Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Il turismo sostenibile come scelta di decrescita felice

A cura di Giulia Tamagni

“Cambiamo il pianeta più velocemente di quanto non lo comprendiamo” Peter Vitousek

Impossibile, penseranno i più scettici. In un mondo in cui scienza, tecnologia, ricerca e sviluppo sono alla base della nostra vita quotidiana e anzi, ci hanno portato all’apice della conoscenza umana, è impossibile che ormai non si sappia tutto del pianeta sul quale abitiamo. Invece, purtroppo aggiungerei, è proprio così.

In questo articolo il mio proposito sarà quello di spiegare al lettore perché l’ecologia e lo studio della biodiversità devono essere considerati la chiave della buona esistenza e del benessere dell’essere umano. No, l’articolo non vuole essere l’ennesima predica sull’importanza di differenziare i rifiuti o sulla scelta di deodoranti senza gas (per quanto, un personale esame di coscienza andrebbe fatto né più né meno). Il vero nocciolo della questione risiede nell’importanza di riconoscere l’ecologia come perno per comprendere l’economia e, in generale, la giustizia sociale. Si basti solo pensare al fatto che ormai gli economisti sono onnipresenti in ogni dibattito ecologico contemporaneo, dove rappresentano il punto di vista innovativo delle scienze sociali, a fianco delle più classiche scienze dure (fisica, chimica, biologia) e quelle ingegneristiche. L’elemento ecologico assume una posizione da intermediario tra democrazia e sviluppo: per preservare il nostro futuro è innegabile che si debba conservare anche “il palcoscenico” in cui si sta svolgendo la storia dell’uomo (la Terra, tanto per chiarirci) ed è fondamentale capire che questa tutela deve essere garantita prima di qualsivoglia efficienza economica. E l’unico mezzo in grado di realizzare effettivamente questo incarico è la democrazia, unico motore realmente in grado di reintrodurre l’elemento etico fondamentale di ogni politica che si possa considerare “giusta”.

Nel frattempo, ci troviamo in una situazione in cui lo schizofrenico accumulo di risorse e materie prime va di pari passo con una sempre più degenerante produzione di rifiuti difficilmente smaltibili e nell’impossibilità di dichiarare ogni uomo in grado di vivere una vita dignitosa, chiaro sintomo di un sistema che sta divorando se stesso: appare evidente come crisi sociale e crisi ecologica siano strettamente e maledettamente legate. A questo punto però, mi permetto ora di fare un ragionamento tanto semplice quanto per niente automatico: la lotta per l’equità non basta più. Oggi, il nostro povero pianeta non sarebbe più in grado di garantire a tutte le famiglie del mondo un tenore di vita, diciamo, come quello di una famiglia americana media. Per saperne di più >>>

Per fare un esempio proposto dal WWF nel suo “Living Planet Report” del 2008, ci vorrebbero, per sostenere un simile tipo di consumo, 5 pianeti: uno come campi, uno come oceani, uno come miniere, uno come foreste e uno come discarica. Ammesso ma non concesso che le grandi missioni cosmiche saranno in grado di trovare un pianeta in grado di ospitare forme di vita simili alle nostre, do per scontato che di pianeta ne abbiamo solo uno. Quale soluzione possibile per lasciare una Terra vivibile ai posteri? “Vivere semplicemente, affinché gli altri possano semplicemente vivere” suggeriva Gandhi.

Proprio come consumismo non deve essere confuso con benessere, decrescita e sobrietà non vanno confuse con miseria. Anzi, per come siamo messi, decrescita, riduzione e moderazione dovrebbero diventare il nostro imperativo di vita. Ci siamo convinti (perché ci hanno convinto) che la felicità dipende dalla ricchezza e da cosa questa ricchezza è in grado di darci; sempre più spesso le relazioni umane  diventano degli obblighi fastidiosi da consumare velocemente. Dunque dovremmo forse imparare ad uscire dalla logica perversa secondo la quale “di più” equivale a “meglio” o addirittura a “sviluppo”. Insomma, bisogna iniziare ad accettare serenamente che per un mondo più equo e a portata di etica, democrazia e buona politica, e di conseguenza buona convivenza in generale, urge tenere presente i bisogni del nostro pianeta e che per fare ciò è necessario per forza abbracciare uno stile di vita più sobrio, che abbia, o che provi ad avere un “impatto zero” sulla nostra Terra. Già, ma da dove iniziare? Senza per forza fare i supereroi e voler salvare il mondo in una giornata, potremmo iniziare a caricare le nostre spalle con qualche fardello leggero, ovvero: la scelta di vacanze green. Il turismo sostenibile è un tipo di turismo che promuove il rapporto tra attività turistica e natura. Imperativi: armonia e rispetto. Allora, quale modo migliore per mettersi in contatto armonico con la natura se non con la scelta del campeggio? Piedi nudi nell’erba e nella sabbia, dormire nella tenda a contatto con il terreno (certo, un materassino non fa male a nessuno!), vivere allo stato brado tutto il giorno…insomma, una vera e propria avventura! Suvvia, abbandonate per un attimo le vostre vesti da cittadini, avrete tempo tutto l’anno per indossarle. Seguite queste semplici regole e riuscirete ad unire un’esperienza esaltante con la consapevolezza di aiutare il nostro bellissimo pianeta:

  1. Preservate e rispettate l’ambiente naturale. La vegetazione presente, ovunque voi decidiate d’andare, è da considerarsi patrimonio naturalistico.
  2. Assolutamente cercate di non buttare per terra i rifiuti sia solidi che liquidi: utilizzare appositi recipienti per differenziata e no. Se non siete in condizione di poterlo fare, utilizzare recipienti che vi sarete portati da casa come soluzione temporanea.
  3. Non accendete fuochi a meno che vi siano piazzole predisposte.
  4. Ricordatevi di portare con voi una palettina: può essere utile se avete con voi animali ma non si sa mai dove un brutto mal di pancia può colpire.
  5. Ricordatevi che l’acqua è una risorsa importante ed è un bene collettivo.
  6. Cercate di rendere gradevole il soggiorno agli altri ospiti evitando schiamazzi o rumori molesti, in modo particolare durante le ore notturne e del primo pomeriggio. L’inquinamento acustico, così come il cattivo vicinato, non fa bene a nessuno.

Poche regole per una vacanza a contatto con la natura e, perché no? anche con l’uomo.

Prima volta in campeggio. Panico! Cosa porto? Tenda, materassino, pompa per  materassino, sacco a pelo, picchetti e martello. Senza questi, abbiamo un hotel a “infinite stelle” che ci attende. Proseguiamo: telo impermeabile (in caso di pioggia), corda (per stendere o per altro), mollette, duck tape,  cacciaviti (non si sa mai), lucchetti, coltellino svizzero, tappetini di bambù da mettere fuori dalla tenda, accendino, candele alla citronella, antizanzare, crema per le punture.

Per il mangiare servono: fornellino a gas, bombole per il gas, pannelli antivento per il fornello, contenitori di plastica di varie dimensioni, sedie e tavolino (se ci stanno), posate, tovaglia incerata, stoviglie in acciaio, tovaglioli, detersivo piatti (ecologico e in piccole quantità), bacinella per pulire i piatti (tiene lontano gli insetti e non fa puzza), scopetta e palettina e infine una spugnetta.

Per i bagni, pubblici e usati da tutto il campeggio, occorre accortezza: prima di tutto, ricordati che in quel campeggio non ci sei solo tu, lascia i bagni come vorresti trovarli. Le cose necessarie da avere, oltre il buon senso sono: sacchetto da bagno impermeabile, accappatoio, sapone liquido ecologico piccolino e, naturalmente, carta igienica. Ricordatevi sempre di avere con voi, in ogni situazione: torce ricaricabili, scatolina con i medicinali, borraccia e una mappa del luogo. Per saperne di più >>>

Ora, dopo aver steso il “Decalogo del Buon Campeggiatore”, non mi resta di augurarvi delle buone vacanze sostenibili.

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Questa voce è stata pubblicata il 17 luglio 2015 da in Turismo Sostenibile con tag , , , , , , .
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