Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Educazione per tutti

A cura di Luca Solesin

Prova a chiudere gli occhi un secondo e immaginati il migliore dei mondi possibili. Ora riaprili e pensa a come fare per realizzarlo. È la risposta al secondo quesito che identifica la tua natura politica.

Nel mondo c’è un gran numero di persone che pensa che per raggiungere la pace, costruire una società più giusta, rispettare i diritti di ogni persona e realizzare uno sviluppo economico, sociale e ambientale (che sono le tre dimensioni di quello che si chiama sviluppo sostenibile) il mezzo principale sia l’educazione. Un’educazione per tutti, nessuno escluso. Anche Nelson Mandela ci credeva. Una sua frase famosa recita: “l’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”.

Sotto lo slogan “EDUCATION FOR ALL” è nato un movimento globale molto importante. Nel 1990 infatti più di cento leader mondiali e alcune organizzazioni internazionali (coordinatore e capofila del movimento è l’UNESCO) si sono ritrovati a Jomtien, in Thailandia, al primo Forum Mondiale sull’Educazione e hanno deciso che per un mondo migliore sia necessaria un’educazione per tutti. Hanno così scritto e firmato la Dichiarazione Mondiale Sull’Educazione per Tutti in cui ogni Nazione si impegna a soddisfare (fra le altre cose) i “bisogni basilari dell’apprendimento” (meeting the basic learning needs) definiti come “strumenti dell’apprendimento” (alfabetizzazione, capacità di contare, pensiero critico) e “contenuti dell’apprendimento” (conoscenze, informazioni, abilità, valori e competenze). Per saperne di più >>>

Dalla dichiarazione sono nati degli obiettivi e in seguito un “Framework for Action”. Gli obiettivi si sarebbero dovuti raggiungere nel 2000 ma per una serie numerosa di motivi anche tecnici (scarsità di monitoraggio, obiettivi poco definiti e difficilmente misurabili, poca pressione nei confronti degli stati) i risultati ottenuti sono stati scarsi. Nel 2000, a Dakar, quella che comincia a chiamarsi la comunità internazionale dell’educazione si ritrova al secondo Forum Mondiale sull’Educazione. In questo forum viene riaffermata la dichiarazione di Jomtien e viene riformulato il Framework for Action. Questa volta si è imparato qualcosa dagli errori del passato e si sono formulati 6 obiettivi concreti e più facilmente misurabili da raggiungere entro il 2015. Questi obiettivi costituiscono l’agenda Education for All e sono: (i) espandere l’accesso all’educazione pre primaria; (ii) rendere universale l’accesso all’educazione primaria; (iii) fornire ai giovani e agli adulti ciò di cui hanno bisogno a livello di apprendimento per la loro vita; (iv) eliminare l’analfabetismo; (v) raggiungere l’equità e la parità dei sessi nell’educazione e (vi) migliorare la qualità dell’educazione.

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Come ricorderete dal mio ultimo articolo, il 2000-2015 è lo stesso arco temporale degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Inoltre gli obiettivi 2 e 3 degli OSM sono molto simili, se non addirittura uguali, agli obiettivi 2 e 5 di Education for All.

A supporto degli Stati più svantaggiati è stata creata quella che si chiama “Education For All Fast Track Initiative” che ora è nota con il nome di Global Partnership for Education. Questa organizzazione internazionale è costituita da diversi organismi di varia natura il cui principale fine è quello di finanziare gli Stati “in via di sviluppo” che presentano dei piani educativi per il raggiungimento degli obiettivi di Education For All. Pensate che dalla sua nascita nel 2002 ha erogato fondi per 4,3 miliardi di dollari diventando il 4° più grande finanziatore dell’educazione nel mondo e quello che raggiunge la fascia più povera della popolazione mondiale.

Come potete immaginare, gli obiettivi, ormai scaduti a maggio, non sono stati raggiunti. Tuttavia il raggiungimento o meno degli obiettivi non è il fattore determinante il successo o il fallimento del movimento. Gli obiettivi erano ambiziosi e a tratti utopici, il contesto socio culturale di ogni paese ha grande rilevanza e le condizioni economiche di questi anni hanno avuto un peso non indifferente. Sarebbe come dichiarare fallito ogni movimento pacifista iracheno perché non è riuscito a fermare la guerra…

Una valutazione critica di quanto è stato fatto può essere letta nell’ultimo rapporto del gruppo indipendente di monitoraggio del movimento (questo gruppo produce annualmente il Global Monitoring Report o GMR). In questo rapporto vengono forniti i dati principali e le considerazioni per un possibile sviluppo. Dall’inizio dell’esperienza di Education For All il numero di bambini e adolescenti che rimangono fuori da scuola è sceso considerevolmente passando da 204 milioni a 121 milioni (58 milioni delle elementari e 63 delle secondarie). Un altro dato sensibile è l’alfabetizzazione: ci sono ancora ben 781 milioni di persone nel mondo che non sanno leggere o scrivere. Molti paesi sono ancora lontani dal raggiungimento degli obiettivi come mostra l’immagine sottostante.

Uno potrebbe anche dire: la situazione è migliorata perché il mondo è andato sviluppandosi, l’ingresso a scuola è aumentato perché sono aumentati i bambini etc. Un dato interessante risponde a queste questioni: è stato calcolato che ben 34 milioni di bambini sono andati a scuola grazie all’attenzione e pressione che questo movimento ha creato attorno alla questione dell’educazione per tutti. Questo ha senz’altro avuto un costo per i nostri Stati che hanno finanziato la macchina delle Nazioni Unite ed in particolare dell’UNESCO (l’UNESCO ha avuto un budget di 780 milioni e l’Italia ha contribuito per 58 milioni nel biennio 2013-2014). Ma fare questi conti serve esclusivamente a monitorare l’efficienza della macchina, non certo per smettere di finanziare queste iniziative. Sia costato quel che sia costato mandare 34 milioni di bambini in più a scuola!

E l’Italia? L’Italia ha firmato la Dichiarazione Mondiale dell’Educazione e il Framework For Action, fa anche parte della Global Partnership for Education come paese donatore ed ha avuto buonissime performance nel raggiungimento degli obiettivi di Education For All. L’Italia infatti secondo i dati del GMR si posiziona fra i paesi che hanno raggiunto gli obiettivi con un ottimo sesto posto su scala globale.

Ora che gli obiettivi sono scaduti che si fa?

Mentre in Italia si discuteva in parlamento su quanto sia buona o cattiva La Buona Scuola, in Corea del Sud, nella località di Incheon, fra il 19 e il 22 maggio più di 100 Ministri dell’Educazione ed esponenti delle organizzazioni internazionali si sono trovati nuovamente al terzo Forum Mondiale dell’Educazione.

Tutti i partecipanti hanno firmato e promulgato una nuova Dichiarazione chiamata Incheon Declaration. Questa dichiarazione espande la visione sull’educazione. Richiede un nuovo impegno da parte di tutte le nazioni per completare ciò che è stato deciso 15 anni fa (si utilizza infatti il termine “the unfinished agenda”) e si propone un grande obiettivo: “assicurare una educazione inclusiva e di qualità e opportunità di apprendimento permanente per tutti”. Come debba essere tradotto questo grande obiettivo è tutto da decidere, poche sono le indicazioni presenti nella dichiarazione. Questo è stato fatto perché da più parti è stato richiesto all’UNESCO di non procedere con una agenda educativa parallela all’agenda di sviluppo. Dunque bisogna aspettare l’autunno, quando i nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile saranno istituiti per capire quale sarà la sorte dell’agenda educativa.

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