Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Giovane Italia o vecchia Italia? Uno sguardo tra cittadinanza e sostenibilità economica

A cura di Daniel Cabrini 

Riprendiamo il cammino intrapreso da Leggerò Leggero nell’approfondimento riguardante la proposta di testo unificato in COMMISSIONE I – AFFARI COSTITUZIONALI, incentrata sulla tutela dell’acquisto della cittadinanza da parte dei minori, proposta dalla relatrice On. Fabbri. Alla luce delle statistiche legate alla spinosa questione dell’acqusizione della cittadinanza italiana, inizio l’articolo ricordando che l’obiettivo della legge, come affermato il 28 settembre 2015 durante la discussione sulle linee generali di quest’ultima, è quello di “rispondere ad una pluralità di esigenze e di obiettivi” tra cui “essere strumento di integrazione, di uguaglianza, di crescita demografica e di crescita economica“.

Ed è proprio legato a queste due ultime tematiche che mi accingo a dare una lettura leggera e personale in chiave esclusivamente demografica ed economica del potenziale che questo cambiamento potrebbe offrire al nostro sistema paese, tralasciando di proposito, a causa di mancanza di spazio, gli importantissimi fattori sociali, culturali, politici, educativi, ma soprattutto legati alla piena valorizzazione dei diritti dell’uomo che questo fenomeno potrebbe portare con sé.

Citando l’articolo pubblicato mercoledì (collegamento ipertestuale)alla luce dei profondi mutamenti demografici del nostro Paese e dell’evoluzione del fenomeno migratorio, sembra ovvio accogliere come doverosa una riforma della regolamentazione della cittadinanza e della gestione della popolazione straniera residente in Italia, che si avvicini alle necessità della situazione attuale“. All’interno dell’ambito amministrativo, la presidente della Commissione Immigrazione e Politiche per l’Integrazione Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Irma Melini, ha affermato che “la cittadinanza non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. La cittadinanza va intesa come diritto e non come una concessione, è uno status acquisito perché si contribuisce allo sviluppo e alla crescita del paese”. Questa linea è condivisa da una vasta parte di politica, non solo prettamente di sinistra, come ad esempio l’On. Turco (già portavoce della legge 6 marzo 1998, n. 40 o Turco-Napolitano), ma anche, ad esempio, da Fabio Granata, ex vice coordinatore nazionale di Futuro e Libertà, il quale ritiene che la cittadinanza ai nuovi italiani sia “una questione di giustizia e di civiltà legata a una visione politica e laica della cittadinanza e della partecipazione ai destini della nazione” dovuto al fatto che “la cittadinanza ai nuovi italiani riguarda un milione di ragazzi nati in Italia e culturalmente italiani, figli di migranti, regolarmente residenti in Italia e che contribuiscono per oltre l’11% al PIL nazionale”.

Infatti, in Italia, la popolazione straniera residente costituisce oltre l’ 8% della popolazione, tra cui il 10,5% del degli occupati ed il 7,8% del totale degli imprenditori: mentre i primi si stima abbiano dichiarato un reddito pari a 44,7 miliardi, i secondi hanno prodotto il 6,1% del valore aggiunto delle imprese in Italia, con un fatturato di circa 85,6 milioni di euro. Per saperne di più >>>

All’interno di questo ciclo di approfondimenti focalizzerò l’attenzione sui circa 750.000 possibili beneficiari della proposta di legge, dei quali solo il 18% ha più di 20 anni e solo il 5% sopra i 40: una popolazione estremamente giovane. Le nuove generazioni, ragazzi che nascono e crescono qui, contribuiscono al  15% delle nuove nascite e sono il 9% degli alunni iscritti alla scuola dell’obbligo. Per iniziare l’analisi del fattore demografico cito il generale Carlo Jean, il quale sostiene che “la demografia costituisce uno dei fattori geopolitici più importanti” e che influisce massicciamente sull’economia e sulla coesione sociale“. Una brevissima riflessione può essere fatta pensando che questi figli di genitori stranieri, a un certo punto della propria vita, si devono raffrontare al fatto che il proprio paese, l’Italia, non li considera italiani pur sentendosi sinceramente e profondamente parte di essa.

L’importanza di una popolazione giovane e scolarizzata, come quella all’interno del target della proposta di legge, può provenire tra le altre cose dal fatto che le popolazioni giovani sono più dinamiche, attive, creative, aperte e con uno sguardo sul futuro. Queste società hanno un’intrinseca capacità di scovare il “nuovo”, ciò che può essere utile alla luce di un mondo in continua evoluzione, sono portatrici di capitale umano, di tecnologia e consentono un aumento di produttività. E cosi capitale umano, tecnologia e produttività sono fattori fondamentali per una crescita sostenuta e sostenibile. Come è stato affermato anche dal presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, “la valorizzazione dei giovani è una condizione necessaria allo sviluppo di un’economia moderna“. I giovani che si affacciano al mondo del lavoro, forti dei loro studi non solo universitari, della loro familiarità con le tecnologie più avanzate, della loro capacità innovativa, pronti a proporre nuove strade e opportunità, rappresentano un vantaggio vitale per il paese in cui sono nati e/o cresciuti, che dovrebbe lasciarli liberi di esprimere le proprie capacità, la propria fantasia e inventiva. Lo sviluppo, non solo economico, ha infatti bisogno di innovazione e creatività per essere sostenibile nel tempo e per rendere durevole lo stato di welfare a cui siamo ancora abituati. Stato di welfare che è sempre più necessario per una popolazione che invecchia inesorabilmente. Le società anziane, al contrario, sono tendenzialmente più conservatrici, egoiste e hanno la tendenza a contrarre debiti nel breve periodo che dovranno essere pagati dalle generazioni future; nel caso dell’Italia aggravando il già precario stato di salute del paese. E così, in un Paese che nel 2015 vede diminuire dello 0,4% la popolazione all’interno della fascia d’età tra gli 0 e i 14 anni e allo stesso tempo aumentare del 3% la fascia d’età sopra i 65 anni, si può senza dubbio dichiarare che la nostra demografia soffre. Per saperne di più >>>

All’interno di un paese in cui vige una gerontocrazia economica, sociale e politica e in cui lo spazio per i giovani italiani, soprattutto laureati, è sempre minore, il tasso di cambio tra natalità e mortalità non è quindi l’unico fattore che fa aumentare l’ indice di ricambio della popolazione attiva. L’emorragia di giovani italiani, come lo è stato dalla fine del XIX secolo e tamponato solo nella seconda parte del XX, a causa delle sopracitate nuove condizioni avverse, è un fattore chiave all’invecchiamento del paese. Secondo il rapporto della Fondazione Migrantes infatti, nel 2013 sono emigrate dall’Italia circa 95 mila persone, per la maggior parte giovani tra i 18 e i 34 anni e in possesso di un titolo di studio.Sommando dunque la mancanza di capacità delle imprese e del Paese di valorizzare le nuove leve alla noncuranza degli italiani di mantenere positivo il tasso di ricambio della popolazione, ne risulta che la nostra economia necessita di un sostegno.

Così come il nostro sistema economico e occupazionale, che difficilmente avrebbero potuto svilupparsi dalla fine del XX secolo senza un aiuto proveniente dall’esterno, oggi abbiamo bisogno di nuova linfa vitale, anche se una buona parte della popolazione, forse a causa di un crescente analfabetismo funzionale o a causa di una disinformazione travolgente o ancora del terrorismo mediatico, ha paura dell’ “altro”, del nuovo, del diverso. Preso coscienza che i giovani, in Italia, non sono il gruppo di maggior interesse per la politica, ormai è giunto il tempo di riconoscergli l’importanza meritata e dar loro la possibilità di prendere in mano il futuro che ad oggi pare essergli negato. Tutti i giovani, sia quelli sulla carta che quelli di fatto. Per non lasciarci, come affermava Diamanti, a casa nostra. Sempre più vecchi. Sempre più soli. Sempre più incazzati. Con gli altri. Ma, in realtà, con noi stessi.

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Questa voce è stata pubblicata il 19 febbraio 2016 da in Diritto-Diritti con tag , , , .
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