Leggerò Leggero: Appunti di Cooperazione Internazionale

Quel 28 Maggio. Ogni 28 Maggio.

A cura di Giulia Tamagni

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Brescia, ore 10.12 del 28 maggio 1974. Durante una manifestazione antifascista indetta dai sindacati in Piazza Loggia scoppia una bomba che uccide otto persone e ne ferisce centodue. Quarantuno anni dopo, ancora nessun colpevole.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo d’inquadrare la Brescia degli anni ’70, specchio di un’Italia immersa nel piombo fuso. Il 1974 non è né il 1973 né il 1975. Il 1974 fu semplicemente un anno terribile. A livello nazionale, il periodo fu segnato da grande instabilità politica con il progressivo esaurimento dei governi di centrosinistra: di lì a pochissimo tempo sarebbero iniziati i governi di solidarietà nazionale e il Partito Comunista Italiano sarebbe entrato con forza nelle maggioranze parlamentari. Il 12 maggio gli italiani avevano bocciato il referendum abrogativo della legge sul divorzio . Il 4 agosto ci sarà la strage sul treno Italicus, in provincia di Bologna, che provocherà la morte di dodici persone. Sempre in quell’estate maledetta verrà alla luce il tentato golpe della di stampo neofascista “Rosa dei venti”, provocando il trasferimento degli stati maggiori di alcuni corpi d’armata nel timore che potessero parteciparvi, senza dimenticare il presunto tentativo di “golpe bianco” di Edgardo Sogno, mai confermato.

Torniamo ora a Brescia, una Brescia che non restava a guardare lo scempio degli attentati di marca fascista e proprio per questo è stata punita. Una bomba in un cestino dei rifiuti giusto di fronte alla manifestazione aprirà una ferita nella storia della città che ogni anno, alle 10 del 28 maggio, si riapre. E sanguina. Perché, dopo 11 processi, ancora non si sa  (o non si vuole) dare un nome alla mano che mise lì quella bomba. Per saperne di più >>>

Così come negli ultimi quarant’anni, anche quest’anno Brescia e i bresciani si troveranno in Piazza Loggia per commemorare ma soprattutto per non dimenticare quella che è stata definita una vera e propria “strage impunita”.

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Senza dilungarmi troppo sull’affascinante fenomeno di perdita della memoria che subiscono i partecipanti al corteo che arriva fino in Piazza Loggia (sia manifestanti che forze dell’ordine) che ogni anno decidono di commemorare con la violenza i caduti di una strage, le celebrazioni riservate al “28 maggio” troveranno spazio lungo tutto il corso della giornata. Se al mattino le cerimonie avranno una forma un po’ più istituzionale (qui il volantino), al pomeriggio Piazza Loggia ospiterà una manifestazione chiamata “L’obbedienza non è più una virtù”, storica affermazione di Don Milani. La tematica principale sarà la strage delle stragi, la guerra per eccellenza, ovvero la guerra economica che sta sterminando milioni di persone in tutto il mondo, una guerra ai diritti e alle libertà fondamentali dell’uomo, nonché una guerra che sta pian piano smantellando il nostro unico pianeta. “Guerre a bassa intensità, ma molto più letali di quelle che siamo abituati a seguire sui mass media, che hanno come effetto quei fenomeni che i nostri occhi incontrano ogni giorno (sempre che vogliano vedere): l’acuirsi delle diseguaglianze sociali ed economiche tra ceti e gruppi, e gli spostamenti biblici di milioni di persone che fuggono dalla fame, da conflitti armati, o da quei regimi corrotti che,  secondo le convenienze, diventano amici o nemici dell’Occidente”.

Gli interventi di Cecilia Strada, presidente di Emergency, l’avvocato Andrea Ricci e il giornalista Domenico Finiguerra cercheranno di fare chiarezza sul periodo storico, economico e sociale che stiamo vivendo. Nel comunicato stampa del Comitato Piazzadimaggio di Brescia emerge chiaro il concetto: “E’ partendo da queste considerazioni che abbiamo pensato di mettere al centro di questo anniversario della strage, che per noi è memoria viva ed attuale, il motto di don Milani “l’obbedienza non è più una virtù”, perché questo è il tempo di disobbedire, cioè di scegliere, di decidere da che parte stare, ma non con proclami altisonanti, quanto con l’azione quotidiana che chiama alla responsabilità di ognuno/a per quanto gli/le compete e può, del fare e non solo del dire”.

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Il comunicato stampa prosegue nell’intento di chiarire che “non è lecito obbedire, a 100 anni dall’inizio dell’orrendo macello, e a 70 dalla Liberazione, a chi sostiene che la guerra […] sia l’unica forma possibile su cui fondare la convivenza tra i popoli e trovare la soluzione ai loro problemi. […]. Noi obiettiamo e obbietteremo a questa scelta, comunque camuffata, non solo perché rimaniamo fedeli all’art. 11 (collegamento wiki) della Costituzione, ma perché dalla violenza, tanto più se armata, non può nascere alcuna disponibilità al confronto, alla volontà comune di ricercare una soluzione che contenga le esigenze dell’uno e dell’altro e le superi. Obiettiamo a tutte quelle decisioni che provocano la distruzione dell’ambiente e quindi delle risorse su cui si reggono le condizioni di vita dei popoli, la loro coesione sociale, i loro valori primi, la loro religiosità, le loro culture, a vantaggio di precisi interessi economici e di politici senza scrupoli e corrotti, che non vanno di certo a beneficio di tutti, anche se presentati coi termini suadenti dello sviluppo sostenibile, del progresso dei diritti, della fuoruscita dalla povertà. Obiettiamo e obbietteremo a leggi, regolamenti, disposizioni disumane che contemplano la xenofobia, il razzismo, la discriminazione di genere o sociali, l’esclusione o l’emarginazione dei più deboli, il non riconoscimento dei loro diritti inalienabili, a cominciare da quello alla vita,  a essere trattati e accolti come cittadini del mondo e non come clandestini da respingere, schedare, criminalizzare,  imprigionare. Le nostre armi sono e saranno la forza di convincimento delle nostre idee, la parola che non ferisce ma rende disponibili al confronto, l’azione che non distrugge ma crea relazioni, abbatte pregiudizi, che mette in gioco il nostro sacrificio personale o collettivo e non lo scontro fisico con l’avversario, che costruisce nell’oggi già il domani che vogliamo, per tutti/e. Questo è il nostro modo per onorare i caduti di piazza Loggia: ricordandoci che la loro speranza di 41 anni fa è qui ed ora”.

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Un commento su “Quel 28 Maggio. Ogni 28 Maggio.

  1. Mauro Tamagni
    27 maggio 2015

    Bellissimo articolo che io condivido. In linea con il pensiero dell’autrice e col mio.

    Mi piace

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