qualsiasi sacrificio. È quindi ben più raro di quanto si immagini che i combattenti dell’ISIS siano spinti da veri e autentici sentimenti legati a una distorta interpretazione del Jihad. Al contrario, per la prima volta nella loro insignificante esistenza essi si sentono parte di qualcosa di grande e tale sentimento viene amplificato all’ennesima potenza proprio dal Captagon. Il tutto ovviamente risulta ben poco coerente con le punizioni inflitte dai membri dell’ISIS nelle città occupate a chiunque sia scoperto a consumare o anche solo a possedere una sostanza alcolica o della marjuana. Per saperne di più >>>

Queste droghe, e il Captagon in particolare, oltre ad aumentare la forza, la resistenza e il coraggio, conducono chi ne fa uso in contesti bellici a veri e propri atti di inutile barbarie. In Siria, per esempio, la violenza contro i civili risulta aumentata vertiginosamente con l’aumento della produzione di meta anfetamine su larga scala. La follia risulta ancora più evidente leggendo degli abusi sui corpi di vittime, militari o civili, già morte: nel 2013 fu per breve tempo diffusa su internet la foto di un jihadista che grigliava su un barbeque la testa di un pilota siriano decapitato. Poco dopo fu caricato il video di un altro ribelle che estraeva e mangiava il cuore di un soldato nemico. Nel 2014, per la precisione ad aprile, i jihadisti conquistarono la prigione di Daraa in Syria e dopo aver decapitato due militari ne bollirono le teste in padella. Questi sono solo pochi esempi di una serie quasi quotidiana di atrocità. L’abuso dei cadaveri sembra infatti sempre più comune: dai corpi dei nemici messi in mostra nei parchi ai selfie con i decapitati, dalle partite di pallone con teste umane alla crocifissione di donne e bambini. Esperti sottolineano quanto barbarie gratuite come queste siano direttamente connesse a un massiccio consumo di sostanze altamente stupefacenti. Interessante sottolineare che l’ISIS, data la posizione di potere e dominio che esercita in determinate aree del Medio Oriente, risulta ovviamente essere il principale produttore e fornitore di droga in quella parte di mondo. Molti disperati si uniscono dunque alla causa di Al Baghdadi. Per saperne di più >>>

Non tanto per una cieca e distorta fede religiosa ma, molto più semplicemente, per garantirsi accesso illimitato alle sostanze di cui non possono più fare a meno. Allo stesso modo lo Stato Islamico sembra accogliere a braccia aperte criminali comuni quali stupratori, pedofili e psicopatici, i quali identificano nell’ISIS una facile opportunità per trovare delle vittime e colpirle impunemente.

Lo Stato Islamico si pavoneggia con slogan di vittorie ed esalta i propri combattenti che non temono nulla. Questi ultimi sono descritti come fedeli che, con nobiltà e coraggio, stanno ristabilendo l’età d’oro dell’Islam e un glorioso nuovo califfato, attraendo allo stesso tempo veri ma confusi fedeli, idealisti, aspiranti eroi, criminali e tossicodipendenti. In una guerra come quella che l’ISIS intende portare avanti, nessun potenziale combattente può essere escluso, al di là della motivazione che lo spinga. Si tratta di una vera e propria strategia di guerra, la quale coinvolge e abbraccia due diversissime forme di coraggio: quello folle ma autentico e quello allucinato e sinteticamente modificato.

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Una potenza politica e militare ancor più che religiosa, i cui fini ritengo siano ben più subdoli e materiali di una tanto celebrata missione per conto di Dio, sta mettendo nelle mani di migliaia di disperati accesso illimitato ad armi e droga. Ritengo che non compiere uno sforzo per comprendere le differenti e variegate categorie umane che l’ISIS accoglie al proprio interno, nonché il preciso motivo per cui se ne serve, ci metta nelle condizioni di non conoscere quello che molti descrivono come la più grande minaccia in assoluto per la cultura occidentale.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 giugno 2016 da in Geopolitica, Medio-Oriente con tag , , , , , , .
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