Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Da dove osserviamo la realtà?

A cura di Omero Nessi

In un eclissi di sole, io vedo la stella che riscalda il nostro pianeta oscurarsi, lentamente, fino a diventare completamente nera; e mi chiedo: è la luna che si sposta sovrapponendosi al sole, o è il sole che si muove nascondendosi dietro a essa?

Domanda ingenua la mia? Forse oggi, nel ventunesimo secolo. Nella contemporaneità, pure la formulazione della domanda, sembra normale. C’è stato un tempo in cui non si poteva nemmeno immaginare che fosse la luna a sovrapporsi alla luce del sole, figuriamoci chiedersi quale dei tre astri si muovesse. Questo non è un discorso di astronomia, e allora che pertinenza potrà mai avere un quesito del genere? Ciò è inerente al punto di partenza del percorso cui vogliamo intraprendere. E’ il punto di osservazione da cui valutiamo i fatti della realtà che ci suggerisce, prima ancora delle risposte, le domande che ci facciamo, per capirla. Un punto di osservazione limitato ci porterà a formulare domande limitate, immaginiamoci che genere di risposte potremmo trarne.

Io mi chiedo se possa essere adatto chiedersi se sia vero che i miei diritti cessino dove iniziano quelli di un altro individuo. Un diritto che cessa non può essere definito inalienabile. Ciò che può ledere il diritto di un altro individuo non può essere definito un diritto; neanche se cesso di esercitarlo prima di ledere alcunché. Per saperne di più >>>

Il mio punto di osservazione sui diritti è che o sono inalienabili o non sono diritti. Quindi l’aggettivo inalienabile posto dopo il sostantivo diritto è una ridondanza. Comprendo che, come punto di osservazione, possa risultare azzardato; ma continuare a osservare il sole dal pianerottolo, rivolto a est, di casa mia, continuerà a farmi pensare che ogni mattina sorga, è invece è l’orizzonte che si abbassa, cioè la terra ruota su se stessa in direzione est. Ora mi domando: qual è il punto di osservazione più indicato per individuare quali siano i doveri e i diritti di un individuo? Io penso sia la definizione di chi sia l’individuo, quindi la sua identità. Da questo punto di vista risulta inconfutabile che se due, o più, persone vogliano trovare una sintesi sull’argomento dei diritti e dei doveri, non possano che avere un concetto di identità identico. In una situazione diversa il dibattito si arenerà sul fondale, nel tragitto che reca al porto, prima o poi.

Siamo tutti uguali? No che non lo siamo; ogni individuo è unico e irripetibile. Cosa significa essere uguali? Cosa significa essere diversi? Uno è uguale a uno, è facile; anche visivamente ma due più tre più cinque è uguale a dieci. Diventa più difficile capirlo: due più tre più cinque è, visibilmente diverso da dieci, ma in realtà è uguale. Guardando, annusando, toccando, ascoltando due individui appaiono assolutamente diversi; ma in realtà sono uguali? Come nella operazione matematica sopra riportata, si capisce che i due elementi sono uguali solo se si conosce il concetto di somma, nei fatti umani si capisce che due individui sono uguali solo quando si conosce un concetto di individuo particolare. Questo concetto di individuo può essere definito razionalmente e spiegarlo inequivocabilmente, mi si passi il termine: a prova di imbecille? Avanti chi è bravo!

Io non credo di essere così bravo, quindi preferisco usarlo come punto di partenza, come seggiolino sul mio terrazzo, convinto, fino a prova contraria, che sia un ottimo punto di osservazione. Quindi si è preso come assioma che tutti gli individui siano uguali. Ora è necessario capire chi intendiamo siano gli individui. Potrei ripetermi, perché il percorso è pressoché identico, per buona pace del lettore non lo farò. Individuo è ogni essere umano che risiede, e abbia calcato, questa terra; altro assioma.

L’individuo vive in relazione, nella stragrande maggioranza dei casi, in società. Perché una società possa reggere economicamente e socialmente è necessario si ponga delle regole di convivenza, il più possibile, solide. Per fare in modo che non sia fuorviante aver scritto “reggere economicamente”, preferisco specificare che non è inteso riferirmi esclusivamente a un tipo di società come quella occidentale, per così dire “dei consumi”; ogni società ha una propria economia, che sia mediata dal denaro sia che gli scambi siano regolati da qualsiasi altro uso o consuetudine, che in questa sede non verranno approfondite. La saldezza di queste norme, che chiamiamo giuridiche, è determinata dalla definizione altrettanto salda dei diritti e dei doveri ripartiti tra comunità e individuo. Storicamente questa struttura di norme è individuata nella forma costituzionale, dove appunto uno stato crea una carta costituzionale su cui basare i criteri con cui costruire le regole di convivenza tra individui, tra loro, e con lo stato.

Se un battito d’ali di una farfalla può innescare un illimitato numero di reazioni capaci di originare un uragano agli antipodi della terra, immaginiamoci cosa succeda quando si verifica, per esempio, un conflitto bellico in una nazione neanche troppo lontana. Considerando questa possibilità, si può dire, che la relazione di ogni individuo che abita la terra, si intrecci con ogni individuo che condivide questa dimora globale. E’ in questo scenario che si rende necessario definire i doveri e i diritti di ogni singolo individuo che risiede sulla terra. Doveroso ricordare in quale quadro politico e sociale siano nate le vigenti norme internazionali che regolamentano i diritti dell’umanità: trenta anni  di devastazione etica, fisica e umana in quello che viene definito occidente. Doveroso aver sottolineato anche la zona geografica, considerato che sia prima, sia dopo quel periodo si siano perpetrate carneficine senza scalfire, se non forse marginalmente, le coscienze dei popoli civilizzati e civilizzatori.

Ciò che amiamo definire globalizzazione impone intrinsecamente la necessità di ridefinire la normativa internazionale, coinvolgendo gli attori, fino a ora passivi, per raggiungere una sintesi globalmente, appunto, condivisa; in prospettiva di un luogo comune, in senso fisico, dove ogni individuo abbia diritto di cittadinanza. Questo luogo potrà essere il luogo della sicurezza sociale ed economica, per il motivo che non sarà imposta, o mantenuta con la forza del più forte, ma perché completamente condivisa.

Il fallimento dell’autoritarismo, in ogni sua forma, sia palese e feroce sia celata, è scritto su ogni libro di storia, e nella realtà dei fatti. Ogni regime autoritario esistito è crollato. Ognuno può dare le proprie motivazioni e spiegazioni, ma il dato di fatto è questo.  Ovunque sia nato, pensando, forse, di essere migliore del precedente, per millenni, è inevitabilmente crollato, chi prima e chi dopo. E così sarà per sempre. E’ oggettivamente impensabile, e irrazionale, credere che i vigenti regimi autoritari riescano a fare di meglio dei precedenti, in virtù di capacità superiori o mezzi migliori. Quindi, se realmente il nostro obiettivo vuole essere un mondo diverso, e più sicuro, è necessario fare qualcosa di diverso dal passato.

Il confinamento, qualsiasi sia il livello e il tipo, lede il principale diritto di ogni individuo, che è la libertà di avere la propria identità unica e irripetibile. La parte più difficile nel creare le regole è individuare il livello adeguato per ogni tipo di confine necessario alla vita sociale. Maggiore è il numero di persone che compongono la società, maggiore è la complessità nell’identificare i limiti unanimemente condivisi. Innegabile che ogni confine creato da sempre e da chiunque sia sempre stato violato, senza possibilità alcuna di salvaguardia. Qualsiasi sia stato il mezzo per proteggerlo. Ogni qualvolta ci sia stato qualcuno che non abbia condiviso l’esistenza.

Forse è il momento di rivedere la propria posizione sui confini. Forse è il momento di rivedere la propria posizione sui diritti. Forse è il momento di rivedere la propria posizione, e basta. Per saperne di più >>>

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Questa voce è stata pubblicata il 18 settembre 2015 da in Diritto-Diritti con tag , , , , , .
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